Category: Disoccupazione

gennaio 7th, 2014 by admin

L’Inps, con il messaggio n. 21116 del 24 dicembre 2013 fornisce le istruzioni contabili e fiscali per l’applicazione della norma che estende la concessione di interventi di tutela del reddito ai soggetti che non rientrano nel contingente 2013.

L’art. 1 del D.M. n. 76353 del 16 ottobre 2013, prevede la concessione del prolungamento dell’intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori che nell’anno 2013 non rientrano nel contingente delle 10.000 unità di cui all’articolo 12, comma 5, del D.L. n. 78/2010 (c.d. salvaguardia), convertito in legge n. 122/2010 e abbiano presentato domanda di pensione ai sensi della salvaguardia prevista dall’articolo 12, comma 5, del citato decreto legge.

Il prolungamento è concesso per un numero di mensilità non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici, vigenti prima dell’entrata in vigore della legge n. 122/2010, e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dall’articolo 12 della medesima legge.

Tuttavia, come specificato nell’art. 1, il predetto prolungamento deve avere inizio in una data ricompresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2013 e potrà essere corrisposto per un numero di mensilità non oltre il 31 dicembre 2013.

Destinatari – I destinatari del decreto interministeriale in oggetto sono i lavoratori indicati alle lettere a), b) e c) dell’articolo 12, comma 5, della legge n. 122 del 2010, che si sono collocati oltre la decimillesima posizione. Di seguito, per ciascuna categoria, si espongono i criteri utilizzati per la loro individuazione.

Importo – Per i lavoratori in mobilità ordinaria o lunga nonché per i lavoratori ultracinquantenni, l’importo spettante per il prolungamento di cui trattasi è quello dell’indennità in godimento. Il pagamento di detto importo per tutta la durata dovrà essere contrassegnato nella procedura DSWEB dal codice intervento 204.

Per i titolari di prestazione a carico dei Fondi di solidarietà, l’importo spettante per il prolungamento è pari all’importo mensile dell’assegno straordinario finanziato dall’azienda esodante, escluso il rateo di tredicesima.

Determinazione del periodo del prolungamento – La durata del prolungamento dell’intervento di tutela del reddito deve tener conto dei seguenti parametri:

– la data di decorrenza della pensione che il singolo lavoratore avrebbe avuto sulla base della disciplina vigente ante D.L. n. 78/2010;

– la data di decorrenza della pensione determinata con l’applicazione delle disposizioni di cui al D.L. n. 78/2010. La novità del decreto interministeriale n. 76353, rispetto ai precedenti decreti n. 63655 del 5 gennaio 2012 e n. 68225 del 2 ottobre 2012, è che, qualora la data finale dovesse insistere successivamente al 31 dicembre 2013, il prolungamento potrà essere corrisposto solamente fino a tale ultima data.

Nell messaggio, poi, si elencano tutte le situazioni che si sono verificate, a seconda delle categorie di lavoratori interessati.

Istruzioni operative  – Con messaggio successivo verrà inviato il file contenente i nominativi dei destinatari del prolungamento in mobilità ordinaria o lunga. Per procedere al pagamento nel messaggio si illustrano, in relazione alla tipologia, le istruzioni operative da seguire.

Inviato da Evernote

 

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dicembre 9th, 2013 by admin

 

Il D.L. n. 52/2012, all’art. 13 bis, comma 5,  prevede il rilascio del Durc, attestante la regolarità contributiva, anche per quegli operatori economici che, pur morosi, vantino crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, di importo pari almeno agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte di un medesimo soggetto.
In attuazione di detta disposizione il Ministero dell’Economia di concerto con quello del Lavoro ha emanato il decreto 13 marzo 2013 con cui sono state stabilite le modalità di rilascio del Durc, chiarite dapprima dal Dicastero del lavoro, con la nota 21 ottobre 2013, n. 40, e, successivamente dall’Inps, con la recente circolare ad uso operatori 53 del  11 novembre 2013.
La disciplina del Durc  :   L’Inps precisa che la certificazione utile può essere rilasciata non solo dalle Amministrazioni statali e dagli Enti pubblici nazionali, ma anche dalle Regioni, dagli Enti locali e dagli Enti del Servizio sanitario nazionale, purché risponda ai seguenti requisiti stabiliti dal predetto decreto, ossia:

  1. rechi l’espressa dicitura di essere rilasciato ai sensi della menzionata normativa;
  2. indichi l’importo del relativo debito contributivo e gli estremi della certificazione esibita per il rilascio del Durc;
  3. sia utilizzato solo per le finalità espressamente previste dalla legge che lo introduce;
  4. nel caso di impiego per ottenere il pagamento da parte di Pubbliche amministrazioni degli stati di avanzamento lavori o delle prestazioni relative a servizi e forniture, si applichi l’intervento sostitutivo della stazione appaltante in caso di inadempienza contributiva dell’esecutore (intervento sostitutivo che, inoltre, si applica anche alle erogazioni a carico di P.A. a qualsiasi titolo spettanti al soggetto titolare dei crediti certificati);
  5. il credito indicato nella certificazione esibita per il rilascio del Durc può essere validamente ceduto, ovvero, costituire oggetto di anticipazione del credito presso banche o intermediari finanziari, solo previa estinzione del debito contributivo indicato sul Durc stesso, comprovata da un Durc aggiornato da esibirsi in banca o all’intermediario finanziario;
  6. se il debito contributivo non risulta estinto, viceversa, il credito indicato nella certificazione per il rilascio del Durc può essere oggetto di cessione o anticipazione, totale o parziale, soltanto a condizione che il creditore sottoscriva apposita delegazione di pagamento alla banca o all’intermediario finanziario, ai sensi dell’art. 1269 c.c., contestualmente alla cessione o all’anticipazione, per provvedere al pagamento, totale o parziale, del predetto debito contributivo;
  7. il predetto intervento sostitutivo trova altresì applicazione, con le medesime modalità operative anche per le erogazioni di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari e vantaggi economici di qualunque genere da parte di amministrazioni pubbliche, per le quali é prevista l’acquisizione d’ufficio del Durc.

I soggetti richiedenti :  Il documento unico può essere richiesto:

  1. dal soggetto titolare dei crediti certificati, cioè dal diretto interessato, nei casi in cui il esso debba essere prodotto nell’ambito dei rapporti tra soggetti privati;
  2. da una P.A. tenuta ad acquisirlo d’ufficio, caso in cui l’interessato dovrà o dichiarare di vantare dei crediti per i quali ha ottenuto la certificazione tramite la specifica piattaforma informatica, ovvero esibire la certificazione del credito a seguito dell’invito a regolarizzare l’inadempienza contributiva.

Comunicazione degli estremi delle certificazioni dei crediti e verifica delle stesse  :  L’Inps precisa che il soggetto titolare dei crediti certificati o la P.A. procedente deve comunicare agli Istituti previdenziali e alle Casse edili i seguenti dati, necessari:

  1. il numero della certificazione del credito (costituita da 16 numeri);
  2. l’Amministrazione che ha rilasciato la certificazione;
  3. la data di rilascio della certificazione;
  4. l’importo del credito oggetto di certificazione;
  5. l’eventuale data in cui sarà pagato il credito;
  6. il codice con validità temporanea rilasciato al titolare del credito per accedere alla piattaforma informatica, attraverso il quale gli Istituti previdenziali e le Casse edili devono verificare l’esistenza del credito certificato e la sua effettiva disponibilità al momento della richiesta del Durc ovvero alla conclusione dell’istruttoria per il suo rilascio.

Tuttavia, in attesa dell’operatività della piattaforma informatica strumentale ai controlli pubblici predetti, gli interessati devono trasmettere, tramite p.e.c., alla sede competente le certificazioni notificate dall’account “notifiche piattaforma certificazione crediti”, già ricevute via p.e.c. con il messaggio “PCC – Informativa rilascio certificazione” e le Sedi provvederanno a richiedere, sempre tramite Pec, la conferma dell’esistenza e della validità della certificazione direttamente alle P.A. che le hanno rilasciate.
Istruzioni operative –  Il rilascio del Durc, ai fini di che trattasi, presuppone, rammenta l’Inps, che l’importo dei crediti certificati sia almeno pari all’ammontare complessivo dei debito contributivi nei confronti degli Istituti previdenziali e delle Casse edili.  Di guisa che ogni articolazione territorialmente competente dell’Inail, dell’Inps e della Casse edili, coinvolta nell’istruttoria per il rilascio del documento unico di regolarità contributiva deve necessariamente acquisire tramite p.e.c. dalle altre due l’importo dei debiti insoluti, al fine di verificare se la loro sommatoria è almeno pari ai crediti indicati nelle certificazioni esibite.
In caso positivo, ciascuna sede inserirà nell’apposito campo “note” la seguente dicitura: “Regolarità rilasciata ai sensi del comma 5 dell’art. 13-bis del d.l. 7.5.2012, n. 52, conv. con modificazioni dalla legge 6.7.2012, n. 94. Importo debito Inail al …: €. …. Certificazione n. … del …, rilasciata da …. Importo dei crediti certificati: €. …, data di pagamento: …”.
Data, quest’ultima, che dovrà essere indicata nel Durc solo nel caso in cui il giorno del pagamento sia presente nella certificazione del credito.
L’Inps evidenzia, da ultimo, che con la versione 4.0.1.29, del 1 ottobre 2013, il campo “note” dell’applicativo è stato ampliato per contenere fino ad un massimo di 400 caratteri, pertanto, le strutture territoriali, destinate ad avvalersene per gli adempimenti poc’anzi prescritti, dovranno prestare la massima attenzione nella gestione dei Durc in questione, ai quali, rammenta l’Istituto previdenziale, non si applica il silenzio-assenso allo scadere del trentesimo giorno, considerato peraltro che essi hanno validità di 120 giorni dal rilascio.
Pertanto, nell’invitare le articolazioni periferiche a segnalare i casi particolari e problematici alla Direzione centrale rischi, per il tramite delle Direzioni regionali, chiamate a fornire adeguato supporto, soprattutto in fase di prima applicazione della novella legislativa in materia, nonché a monitorarne costantemente l’attuazione, coordinando ed indirizzando le strutture ricadenti nel proprio ambito territoriale.

Circolare ministero del lavoro 40/2013

 

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febbraio 4th, 2013 by admin

Li ha resi noti l’INPS, con circolare n. 14 del 30 gennaio 2013.

Elenco dei nuovi valori dei massimali mensili per gli ammortizzatori sociali INPS

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dicembre 19th, 2012 by admin

Potrebbero sorgere problemi riguardanti il pagamento dell’ASPI per il lavoratori che hanno risolto consensualmente il rapporto di lavoro. L’Inps tenta di risolvere il problema generato dalla normativa

In particolare l’art. 2, comma 1, di questa legge di riforma istituisce, a decorrere dal 1 gennaio 2013, per i nuovi eventi di disoccupazione che si verificano dalla predetta data, due nuove indennità mensili per il sostegno al reddito dei lavoratori subordinati che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione:

– Indennità di disoccupazione (ASpI);

– Indennità di disoccupazione denominata mini-ASpI.

Ai sensi dell’art.2 comma 5, della legge di riforma sono esclusi dalla fruizione delle predette

indennità, tra l’altro, i lavoratori che siano cessati dal rapporto di lavoro per risoluzione consensuale del rapporto, fatti salvi i casi in cui quest’ultima sia intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione di cui all’art. 7 della legge 15 luglio 1966, n.604, come modificato dall’art.1 comma 40 della legge n.92 del 2012, nelle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ovvero determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva,all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento della stessa, disposto da datori di lavoro aventi il requisito dimensionale di cui all’art. 18, ottavo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall’art. 1, comma 42, lettera b) della legge di riforma.

Il citato art. 7, comma 7, della legge n. 604 del 1966 stabilisce infatti che se la conciliazione ha avuto esito positivo e sia stata concordata la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro si applicano le disposizioni in materia di Assicurazione Sociale per l’Impiego.

Alcune sedi hanno respinto le domande di indennità di disoccupazione ordinaria, attualmente vigente, relative a casi di cessazione del rapporto di lavoro derivanti da risoluzioni consensuali ottenute in sede conciliativa con la procedura richiamata.

 

Messaggio 20830/2012

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dicembre 19th, 2012 by admin

 

Le due nuove prestazioni sono destinate a sostituire a tutti gli effetti le attuali prestazioni di:

– disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti normali;

– disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti ridotti;

– disoccupazione speciale edile;

– mobilità.

ASpI

Destinatari : tutti i lavoratori dipendenti, ivi compresi gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata.

L’indennità è riconosciuta alle categorie di lavoratori indicate che siano in possesso dei seguenti requisiti :

a) siano in stato di disoccupazione ai sensi dell’art 1 co 2 c) dlgs 181/2000

b) lo stato di disoccupazione sia involontario

  • E’ Volontario :
    • Il lavoro è cessato per dimissioni a meno che le dimissioni siano presentate per :
      • Dimissione durante il periodo tutelato (da 300 giorni prima del parto e fino al compimento dell’anno di eta del bambino)
      • Per giusta causa se motivate da
        • Mancato pagamento della retribuzione
        • dall’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
        • dalle modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
        • dal c.d. mobbing;
        • dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda;
        • dallo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le”comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” previste dall’art. 2103 codice civile;
        • dal comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente
    • Il lavoro è cessato per risoluzione consensuale a meno che il rapporto non sia cessto per :
      • Trasferimento del dipendente in altra sede distante + di 50 Km
      • nell’ambito della procedura di conciliazione da tenersi presso la Direzione Territoriale del

        Lavoro secondo le modalità previste all’art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 come sostituito dall’art. 1, comma 40, della legge di riforma. In questa ipotesi, infatti, qualora la conciliazione abbia un esito positivo e preveda una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è riconosciuta espressamente al lavoratore la tutela del sostegno al reddito con l’erogazione della nuova indennità di disoccupazione.

c) possano far valere almeno due anni di assicurazione

d) possano far valere almeno un anno di contribuzione contro la disoccupazione.

Per contribuzione utile al diritto si deve intendere anche quella dovuta ma non versata, in base al principio della c.d. automaticità delle prestazioni ex art. 2116 c.c. La precedente contribuzione, versata o dovuta, contro la disoccupazione è considerata valida ai fini dell’indennità di disoccupazione ASpI e della mini-ASpI.

Misura e calcolo – L’indennità è rapportata ad una nuova base di calcolo determinata dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta in uni-emens), divisa per il totale delle settimane di contribuzione indipendentemente dalla verifica del minimale e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33. Ai fini di detto calcolo saranno considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite. La retribuzione delle settimane di tipo 2 sarà integrata, a cura della procedura DS Web.

DOMANDA: Per fruire dell’indennità i lavoratori aventi diritto devono, a pena di decadenza, presentare apposita domanda, esclusivamente in via telematica, entro il termine di due mesi dalla data di spettanza del trattamento. La nuova norma richiama esplicitamente il termine di due mesi e pertanto si dovrà far riferimento per l’individuazione del termine di presentazione della domanda allo stesso giorno del secondo mese successivo, indipendentemente dal numero dei giorni presenti nel periodo (15 gennaio – 15 marzo; 2 luglio – 2 settembre).

Durata

Anno Eta – 50 anni Eta + 50 anni Eta + 55 anni
2013 8 mesi 12 mesi 12 mesi
2014 8 mesi 12 mesi 14 mesi
2015 12 mesi 12 mesi 16 mesi
2016 15 mesi ( meno
Periodo gia goduti)
18 mesi (con
Limitazioni)
18 mesi (con limitazioni)

 

Mmini-ASpI – Sostituisce l’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti ridotti ed è erogata per i nuovi eventi di disoccupazione che si verificano dal 1 gennaio 2013.

Sono destinatari della prestazione tutti i lavoratori con un rapporto di lavoro in forma subordinata come individuati per l’AspI e che involontariamente abbiano perduto tale occupazione.

All’indennità di disoccupazione mini-ASpI si applica la stessa disciplina dell’indennità di disoccupazione ASpI per quanto attiene a:

  • destinatari;
  • stato di disoccupazione;
  • retribuzione di riferimento per il calcolo della prestazione;
  • misura della prestazione; e. decorrenza della prestazione;
  • modalità e tempi di presentazione della domanda;
  • svolgimento di attività di lavoro autonomo e di lavoro accessorio durante la percezione della prestazione;
  • decadenza dall’indennità (si specifica che per la mini-ASpI, nell’ipotesi della lettera b) del paragrafo 2.9, la durata del nuovo contratto di lavoro subordinato deve essere superiore a cinque giorni);
  • anticipazione dell’indennità.

L’indennità è riconosciuta ai lavoratori che, a partire dal 1° gennaio 2013, abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino i seguenti requisiti:

a. possano far valere lo status di disoccupato;

b. possano far valere almeno 13 settimane di contribuzione da attività lavorativa negli ultimi 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, per la quale siano stati versati o siano dovuti contributi per l’assicurazione obbligatoria.

Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989).

La disposizione relativa alla retribuzione di riferimento non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti per i quali continuano a permanere le regole vigenti. Non è richiesto il requisito dell’anzianità assicurativa

DURATA : Metà delle settimane di contribuzione dei dodici mesi precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro.

 

Circolare INPS 142/2012

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gennaio 18th, 2012 by admin

Dal 19 gennaio 2012 sarà rilasciata una nuova versione della procedura DSWEB di liquidazione della indennità di disoccupazione con requisiti ridotti che permetterà il calcolo dell’importo dell’indennità tramite i dati prelevati direttamente dal sistema UNIEMENS opportunamente implementato. In tal modo si ridurranno notevolmente i tempi di lavorazione, rendendo nel contempo certi i dati riferiti alle prestazioni lavorative e contribuirà ad uniformare i comportamenti su tutto il territorio nazionale.

La procedura Uniemens opportunamente implementata permetterà il superamento della richiesta all’assicurato del modello DL 86/88 bis – ai fini dell’erogazione della indennità di disoccupazione con requisiti ridotti – compilato dall’azienda ove quest’ultima abbia indicato nell’UNIEMENS la sezione delle giornate di effettivo lavoro, sezione compilabile anche a posteriori per i periodi del 2011.

L’Inps fa presente che le aziende presentano l’UNIEMENS entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di competenza. L’UNIEMENS del mese di dicembre sarà perciò disponibile entro il 31 gennaio dell’anno successivo.

La precarica dei dati da UNIEMENS offrirà la possibilità:

– di modificare i risultati automaticamente proposti dalla procedura;

– di stampare le specifiche videate.

Si ribadisce che la procedura continuerà ad effettuare la verifica dei parametri 360 giorni ed a fornire l’indicazione della presenza di eventuali giornate di DS già percepite nell’anno 2011.

Al fine di conseguire l’obiettivo del pieno utilizzo del canale UNIEMENS per la trasmissione dei dati precedentemente indicati nel modello cartaceo DL 86/88 bis da parte delle aziende o dei loro consulenti, l’Inps raccomanda, in caso di dati UNIEMENS incompleti per la liquidazione della prestazione, di contattare, in primo luogo, tramite e-mail, l’azienda o il consulente affinché integri tempestivamente la comunicazione UNIEMENS.

Solo in caso di assoluta impossibilità dovrà farsi riferimento alle buste paga di norma già in possesso del lavoratore le quali consentono di risalire all’azienda o al consulente per il contatto finalizzato alla sistemazione del flusso UNIEMENS. Nel caso in cui anche questa seconda eventuale istruttoria non fosse possibile, al fine di assicurare comunque l’acquisizione di tutti gli elementi necessari utili al calcolo dell’importo della prestazione e quindi per garantire la tempestiva ed esatta erogazione della prestazione di sostegno al reddito nei confronti dei beneficiari,la Sede Inps, in via del tutto residuale, potrà richiedere alle aziende o ai loro consulenti gli elementi informativi necessari.

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gennaio 3rd, 2012 by admin

 

L’articolo 6 del decreto legge 29 dicembre 2011, n. 216, pubblicato sulla G.U. n. 302/2011 stabilisce la proroga di alcune misure a sostegno del reddito che non erano state considerate dalla legge n. 183/2011, legge di stabilità per l’anno 2012.

Sono quelle che riguardano:

  • il lavoro accessorio di tipo occasionale in particolari situazioni,
  • l’indennità ordinaria di disoccupazione agli apprendisti sospesi dal lavoro o licenziati a seguito di crisi aziendale o occupazionale
  • l’una tantum per i collaboratori coordinati e continuativi a progetto per la cessazione del contratto di lavoro.

Lavoro accessorio di tipo occasionale per particolari situazioni è prorogatao a tutto il 2012 ed  in caso di:

  • attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito di qualsiasi settore produttivo da parte di prestatori di lavoro titolari di contratti di lavoro a tempo parziale, con esclusione della possibilità di utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale;
  • prestazioni di lavoro accessorio rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, e nel limite massimo di 3.000 euro per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito compatibilmente con quanto stabilito dall’articolo 19, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

In questo caso l’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

Apprendisti : L’indennità ordinaria di disoccupazione, di cui alla lettera c) del primo comma dell’articolo 19 del D.L. n. 185 del 2008, può essere riconosciuta anche nell’anno 2012, nel limite di spesa di 12 milioni di euro, agli apprendisti sospesi dal lavoro o licenziati a seguito di crisi aziendale o occupazionale. Per fruire del beneficio occorre una anzianità di servizio di almeno tre mesi presso l’azienda interessata dal trattamento, che può avere la durata massima di novanta giornate nell’intero periodo di vigenza del contratto di apprendistato.

I collaboratori coordinati e continuativi a progetto, di cui all’articolo 61, comma 1, del D.lgs. n. 276/2003, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata del lavoro autonomo possono presentare, anche nel 2012, a seguito della cessazione del contratto di lavoro la domanda per fruire dell’indennità economica una tantum.

Per fruire del beneficio è necessario che il collaboratore:

  • operi in regime di monocommittenza;
  • abbia conseguito l’anno precedente un reddito lordo non superiore a 20.000 euro e non inferiore a 5.000 euro;
  • con riguardo all’anno di riferimento sia accreditato, presso la predetta Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, un numero di mensilità non inferiore a uno;
  • risulti senza contratto di lavoro da almeno due mesi;
  • risultino accreditate nell’anno precedente almeno tre mensilità presso la predetta Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995.

L’indennità è stabilita in misura pari al trenta per cento del reddito percepito l’anno precedente e comunque non superiore

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novembre 10th, 2010 by admin

LEGGE  4 novembre 2010, n. 183

Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonche’ misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro. (10G0209)

(GU n. 262 del 9-11-2010 – Suppl. Ordinario n. 243)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga
la seguente legge:

Art. 1.
(Delega al Governo per la revisione della disciplina in tema di lavori usuranti)

1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu’ decreti legislativi di riassetto normativo, al fine di concedere ai lavoratori dipendenti impegnati in particolari lavori o attivita’ e che maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2008 la possibilita’ di conseguire, su domanda, il diritto al pensionamento anticipato con requisiti inferiori a quelli previsti per la generalita’ dei lavoratori dipendenti, secondo i principi e criteri direttivi di cui all’articolo comma 3, lettere da a) a f), della legge 24 dicembre 2007, n. 247. Restano ferme le modalita’ procedurali per l’emanazione dei predetti decreti legislativi indicate nei commi 90 e 91 e le norme di copertura finanziaria di cui al comma 92 del citato articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247.

2. I decreti legislativi di cui al comma 1 recano, ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, una clausola di salvaguardia, volta a prevedere che, qualora nell’ambito della funzione di accertamento del diritto al beneficio emergano scostamenti tra gli oneri derivanti dalle domande accolte e la copertura finanziaria prevista, trovi applicazione un criterio di priorita’, in ragione della maturazione dei requisiti agevolati, e, a parita’ degli stessi, della data di presentazione della domanda, nella decorrenza dei trattamenti pensionistici.

Art. 2.
(Delega al Governo per la riorganizzazione degli enti vigilati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero della salute)

1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu’ decreti legislativi finalizzati alla riorganizzazione degli enti, istituti e societa’ vigilati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero della salute nonche’ alla ridefinizione del rapporto di vigilanza dei predetti Ministeri sugli stessi enti, istituti e societa’ rispettivamente vigilati, ferme restando la loro autonomia di ricerca e le funzioni loro attribuite, in base ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) semplificazione e snellimento dell’organizzazione e della struttura amministrativa degli enti, istituti e societa’ vigilati, adeguando le stesse ai principi di efficacia, efficienza ed economicita’ dell’attivita’ amministrativa e all’organizzazione, rispettivamente, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero della salute, prevedendo, ferme restando le specifiche disposizioni vigenti per il relativo personale in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, il riordino delle competenze dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori e della societa’ Italia Lavoro Spa;
b) razionalizzazione e ottimizzazione delle spese e dei costi di funzionamento, previa riorganizzazione dei relativi centri di spesa e mediante adeguamento dell’organizzazione e della struttura amministrativa degli enti e istituti vigilati ai principi e alle esigenze di razionalizzazione di cui all’articolo 1, comma 404, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, riconoscendo il valore strategico degli istituti preposti alla tutela della salute dei cittadini;
c) ridefinizione del rapporto di vigilanza tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Ministero della salute e gli enti e istituti vigilati, prevedendo, in particolare, per i predetti Ministeri la possibilita’ di emanare indirizzi e direttive nei confronti degli enti o istituti sottoposti alla loro vigilanza; d) organizzazione del Casellario centrale infortuni, nel rispetto delle attuali modalita’ di finanziamento, secondo il principio di autonomia funzionale, da perseguire in base ai criteri di cui alle lettere a) e b) del presente comma; e) previsione dell’obbligo degli enti e istituti vigilati di adeguare i propri statuti alle disposizioni dei decreti legislativi emanati in attuazione del presente articolo, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore degli stessi.

2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono emanati su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali ovvero del Ministro della salute, ciascuno in relazione alla propria competenza, di concerto, rispettivamente, con il Ministro della salute e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonche’ con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, con il Ministro dello sviluppo economico, nonche’ con il Ministro della difesa limitatamente al decreto legislativo relativo alla riorganizzazione della Croce rossa italiana, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e previo parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, che si esprime entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei relativi schemi; decorso tale termine, il Governo puo’ comunque procedere. Successivamente, gli schemi sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si esprimono entro quaranta giorni dall’assegnazione; decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque emanati. Qualora il termine per l’espressione del parere parlamentare di cui al presente comma scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l’adozione dei decreti legislativi di cui al comma 1, quest’ultimo e’ prorogato di due mesi.

3. L’adozione dei decreti legislativi attuativi della delega di cui al presente articolo non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

4. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge si procede al riordino degli organi collegiali e degli altri organismi istituiti con Legge o con regolamento nell’amministrazione centrale della salute, mediante l’emanazione di regolamenti adottati, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, nel rispetto dei seguenti criteri: a) eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali; b) razionalizzazione delle competenze delle strutture che svolgono funzioni omogenee; c) limitazione del numero delle strutture, anche mediante la loro eventuale unificazione, a quelle strettamente indispensabili all’adempimento delle funzioni riguardanti la tutela della salute; d) diminuzione del numero dei componenti degli organismi.

Art. 3.
(Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attivita’ sportive)

1. All’articolo 3 della legge 14 dicembre 2000, n. 376, dopo il comma 2, e’ inserito il seguente: «2-bis. I componenti della Commissione sono designati tra persone di comprovata esperienza professionale nelle materie dicui al comma 1, secondo le seguenti modalita': a) cinque componenti designati dal Ministro della salute o suo delegato, di cui uno con funzioni di presidente; b) cinque componenti designati dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo sport, di cui uno con funzioni di vice presidente; c) tre componenti designati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano; d) un componente designato dal CONI; e) un componente designato dall’Istituto superiore di sanita'; f) un ufficiale del Comando carabinieri per la tutela della salute designato dal Comandante».
2. Il comma 2 dell’articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 86, e’ abrogato.

Art. 4.
(Misure contro il lavoro sommerso)

1. All’articolo 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 3 e’ sostituito dal seguente:
«3. Ferma restando l’applicazione delle sanzioni gia’ previste dalla normativa in vigore, in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico, si applica altresi’ la sanzione amministrativa da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo. L’importo della sanzione e’ da euro 1.000 a euro 8.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorato di euro 30 per ciascuna giornata di lavoro irregolare, nel caso in cui il lavoratore risulti regolarmente occupato per un periodo lavorativo successivo. L’importo delle sanzioni civili connesse all’evasione dei contributi e dei premi riferiti a ciascun lavoratore irregolare di cui ai periodi precedenti e’ aumentato del 50 per cento»; b) il comma 4 e’ sostituito dal seguente: «4. Le sanzioni di cui al comma 3 non trovano applicazione qualora, dagli adempimenti di carattere contributivo precedentemente assolti, si evidenzi comunque la volonta’ di non occultare il rapporto, anche se trattasi di differente qualificazione»; c) il comma 5 e’ sostituito dal seguente: «5. All’irrogazione delle sanzioni amministrative di cui al comma 3 provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro, fisco e previdenza. Autorita’ competente a ricevere il rapporto ai sensi dell’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e’ la Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente».

2. Al comma 2 dell’articolo 9-bis del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, dopo il secondo periodo e’ inserito il seguente: «Nel settore turistico il datore di lavoro che non sia in possesso di uno o piu’ dati anagrafici inerenti al lavoratore puo’ integrare la comunicazione entro il terzo giorno successivo a quello dell’instaurazione del rapporto di lavoro, purche’ dalla comunicazione preventiva risultino in maniera inequivocabile la tipologia contrattuale e l’identificazione del prestatore di lavoro».
3. Al comma 7-bis dell’articolo 36-bis del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, introdotto dall’articolo 1, comma 54, della legge 24 dicembre 2007,n. 247, la parola: «constatate» e’ sostituita dalla seguente: «commesse».

Art. 5.
(Adempimenti formali relativi alle pubbliche amministrazioni)

1. All’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 10 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, sono apportate le seguenti modifiche: a) al primo periodo, le parole: «gli enti pubblici economici e le pubbliche amministrazioni» sono sostituite dalle seguenti: «e gli enti pubblici economici»; b) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le pubbliche amministrazioni sono tenute a comunicare, entro il ventesimo giorno del mese successivo alla data di assunzione, di proroga, di trasformazione e di cessazione, al servizio competente nel cui ambito territoriale e’ ubicata la sede di lavoro, l’assunzione, la proroga, la trasformazione e la cessazione dei rapporti di lavoro relativi al mese precedente».

2. All’articolo 21 della legge 18 giugno 2009, n. 69, dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: «1-bis. Le pubbliche amministrazioni comunicano, per via telematica e secondo i criteri e le modalita’ individuati con circolare del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, i dati di cui al comma 1 alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della fanzione pubblica, che li pubblica nel proprio sito istituzionale. La mancata comunicazione o aggiornamento dei dati e’ comunque rilevante ai fini della misurazione e valutazione della performance individuale dei dirigenti».

3. Al comma 2 dell’articolo 4-bis del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, sono apportate le seguenti modifiche: a) le parole: «All’atto della assunzione» sono sostituite dalle seguenti: «All’atto dell’instaurazione del rapporto di lavoro»; b) le parole: «pubblici e» sono soppresse; c) l’ultimo periodo e’ sostituito dai seguenti: «Il datore di lavoro pubblico puo’ assolvere all’obbligo di informazione di cui al decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152, con la consegna al lavoratore, entro il ventesimo giorno del mese successivo alla data di assunzione, della copia della comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro ovvero con la consegna della copia del contratto individuale di lavoro. Tale obbligo non sussiste per il personale di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165».

4. Al comma 5 dell’articolo 4-bis del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, le parole: «I datori di lavoro privati, gli enti pubblici economici e le pubbliche amministrazioni» sono sostituite dalle seguenti: «I datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici».

Art. 6.
(Disposizioni riguardanti i medici e altri professionisti sanitari extracomunitari)

1. All’articolo 27 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo il comma 1-quater, e’ inserito il seguente:
«1-quinquies. I medici e gli altri professionisti sanitari al seguito di delegazioni sportive, in occasione di manifestazioni agonistiche organizzate dal Comitato olimpico internazionale, dalle Federazioni sportive internazionali, dal Comitato olimpico nazionale italiano o da organismi, societa’ ed associazionisportive da essi riconosciuti o, nei casi individuati con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro degli affari esteri e con il Ministro dell’interno, al seguito di gruppi organizzati, sono autorizzati a svolgere la pertinente attivita’, in deroga alle norme sul riconoscimento dei titoli esteri, nei confronti dei componenti della rispettiva delegazione o gruppo organizzato e limitatamente al periodo di permanenza della delegazione o del gruppo. I professionisti sanitari cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea godono del medesimo trattamento, ove piu’ favorevole».

Art. 7.
(Modifiche alla disciplina sull’orario di lavoro)

1. All’articolo 18-bis del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, come da ultimo modificato dall’articolo 41 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 3 e’ sostituito dal seguente:
«3. In caso di violazione delle disposizioni previste dall’articolo 4, comma 2, e dall’articolo 9, comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 750 euro. Se la violazione si riferisce a piu’ di cinque lavoratori ovvero si e’ verificata in almeno tre periodi di riferimento di cui all’articolo 4, commi 3 o 4, la sanzione amministrativa e’ da 400 a 1.500 euro. Se la violazione si riferisce a piu’ di dieci lavoratori ovvero si e’ verificata in almeno cinque periodi di riferimento di cui all’articolo 4, commi 3 o 4, la sanzione amministrativa e’ da 1.000 a 5.000 euro e non e’ ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta. In caso di violazione delle disposizioni previste dall’articolo 10, comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro. Se la violazione si riferisce a piu’ di cinque lavoratori ovvero si e’ verificata in almeno due anni, la sanzione amministrativa e’ da 400 a 1.500 euro. Se la violazione si riferisce a piu’ di dieci lavoratori ovvero si e’ verificata in almeno quattro anni, la sanzione amministrativa e’ da 800 a 4.500 euro e non e’ ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta»; b) il comma 4 e’ sostituito dal seguente: «4. In caso di violazione delle disposizioni previste dall’articolo 7, comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 150 euro. Se la violazione si riferisce a piu’ di cinque lavoratori ovvero si e’ verificata in almeno tre periodi di ventiquattro ore, la sanzione amministrativa e’ da 300 a 1.000 euro. Se la violazione si riferisce a piu’ di dieci lavoratori ovvero si e’ verificata in almeno cinque periodi di ventiquattro ore, la sanzione amministrativa e’ da 900 a 1.500 euro e non e’ ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta».

2. All’articolo 11 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, il comma 7 e’ sostituito dal seguente: «7. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 possono essere derogate mediante contratti collettivi stipulati a livello nazionale con le organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative. In assenza di specifiche disposizioni nei contratti collettivi nazionali, le deroghe possono essere stabilite nei contratti territoriali o aziendali stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale o territoriale. Il ricorso alle deroghe deve consentire la fruizione di periodi di riposo piu’ frequenti o piu’ lunghi o la concessione di riposi compensativi per i lavoratori marittimi che operano a bordo di navi impiegate in viaggi di breve durata o adibite a servizi portuali».

Art. 8.
(Modifica all’articolo 4 del decreto-legge n. 8 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 56 del 2002)

1. All’articolo 4, comma 2, del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2002, n. 56, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «L’elettorato passivo e’ altresi’ esteso ai professori di seconda fascia nel caso di mancato raggiungimento per due votazioni del quorum previsto per la predetta elezione».

Art. 9.
(Modifiche all’articolo 66 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e all’articolo 1 del decreto-legge n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009)

1. Al secondo periodo del comma 13 dell’articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le parole: «nonche’ di contrattisti ai sensi dell’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230,» sono soppresse.

2. All’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, le parole: «, illustrati e discussi davanti alla commissione,» sono soppresse e dopo la parola: «dottorato,» sono inserite le seguenti: «discussi pubblicamente con la commissione,».

Art. 10.
(Disposizioni in materia di Istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale)

1. All’articolo 66, comma 13, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, dopo il secondo periodo e’ inserito il seguente: «Fermo restando il rispetto dei predetti limiti di spesa, le quote di cui al periodo precedente non si applicano agli Istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale».

Art. 11.
(Abrogazione di norme concernenti le valutazioni comparative dei docenti universitari)

1. Le lettere d) ed 1) dell’articolo 2, comma 1, della legge 3 luglio 1998, n. 210, e i commi 6 e 10 dell’articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117, sono abrogati.

Art. 12.
(Trasferimento di ricercatori dalla Scuola superiore dell’economia e delle finanze alle universita’ statali)

1. All’articolo 4-septies del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, dopo il comma 4, e’ inserito il seguente: «4-bis. In caso di trasferimento dei ricercatori in servizio presso la Scuola superiore dell’economia e delle finanze alle universita’ statali, in conformita’ a quanto stabilito dall’articolo 13 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, la citata Scuola trasferisce all’universita’ interessata le risorse finanziarie per la corresponsione del trattamento retributivo del ricercatore trasferito».

Art. 13.
(Mobilita’ del personale delle pubbliche amministrazioni)

1. In caso di conferimento di funzioni statali alle regioni e alle autonomie locali ovvero di trasferimento o di conferimento di attivita’ svolte da pubbliche amministrazioni ad altri soggetti pubblici ovvero di esternalizzazione di attivita’ e di servizi, si applicano al personale ivi adibito, in caso di esubero, le disposizioni dell’articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

2. All’articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma: «2-sexies. Le pubbliche amministrazioni, per motivate esigenze organizzative, risultanti dai documenti di programmazione previsti all’articolo 6, possono utilizzare in assegnazione temporanea, con le modalita’ previste dai rispettivi ordinamenti, personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a tre anni, fermo restando quanto gia’ previsto da norme speciali sulla materia, nonche’ il regime di spesa eventualmente previsto da tali norme e dal presente decreto».

3. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le pubbliche amministrazioni possono rideterminare le assegnazioni temporanee in corso in base a quanto previsto dal comma 2-sexies dell’articolo 30 del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, introdotto dal comma 2 del presente articolo. In caso di mancata rideterminazione, i rapporti in corso continuano ad essere disciplinati dalle originarie fonti.

Art. 14.
(Modifiche alla disciplina del trattamento di dati personali effettuato da soggetti pubblici)

1. Al codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modifiche: a) all’articolo 1, l’ultimo periodo del comma 1 e’ soppresso; b) all’articolo 19, dopo il comma 3 e’ aggiunto il seguente: «3-bis. Le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni di chiunque sia addetto a una funzione pubblica e la relativa valutazione sono rese accessibili dall’amministrazione di appartenenza. Non sono invece ostensibili, se non nei casi previsti dalla legge, le notizie concernenti la natura delle infermita’ e degli impedimenti personali o familiari che causino l’astensione dal lavoro, nonche’ le componenti della valutazione o le notizie concernenti il rapporto di lavoro tra il predetto dipendente e l’amministrazione, idonee a rivelare taluna delle informazioni di cui all’articolo 4, comma 1, lettera d)».

2. Dopo il comma 11 dell’articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, e’ aggiunto il seguente: «11-bis. Per le determinazioni relative ai trattenimenti in servizio e alla risoluzione del rapporto di lavoro e di impiego, gli enti e gli altri organismi previdenziali comunicano, anche in via telematica, alle amministrazioni pubbliche richiedenti i dati relativi all’anzianita’ contributiva dei dipendenti interessati».

Art. 15.
(Modifica all’articolo 9-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, in materia di conferimento di incarichi dirigenziali a dirigenti di seconda fascia)

1. Dopo il primo periodo del comma 3 dell’articolo 9-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e’ inserito il seguente: «Nel caso di conferimento di incarichi di livello dirigenziale generale a dirigenti di seconda fascia assegnati in posizione di prestito, non si applica la disposizione di cui al terzo periodo dell’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni».

2. La disposizione introdotta dal comma 1 si applica agli incarichi conferiti dopo la data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 16.
(Disposizioni in materia di rapporto di lavoro a tempo parziale)

1. In sede di prima applicazione delle disposizioni introdotte dall’articolo 73 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, possono sottoporre a nuova valutazione i provvedimenti di concessione della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale gia’ adottati prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008.

Art. 17.
(Applicazione dei contratti collettivi del comparto della Presidenza del Consiglio dei ministri al personale ad essa trasferito)

1. Al personale dirigenziale e non dirigenziale, trasferito e inquadrato nei ruoli della Presidenza del Consiglio dei ministri in attuazione del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, e del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, si applicano, a decorrere dal 1° gennaio 2010, i contratti collettivi di lavoro del comparto della Presidenza del Consiglio dei ministri.

2. Agli oneri derivanti dall’attuazione del comma 1, pari a 3.020.000 euro a decorrere dall’anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

Art. 18.
(Aspettativa)

1. I dipendenti pubblici possono essere collocati in aspettativa, senza assegni e senza decorrenza dell’anzianita’ di servizio, per un periodo massimo di dodici mesi, anche per avviare attivita’ professionali e imprenditoriali. L’aspettativa e’ concessa dall’amministrazione, tenuto conto delle esigenze organizzative, previo esame della documentazione prodotta dall’interessato.
2. Nel periodo di cui al comma 1 del presente articolo non si applicano le disposizioni in tema di incompatibilita’ di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.

3. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.

Art. 19.
(Specificita’ delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco)

1. Ai fini della definizione degli ordinamenti, delle carriere e dei contenuti del rapporto di impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale, e’ riconosciuta la specificita’ del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonche’ dello stato giuridico del personale ad essi appartenente, in dipendenza della peculiarita’ dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell’ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonche’ per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attivita’ usuranti.

2. La disciplina attuativa dei principi e degli indirizzi di cui al comma 1 e’ definita con successivi provvedimenti legislativi, con i quali si provvede altresi’ a stanziare le occorrenti risorse finanziarie.

3. Il Consiglio centrale di rappresentanza militare (COCER) partecipa, in rappresentanza del personale militare, alle attivita’ negoziali svolte in attuazione delle finalita’ di cui al comma 1 e concernenti il trattamento economico del medesimo personale.

Art. 20.
(Disposizioni concernenti il lavoro sul naviglio di Stato)

1. A decorrere dall’anno 2012, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 562, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e’ incrementata di 5 milioni di euro. Al relativo onere, pari a 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2012, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per il medesimo anno, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della difesa. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

2. Fermo restando il diritto al risarcimento del danno del lavoratore, le norme aventi forza di legge emanate in attuazione della delega di cui all’articolo 2, lettera b), della legge 12 febbraio 1955, n. 51, si interpretano nel senso che esse non trovano applicazione in relazione al lavoro a bordo del naviglio di Stato e, pertanto, le disposizioni penali di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, non si applicano, per il periodo di loro vigenza, ai fatti avvenuti a bordo dei mezzi del medesimo naviglio. I provvedimenti adottati dal giudice penale non pregiudicano le azioni risarcitone eventualmente intraprese in ogni sede, dai soggetti danneggiati o dai loro eredi, per l’accertamento della responsabilita’ civile contrattuale o extracontrattuale derivante dalle violazioni delle disposizioni del citato decreto n. 303 del 1956.

Art. 21.
(Misure atte a garantire pari opportunita’, benessere di chi lavora e assenza di discriminazioni nelle amministrazioni pubbliche)

1. Al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono apportate le seguenti modifiche: a) all’articolo 1, comma 1, la lettera c) e’ sostituita dalla seguente: «c) realizzare la migliore utilizzazione delle risorse umane nelle pubbliche amministrazioni, assicurando la formazione e lo sviluppo professionale dei dipendenti, applicando condizioni uniformi rispetto a quelle del lavoro privato, garantendo pari opportunita’ alle lavoratrici ed ai lavoratori nonche’ l’assenza di qualunque forma di discriminazione e di violenza morale o psichica»; b) all’articolo 7, il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1. Le pubbliche amministrazioni garantiscono parita’ e pari opportunita’ tra uomini e donne e l’assenza di ogni forma di discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all’eta’, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilita’, alla religione o alla lingua, nell’accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro. Le pubbliche amministrazioni garantiscono altresi’ un ambiente di lavoro improntato al benessere organizzativo e si impegnano a rilevare, contrastare ed eliminare ogni forma di violenza morale o psichica al proprio interno»; c) all’articolo 57, al comma 1 sono premessi i seguenti: «01. Le pubbliche amministrazioni costituiscono al proprio interno, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il “Comitato unico di garanzia per le pari opportunita’, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni” che sostituisce, unificando le competenze in un solo organismo, i comitati per le pari opportunita’ e i comitati paritetici sul fenomeno del mobbing, costituiti in applicazione della contrattazione collettiva, dei quali assume tutte le funzioni previste dalla legge, dai contratti collettivi relativi al personale delle amministrazioni pubbliche o da altre disposizioni.

2. Il Comitato unico di garanzia per le pari opportunita’, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni ha composizione paritetica ed e’ formato da un componente designato da ciascuna delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello di amministrazione e da un pari numero di rappresentanti dell’amministrazione in modo da assicurare nel complesso la presenza paritaria di entrambi i generi. Il presidente del Comitato unico di garanzia e’ designato dall’amministrazione.

3. Il Comitato unico di garanzia, all’interno dell’amministrazione pubblica, ha compiti propositivi, consultivi e di verifica e opera in collaborazione con la consigliera o il consigliere nazionale di parita’. Contribuisce all’ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico, migliorando l’efficienza delle prestazioni collegata alla garanzia di un ambiente di lavoro caratterizzato dal rispetto dei principi di pari opportunita’, di benessere organizzativo e dal contrasto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica per i lavoratori.

4. Le modalita’ di funzionamento dei Comitati unici di garanzia sono disciplinate da linee guida contenute in una direttiva emanata di concerto dal Dipartimento della funzione pubblica e dal Dipartimento per le pari opportunita’ della Presidenza del Consiglio dei ministri entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

5. La mancata costituzione del Comitato unico di garanzia comporta responsabilita’ dei dirigenti incaricati della gestione del personale, da valutare anche al fine del raggiungimento degli obiettivi»; d) all’articolo 57, comma 1, la lettera d) e’ sostituita dalla seguente: «d) possono finanziare programmi di azioni positive e l’attivita’ dei Comitati unici di garanzia per le pari opportunita’, per la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni, nell’ambito delle proprie disponibilita’ di bilancio»; e) all’articolo 57, il comma 2 e’ sostituito dal seguente: «2. Le pubbliche amministrazioni, secondo le modalita’ di cui all’articolo 9, adottano tutte le misure per attuare le direttive dell’Unione europea in materia di pari opportunita’, contrasto alle discriminazioni ed alla violenza morale o psichica, sulla base di quanto disposto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica».

Art. 22.
(Eta’ pensionabile dei dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale)

1. Al comma 1 dell’articolo 15-nonies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, le parole: «dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale» sono sostituite dalle seguenti: «dirigenti medici e del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale» e le parole: «fatta salva l’applicazione dell’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503» sono sostituite dalle seguenti: «ovvero, su istanza dell’interessato, al maturare del quarantesimo anno di servizio effettivo. In ogni caso il limite massimo di permanenza non puo’ superare il settantesimo anno di eta’ e la permanenza in servizio non puo’ dar luogo ad un aumento del numero dei dirigenti».

2. Al comma 1 dell’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e successive modificazioni, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I dipendenti in aspettativa non retribuita che ricoprono cariche elettive presentano la domanda almeno novanta giorni prima del compimento del limite di eta’ per il collocamento a riposo».

3. Le disposizioni di cui al comma 1 dell’articolo 15-nonies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche ai dirigenti medici e del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale in servizio alla data del 31 gennaio 2010.

Art. 23
(Delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi)

1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu’ decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa vigente in materia di congedi, aspettative e permessi, comunque denominati, fruibili dai lavoratori dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, in base ai seguenti principi e criteri direttivi: a) coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni vigenti in materia, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo; b) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l’applicazione dell’articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile; c) riordino delle tipologie di permessi, tenuto conto del loro contenuto e della loro diretta correlazione a posizioni giuridiche costituzionalmente tutelate; d) ridefinizione dei presupposti oggettivi e precisazione dei requisiti soggettivi, nonche’ razionalizzazione e semplificazione dei criteri e delle modalita’ per la fruizione dei congedi, delle aspettative e dei permessi di cui al presente articolo, al fine di garantire l’applicazione certa ed uniforme della relativa disciplina; e) razionalizzazione e semplificazione dei documenti da presentare, con particolareriferimento alle persone con handicap in situazione di gravita’ ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o affette da patologie di tipo neuro-degenerativo o oncologico.

2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale e previo parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, che si esprime entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei relativi schemi; decorso tale termine, il Governo puo’ comunque procedere. Successivamente, gli schemi sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si esprimono entro quaranta giorni dall’assegnazione; decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque emanati. Qualora il termine per l’espressione del parere parlamentare di cui al presente comma scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l’adozione dei decreti legislativi di cui al comma quest’ultimo e’ prorogato di due mesi.

3. L’adozione dei decreti legislativi attuativi della delega di cui al presente articolo non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 24.

(Modifiche alla disciplina in materia di permessi per l’assistenza a portatori di handicap in situazione di gravita’)

1. All’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 3 e’ sostituito dal seguente: «3. A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravita’, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravita’ abbiano compiuto i sessantacinque anni di eta’ oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non puo’ essere riconosciuto a piu’ di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravita’. Per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravita’, il diritto e’ riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente»; b) al comma 5, le parole da: «Il genitore» fino a: «handicappato» sono sostituite dalle seguenti: «Il lavoratore di cui al comma 3» e le parole: «al proprio domicilio» sono sostituite dalle seguenti: «al domicilio della persona da assistere»; c) e’ aggiunto, in fine, il seguente comma: «7-bis. Ferma restando la verifica dei presupposti per l’accertamento della responsabilita’ disciplinare, il lavoratore di cui al comma 3 decade dai diritti di cui al presente articolo, qualora il datore di lavoro o l’INPS accerti l’insussistenza o il venir meno delle condizioni richieste per la legittima fruizione dei medesimi diritti. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

2. All’articolo 42 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternita’,di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 2 e’ sostituito dal seguente: «2. Successivamente al compimento del terzo anno di eta’ del bambino con handicap in situazione di gravita’, il diritto a fruire dei permessi di cui all’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, e’ riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente, anche in maniera continuativa nell’ambito del mese»; b) il comma 3 e’ abrogato.

3. All’articolo 20, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53, le parole da: «nonche’» fino a: «non convivente» sono soppresse.
4. Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, comunicano alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica: a) i nominativi dei propri dipendenti cui sono accordati i permessi di cui all’articolo 33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, ivi compresi i nominativi dei lavoratori padri e delle lavoratrici madri, specificando se i permessi sono fruiti dal lavoratore con handicap in situazione di gravita’, dal lavoratore o dalla lavoratrice per assistenza al proprio figlio, per assistenza al coniuge o per assistenza a parenti o affini; b) in relazione ai permessi fruiti dai dipendenti per assistenza a persona con handicap in situazione di gravita’, il nominativo di quest’ultima, l’eventuale rapporto di dipendenza da un’amministrazione pubblica e la denominazione della stessa, il comune di residenza dell’assistito; c) il rapporto di coniugio, il rapporto di maternita’ o paternita’ o il grado di parentela o affinita’ intercorrente tra ciascun dipendente che ha fruito dei permessi e la persona assistita; d) per i permessi fruiti dal lavoratore padre o dalla lavoratrice madre, la specificazione dell’eta’ maggiore o minore di tre anni del figlio; e) il contingente complessivo di giorni e ore di permesso fruiti da ciascun lavoratore nel corso dell’anno precedente e per ciascun mese.

5. La Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica istituisce e cura, con gli ordinari stanziamenti di bilancio, una banca di dati informatica costituita secondo quanto previsto dall’articolo 22, commi 6 e 7, del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in cui confluiscono le comunicazioni di cui al comma 4 del presente articolo, che sono fornite da ciascuna amministrazione per via telematica entro il 31 marzo di ciascun anno, nel rispetto delle misure di sicurezza previste dal predetto codice di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003.

6. La Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica e’ autorizzata al trattamento dei dati personali e sensibili di cui al comma 4, la cui conservazione non puo’ comunque avere durata superiore a ventiquattro mesi. Ai fini della comunicazione dei dati di cui al comma 4, le amministrazioni pubbliche sono autorizzate al trattamento dei relativi dati personali e sensibili e provvedono alla conservazione dei dati per un periodo non superiore a trenta giorni dalla loro comunicazione, decorsi i quali, salve specifiche esigenze amministrativo-contabili, ne curano la cancellazione. Le operazioni rilevanti consistono nella raccolta, conservazione, elaborazione dei dati in forma elettronica e no, nonche’ nella comunicazione alle amministrazioni interessate. Sono inoltre consentite la pubblicazione e la divulgazione dei dati e delle elaborazioni esclusivamente in forma anonima. Le attivitadi cui ai commi 4 e 5, finalizzate al monito-raggio e alla verifica sulla legittima fruizione dei permessi, sono di rilevante interesse pubblico. Rimangono fermi gli obblighi previsti dal secondo comma dell’articolo 6 della legge 26 maggio 1970, n. 381, dall’ottavo comma dell’articolo 11 della legge 27 maggio 1970, n. 382, e dal quarto comma dell’articolo 8 della legge 30 marzo 1971, n. 118, concernenti l’invio degli elenchi delle persone sottoposte ad accertamenti sanitari, contenenti soltanto il nome, il cognome e l’indirizzo, rispettivamente all’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi, all’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e all’Associazione nazionale dei mutilati e invalidi civili.

Art. 25.
(Certificati di malattia)

1. Al fine di assicurare un quadro completo delle assenze per malattia nei settori pubblico e privato, nonche’ un efficace sistema di controllo delle stesse, a decorrere dal 10 gennaio 2010, in tutti i casi di assenza per malattia dei dipendenti di datori di lavoro privati, per il rilascio e la trasmissione della attestazione di malattia si applicano le disposizioni di cui all’articolo 55-septies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Art. 26.
(Aspettativa per conferimento di incarichi, ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)

1. Al personale del comparto sicurezza e difesa possono essere conferiti, ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, nel rispetto dei requisiti e dei limiti ivi previsti, incarichi dirigenziali da parte di amministrazioni pubbliche diverse da quella di appartenenza, che siano strettamente collegati alla professionalita’ da loro rivestita e motivati da esigenze di carattere eccezionale. Il personale e’ collocato in aspettativa senza assegni e continua ad occupare il relativo posto nella dotazione organica dell’amministrazione di appartenenza.

2. Gli incarichi dirigenziali di cui al comma 1 sono conferiti previa autorizzazione del Ministro competente, d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Art. 27.
(Disposizioni in materia di personale dell’Amministrazione della difesa)

1. A decorrere dal 1° gennaio 2009, si applicano anche al personale delle Forze armate le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 91, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, che pongono a carico delle amministrazioni utilizzatrici gli oneri del trattamento economico fondamentale e accessorio del personale in posizione di comando appartenente alle Forze di polizia e al Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

2. All’articolo 65 del decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490, sono apportate le seguenti modifiche: a) al comma 9, dopo la parola: «salvo» sono inserite le seguenti: «un contingente pari al numero delle posizioni ricoperte presso enti, comandi e unita’ internazionali ai sensi delle leggi 8 luglio 1961, n. 642, e 27 dicembre 1973, n. 838, individuato con decreto annuale del Ministro della difesa e salvo»; b) dopo il comma 9, e’ inserito il seguente: «9-bis. Il collocamento in aspettativa per riduzione di quadri, di cui al comma 9, e’ disposto al 31 dicembre dell’anno di riferimento».

3. All’articolo 7, secondo comma, della legge 10 dicembre 1973, n. 804, dopo le parole: «di segretario generale del Ministero della difesa» sono aggiunte le seguenti: «o gli ufficiali di pari grado che ricoprano incarichi di livello non inferiore a Capo di stato maggiore di Forza armata in comandi o enti internazionali».

4. L’articolo 43, comma 2, della legge 19 maggio 1986, n. 224, si interpreta nel senso che gli assegni previsti nel tempo, ivi menzionati, sono comprensivi delle sole indennita’ fisse e continuative in godimento il giorno antecedente il collocamento in aspettativa per riduzione di quadri, in relazione al grado e alle funzioni dirigenziali espletate.

5. Al decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 298, sono apportate le seguenti modifiche: a) all’articolo 16, comma 1, lettera 5), la parola: «maggiore,» e’ soppressa; b) all’articolo 18, il comma 3 e’ abrogato; c) all’articolo 31, il comma 9 e’ abrogato; d) alla tabella n. 1, alla riga denominata «Capitano»: 1) in corrispondenza della colonna 3, denominata «Forma di avanzamento al grado superiore», la parola: «scelta» e’ soppressa; 2) in corrispondenza della colonna 4, denominata «Inserimento aliquota valutazione a scelta», la cifra: «6» e’ soppressa; 3) in corrispondenza della colonna 5, denominata «Promozione ad anzianita’», la cifra: «9» e’ sostituita dalla seguente: «7»; 4) in corrispondenza della colonna 8, denominata «Promozioni a scelta al grado superiore», la cifra: «52» e’ soppressa; e) alla tabella n. 2, alla riga denominata «Capitano»: 1) in corrispondenza della colonna 3, denominata «Forma di avanzamento al grado superiore», la parola: «scelta» e’ soppressa; 2) in corrispondenza della colonna 4, denominata «Inserimento aliquota valutazione a scelta», la cifra: «9» e’ soppressa; 3) in corrispondenza della colonna 5, denominata «Promozione ad anzianita’», la cifra: «12» e’ sostituita dalla seguente: «10»; 4) in corrispondenza della colonna 8, denominata «Promozioni a scelta al grado superiore», la cifra: «49» e’ soppressa.

6. Dalle disposizioni di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

7. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu’ decreti legislativi allo scopo di armonizzare, con effetto a decorrere dal 10 gennaio 2012, il sistema di tutela previdenziale e assistenziale applicato al personale permanente in servizio nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al personale volontario presso il medesimo Corpo nazionale, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: a) equiparare la pensione ai superstiti riconosciuta ai familiari dei vigili del fuoco volontari deceduti per causa di servizio al trattamento economico spettante ai familiari superstiti dei vigili del fuoco in servizio permanente anche nelle ipotesi in cui i vigili del fuoco volontari siano deceduti espletando attivita’ addestrative od operative diverse da quelle connesse al soccorso; b) equiparare il trattamento economico concesso ai vigili del fuoco volontari a quello riconosciuto ai vigili del fuoco in servizio permanente in caso di infortunio gravemente invalidante o di malattia contratta per causa di servizio, includendo anche il periodo di addestramento iniziale reso dagli aspiranti vigili del fuoco a titolo gratuito.

8. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 7 sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili di carattere finanziario, che si esprimono entro trenta giorni dalla data di assegnazione; decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque emanati. Qualora il termine per l’espressione del parere parlamentare di cui al presente comma scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l’adozione dei decreti legislativi di cui al comma 7, o successivamente, quest’ultimo e’ prorogato di ulteriori due mesi.

9. All’onere derivante dall’attuazione del comma 7, pari a 20 milioni di euro per l’anno 2012 e a 1 milione di euro a decorrere dall’anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per l’anno 2012, dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 28.
(Personale dei gruppi sportivi delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco)

1. Per particolari discipline sportive indicate dal bando di concorso, i limiti minimo e massimo di eta’ per il reclutamento degli atleti dei gruppi sportivi delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco sono fissati, rispettivamente, in diciassette e trentacinque anni. Il personale reclutato ai sensi del presente articolo non puo’ essere impiegato in attivita’ operative fino al compimento del diciottesimo anno di eta’.

Art. 29.
(Concorsi interni per vice revisore tecnico e vice perito tecnico della Polizia di Stato)

1. Al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, sono apportate le seguenti modifiche: a) all’articolo 20-quater: 1) al comma l, lettera a), le parole: «provenienti da profili professionali omogenei a quello per cui concorrono,» sono soppresse; 2) al comma 3, le parole: «e nel solo bando di cui al comma 1, lettera a), si procede altresi’ alla definizione, anche per categorie omogenee, delle corrispondenze fra i profili professionali del ruolo degli operatori e collaboratori tecnici e quelli relativi ai posti messi a concorso» sono soppresse; b) all’articolo 25-ter: 1) al comma 1, le parole: «proveniente da profili professionali omogenei a quello per il quale concorre,» sono soppresse; 2) al comma 2, le parole: «, nonche’ la definizione, anche per categorie omogenee, delle corrispondenze fra i profili professionali del ruolo dei revisori tecnici e quelli relativi ai posti messi a concorso» sono soppresse.

Art. 30.
(Clausole generali e certificazione del contratto di lavoro)

1. In tutti i casi nei quali le disposizioni di legge nelle materie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile e all’articolo 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, contengano clausole generali, ivi comprese le norme in tema di instaurazione di un rapporto di lavoro, esercizio dei poteri datoriali, trasferimento di azienda e recesso, il controllo giudiziale e’ limitato esclusivamente, in conformita’ ai principi generali dell’ordinamento, all’accertamento del presupposto di legittimita’ e non puo’ essere esteso al sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro o al committente.

2. Nella qualificazione del contratto di lavoro e nell’interpretazione delle relative clausole il giudice non puo’ discostarsi dalle valutazioni delle parti, espresse in sede di certificazione dei contratti di lavoro di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, salvo il caso di erronea qualificazione del contratto, di vizi del consenso o di difformita’ tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione.

3. Nel valutare le motivazioni poste a base del licenziamento, il giudice tiene conto delle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo presenti nei contratti collettivi di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente piu’ rappresentativi ovvero nei contratti individuali di lavoro ove stipulati con l’assistenza e la consulenza delle commissioni di certificazione di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni. Nel definire le conseguenze da riconnettere al licenziamento ai sensi dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, il giudice tiene egualmente conto di elementi e di parametri fissati dai predetti contratti e comunque considera le dimensioni e le condizioni dell’attivita’ esercitata dal datore di lavoro, la situazione del mercato del lavoro locale, l’ anzianita’ e le condizioni del lavoratore, nonche’ il comportamento delle parti anche prima del licenziamento.

4. L’articolo 75 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente: «Art. 75. – (Finalita’). – 1. Al fine di ridurre il contenzioso in materia di lavoro, le parti possono ottenere la certificazione dei contratti in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, una prestazione di lavoro secondo la procedura volontaria stabilita nel presente titolo».

5. All’articolo 76, comma 1, lettera c-ter), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e comunque unicamente nell’ambito di intese definite tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con l’attribuzione a quest’ultimo delle funzioni di coordinamento e vigilanza per gli aspetti organizzativi».

6. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli adempimenti previsti dal presente articolo sono svolti nell’ambito delle risorse umane, stramentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 31.
(Conciliazione e arbitrato)

1. L’articolo 410 del codice di procedura civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 410. – (Tentativo di conciliazione). – Chi intende propone in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall’articolo 409 puo’ promuovere, anche tramite l’associazione sindacale alla quale aderisce o conferisce mandato, un previo tentativo di conciliazione presso la commissione di conciliazione individuata secondo i criteri di cui all’articolo 413. La comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza. Le commissioni di conciliazione sono istituite presso la Direzione provinciale del lavoro. La commissione e’ composta dal direttore dell’ufficio stesso o da un suo delegato o da un magistrato collocato a riposo, in qualita’ di presidente, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello territoriale. Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessita’, affidano il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore della Direzione provinciale del lavoro o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal terzo comma. In ogni caso per la validita’ della riunione e’ necessaria la presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e almeno un rappresentante dei lavoratori. La richiesta del tentativo di conciliazione, sottoscritta dall’istante, e’ consegnata o spedita mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Copia della richiesta del tentativo di conciliazione deve essere consegnata o spedita con raccomandata con ricevuta di ritorno a cura della stessa parte istante alla controparte. La richiesta deve precisare: 1) nome, cognome e residenza dell’istante e del convenuto; se l’istante o il convenuto sono una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, l’istanza deve indicare la denominazione o la ditta nonche’ la sede; 2) il luogo dove e’ sorto il rapporto ovvero dove si trova l’azienda o sua dipendenza alla quale e’ addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto; 3) il luogo dove devono essere fatte alla parte istante le comunicazioni inerenti alla procedura; 4) l’esposizione dei fatti e delle ragioni posti a fondamento della pretesa. Se la controparte intende accettare la procedura di conciliazione, deposita presso la commissione di conciliazione, entro venti giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonche’ le eventuali domande in via riconvenzionale. Ove cio’ non avvenga, ciascuna delle parti e’ libera di adire l’autorita’ giudiziaria. Entro i dieci giorni successivi al deposito, la commissione fissa la comparizione delle parti per il tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro i successivi trenta giorni. Dinanzi alla commissione il lavoratore puo’ farsi assistere anche da un’organizzazione cui aderisce o conferisce mandato. La conciliazione della lite da parte di chi rappresenta la pubblica amministrazione, anche in sede giudiziale ai sensi dell’articolo 420, commi primo, secondo e terzo, non puo’ dar luogo a responsabilita’, salvi i casi di dolo e colpa grave».

2. Il tentativo di conciliazione di cui all’articolo 80, comma 4, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e’ obbligatorio.

3. L’articolo 411 del codice di procedura civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 411. – (Processo verbale di conciliazione). – Se la conciliazione esperita ai sensi dell’articolo 410 riesce, anche limitatamente ad una parte della domanda, viene redatto separato processo verbale sottoscritto dalle parti e dai componenti della commissione di conciliazione. Il giudice, su istanza della parte interessata, lo dichiara esecutivo con decreto. Se non si raggiunge l’accordo tra le parti, la commissione di conciliazione deve formulare una proposta per la bonaria definizione della controversia. Se la proposta non e’ accettata, i termini di essa sono riassunti nel verbale con indicazione delle valutazioni espresse dalle parti. Delle risultanze della proposta formulata dalla commissione e non accettata senza adeguata motivazione il giudice tiene conto in sede di giudizio. Ove il tentativo di conciliazione sia stato richiesto dalle parti, al ricorso depositato ai sensi dell’articolo 415 devono essere allegati i verbali e le memorie concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito. Se il tentativo di conciliazione si e’ svolto in sede sindacale, ad esso non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 410. Il processo verbale di avvenuta conciliazione e’ depositato presso la Direzione provinciale del lavoro a cura di una delle parti o per il tramite di un’associazione sindacale. Il direttore, o un suo delegato, accertatane l’autenticita’, provvede a depositarlo nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione e’ stato redatto. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarita’ formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto».

4. All’articolo 420, primo comma, del codice di procedura civile, le parole: «e tenta la conciliazione della lite» sono sostituite dalle seguenti: «, tenta la conciliazione della lite e formula alle parti una proposta transattiva» e le parole: «senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile dal giudice ai fini della decisione» sono sostituite dalle seguenti: «o il rifiuto della proposta transattiva del giudice, senza giustificato motivo, costituiscono comportamento valutabile dal giudice ai fini del giudizio».

5. L’articolo 412 del codice di procedura civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 412. – (Risoluzione arbitrale della controversia). – In qualunque fase del tentativo di conciliazione, o al suo termine in caso di mancata riuscita, le parti possono indicare la soluzione, anche parziale, sulla quale concordano, riconoscendo, quando e’ possibile, il credito che spetta al lavoratore, e possono accordarsi per la risoluzione della lite, affidando alla commissione di conciliazione il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia. Nel conferire il mandato per la risoluzione arbitrale della controversia, le parti devono indicare: 1) il termine per l’emanazione del lodo, che non puo’ comunque superare i sessanta giorni dal conferimento del mandato, spirato il quale l’incarico deve intendersi revocato; 2) le norme invocate dalle parti a sostegno delle loro pretese e l’eventuale richiesta di decidere secondo equita’, nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento e dei principi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari. Il lodo emanato a conclusione dell’arbitrato, sottoscritto dagli arbitri e autenticato, produce tra le parti gli effetti di cui all’articolo 1372 e all’articolo 2113, quarto comma, del codice civile. Il lodo e’ impugnabile ai sensi dell’articolo 808-ter. Sulle controversie aventi ad oggetto la validita’ del lodo arbitrale irrituale, ai sensi dell’articolo 808-ter, decide in unico grado il tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione e’ la sede dell’arbitrato. Il ricorso e’ depositato entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del lodo. Decorso tale termine, o se le parti hanno comunque dichiarato per iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovverso se il ricorso e’ stato respinto dal tribunale, il lodo e’ depositato nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione e’ la sede dell’arbitrato. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarita’ formale del lodo arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto».

6. L’articolo 412-ter del codice di procedura civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 412-ter. – (Altre modalita’ di conciliazione e arbitrato previste dalla contrattazione collettiva). – La conciliazione e l’arbitrato, nelle materie di cui all’articolo 409, possono essere svolti altresi’ presso le sedi e con le modalita’ previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative».

7. All’articolo 2113, quarto comma, del codice civile, le parole: «ai sensi degli articoli 185, 410 e 411» sono sostituite dalle seguenti: «ai sensi degli articoli 185, 410, 411, 412-ter e 412-quater».

8. L’articolo 412-quater del codice di procedura civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 412-quater. – (Altre modalita’ di conciliazione e arbitrato). – Ferma restando la facolta’ di ciascuna delle parti di adire l’autorita’ giudiziaria e di avvalersi delle procedure di conciliazione e di arbitrato previste dalla legge, le controversie di cui all’articolo 409 possono essere altresi’ proposte innanzi al collegio di conciliazione e arbitrato irrituale costituito secondo quanto previsto dai commi seguenti. Il collegio di conciliazione e arbitrato e’ composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, in funzione di presidente, scelto di comune accordo dagli arbitri di parte tra i professori universitari di materie giuridiche e gli avvocati ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione. La parte che intenda ricorrere al collegio di conciliazione e arbitrato deve notificare all’altra parte un ricorso sottoscritto, salvo che si tratti di una pubblica amministrazione, personalmente o da un suo rappresentante al quale abbia conferito mandato e presso il quale deve eleggere il domicilio. Il ricorso deve contenere la nomina dell’arbitro di parte e indicare l’oggetto della domanda, le ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fonda la domanda stessa, i mezzi di prova e il valore della controversia entro il quale si intende limitare la domanda. Il ricorso deve contenere il riferimento alle norme invocate dal ricorrente a sostegno della sua pretesa e l’eventuale richiesta di decidere secondo equita’, nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento e dei principi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari. Se la parte convenuta intende accettare la procedura di conciliazione e arbitrato nomina il proprio arbitro di parte, il quale entro trenta giorni dalla notifica del ricorso procede, ove possibile, concordemente con l’altro arbitro, alla scelta del presidente e della sede del collegio. Ove cio’ non avvenga, la parte che ha presentato ricorso puo’ chiedere che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nel cui circondario e’ la sede dell’arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la sede, il ricorso e’ presentato al presidente del tribunale del luogo in cui e’ sorto il rapporto di lavoro o ove si trova l’azienda o una sua dipendenza alla quale e’ addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto. In caso di scelta concorde del terzo arbitro e della sede del collegio, la parte convenuta, entro trenta giorni da tale scelta, deve depositare presso la sede del collegio una memoria difensiva sottoscritta, salvo che si tratti di una pubblica amministrazione, da un avvocato cui abbia conferito mandato e presso il quale deve eleggere il domicilio. La memoria deve contenere le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, le eventuali domande in via riconvenzionale e l’indicazione dei mezzi di prova. Entro dieci giorni dal deposito della memoria difensiva il ricorrente puo’ depositare presso la sede del collegio una memoria di replica senza modificare il contenuto del ricorso. Nei successivi dieci giorni il convenuto puo’ depositare presso la sede del collegio una controreplica senza modificare il contenuto della memoria difensiva. Il collegio fissa il giorno dell’udienza, da tenere entro trenta giorni dalla scadenza del termine per la controreplica del convenuto, dandone comunicazione alle parti, nel domicilio eletto, almeno dieci giorni prima. All’udienza il collegio esperisce il tentativo di conciliazione. Se la conciliazione riesce, si applicano le disposizioni dell’articolo 411, commi primo e terzo. Se la conciliazione non riesce, il collegio provvede, ove occorra, a interrogare le parti e ad ammettere e assumere le prove, altrimenti invita all’immediata discussione orale. Nel caso di ammissione delle prove, il collegio puo’ rinviare ad altra udienza, a non piu’ di dieci giorni di distanza, l’assunzione delle stesse e la discussione orale. La controversia e’ decisa, entro venti giorni dall’udienza di discussione, mediante un lodo. Il lodo emanato a conclusione dell’arbitrato, sottoscritto dagli arbitri e autenticato, produce tra le parti gli effetti di cui agli articoli 1372 e 2113, quarto comma, del codice civile. Il lodo e’ impugnabile ai sensi dell’articolo 808-ter. Sulle controversie aventi ad oggetto la validita’ del lodo arbitrale irrituale, ai sensi dell’articolo 808-ter, decide in unico grado il tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione e’ la sede dell’arbitrato. Il ricorso e’ depositato entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del lodo. Decorso tale termine, o se le parti hanno comunque dichiarato per iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso e’ stato respinto dal tribunale, il lodo e’ depositato nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione e’ la sede dell’arbitrato. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarita’ formale del lodo arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto. Il compenso del presidente del collegio e’ fissato in misura pari al 2 per cento del valore della controversia dichiarato nel ricorso ed e’ versato dalle parti, per meta’ ciascuna, presso la sede del collegio mediante assegni circolari intestati al presidente almeno cinque giorni prima dell’udienza. Ciascuna parte provvede a compensare l’arbitro da essa nominato. Le spese legali e quelle per il compenso del presidente e dell’arbitro di parte, queste ultime nella misura dell’1 per cento del suddetto valore della controversia, sono liquidate nel lodo ai sensi degli articoli 91, primo comma, e 92. I contratti collettivi nazionali di categoria possono istituire un fondo per il rimborso al lavoratore delle spese per il compenso del presidente del collegio e del proprio arbitro di parte».

9. Le disposizioni degli articoli 410, 411, 412, 412-ter e 412-quater del codice di procedura civile si applicano anche alle controversie di cui all’articolo 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Gli articoli 65 e 66 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono abrogati.

10. In relazione alle materie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile, le parti contrattuali possono pattuire clausole compromissorie di cui all’articolo 808 del codice di procedura civile che rinviano alle modalita’ di espletamento dell’arbitrato di cui agli articoli 412 e 412-quater del codice di procedura civile, solo ove cio’ sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale. La clausola compromissoria, a pena di nullita’, deve essere certificata in base alle disposizioni di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dagli organi di certificazione di cui all’articolo 76 del medesimo decreto legislativo, e successive modificazioni. Le commissioni di certificazione accertano, all’atto della sottoscrizione della clausola compromissoria, la effettiva volonta’ delle parti di devolvere ad arbitri le eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro. La clausola compromissoria non puo’ essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, ovvero se non siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi. La clausola compromissoria non puo’ riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro. Davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell’organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato.

11. In assenza degli accordi interconfederali o contratti collettivi di cui al primo periodo del comma 10, trascorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali convoca le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative, al fine di promuovere l’accordo. In caso di mancata stipulazione dell’accordo di cui al periodo precedente, entro i sei mesi successivi alla data di convocazione, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con proprio decreto, tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto tra le parti sociali, individua in via sperimentale, fatta salva la possibilita’ di integrazioni e deroghe derivanti da eventuali successivi accordi interconfederali o contratti collettivi, le modalita’ di attuazione e di piena operativita’ delle disposizioni di cui al comma 10.

12. Gli organi di certificazione di cui all’articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, possono istituire camere arbitrali per la definizione, ai sensi dell’articolo 808-ter del codice di procedura civile, delle controversie nelle materie di cui all’articolo 409 del medesimo codice e all’articolo 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Le commissioni di cui al citato articolo 76 del decreto legislativo n. 276 del 2003, e successive modificazioni, possono concludere convenzioni con le quali prevedano la costituzione di camere arbitrali unitarie. Si applica, in quanto compatibile, l’articolo 412, commi terzo e quarto, del codice di procedura civile.

13. Presso le sedi di certificazione di cui all’articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, puo’ altresi’ essere esperito il tentativo di conciliazione di cui all’articolo 410 del codice di procedura civile.
14. All’articolo 82 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole: «di cui all’articolo 76, comma 1, lettera a),» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all’articolo 76»; b) e’ aggiunto, in fine, il seguente comma: «1-bis. Si applicano, in quanto compatibili, le procedure previste dal capo I del presente titolo».

15. Il comma 2 dell’articolo 83 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e’ abrogato.

16. Gli articoli 410-bis e 412-bis del codice di procedura civile sono abrogati.

17. All’articolo 79 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma: «Gli effetti dell’accertamento dell’organo preposto alla certificazione del contratto di lavoro, nel caso di contratti in corso di esecuzione, si producono dal momento di inizio del contratto, ove la commissione abbia appurato che l’attuazione del medesimo e’ stata, anche nel periodo precedente alla propria attivita’ istruttoria, coerente con quanto appurato in tale sede. In caso di contratti non ancora sottoscritti dalle parti, gli effetti si producono soltanto ove e nel momento in cui queste ultime provvedano a sottoscriverli, con le eventuali integrazioni e modifiche suggerite dalla commissione adita».
18. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli adempimenti previsti dal presente articolo sono svolti nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 32.
(Decadenze e disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo determinato)

1. Il primo e il secondo comma dell’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, sono sostituiti dai seguenti: «Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’ essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volonta’ del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso. L’impugnazione e’ inefficace se non e’ seguita, entro il successivo termine di duecentosettanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilita’ di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo».

2. Le disposizioni di cui all’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche a tutti i casi di invalidita’ del licenziamento.
3. Le disposizioni di cui all’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano inoltre: a) ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla legittimita’ del termine apposto al contratto; b) al recesso del committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche nella modalita’ a progetto, di cui all’articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile; c) al trasferimento ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile, con termine decorrente dalla data di ricezione della comunicazione di trasferimento; d) all’azione di nullita’ del termine apposto al contratto di lavoro, ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e successive modificazioni, con termine decorrente dalla scadenza del medesimo.

4. Le disposizioni di cui all’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche: a) ai contratti di lavoro a termine stipulati ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore della presente legge, con decorrenza dalla scadenza del termine; b) ai contratti di lavoro a termine, stipulati anche in applicazione di disposizioni di legge previgenti al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e gia’ conclusi alla data di entrata in vigore della presente legge, con decorrenza dalla medesima data di entrata in vigore della presente legge; c) alla cessione di contratto di lavoro avvenuta ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile con termine decorrente dalla data del trasferimento; d) in ogni altro caso in cui, compresa l’ipotesi prevista dall’articolo 27 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si chieda la costituzione o l’accertamento di un rapporto di lavoro in capo a un soggetto diverso dal titolare del contratto.

5. Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un’indennita’ onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilita’ dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.

6. In presenza di contratti ovvero accordi collettivi nazionali, territoriali o aziendali, stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, che prevedano l’assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavoratori gia’ occupati con contratto a termine nell’ambito di specifiche graduatorie, il limite massimo dell’indennita’ fissata dal comma 5 e’ ridotto alla meta’.

7. Le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 trovano applicazione per tutti i giudizi, ivi compresi quelli pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge. Con riferimento a tali ultimi giudizi, ove necessario, ai soli fini della determinazione della indennita’ di cui ai commi 5 e 6, il giudice fissa alle parti un termine per l’eventuale integrazione della domanda e delle relative eccezioni ed esercita i poteri istruttori ai sensi dell’articolo 421 del codice di procedura civile.

Art. 33.
(Accesso ispettivo, potere di diffida e verbalizzazione unica)

1. L’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, e’ sostituito dal seguente: «Art. 13. – (Accesso ispettivo, potere di diffida e verbalizzazione unica). – 1. Il personale ispettivo accede presso i luoghi di lavoro nei modi e nei tempi consentiti dalla legge. Alla conclusione delle attivita’ di verifica compiute nel corso del primo accesso ispettivo, viene rilasciato al datore di lavoro o alla persona presente all’ispezione, con l’obbligo alla tempestiva consegna al datore di lavoro, il verbale di primo accesso ispettivo contenente: a) l’identificazione dei lavoratori trovati intenti al lavoro e la descrizione delle modalita’ del loro impiego; b) la specificazione delle attivita’ compiute dal personale ispettivo; c) le eventuali dichiarazioni rese dal datore di lavoro o da chi lo assiste, o dalla persona presente all’ispezione; d) ogni richiesta, anche documentale, utile al proseguimento dell’istruttoria finalizzata all’accertamento degli illeciti, fermo restando quanto previsto dall’articolo 4, settimo comma, della legge 22 luglio 1961, n. 628.

2. In caso di constatata inosservanza delle norme di legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e legislazione sociale e qualora il personale ispettivo rilevi inadempimenti dai quali derivino sanzioni amministrative, questi provvede a diffidare il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido, ai sensi dell’articolo 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689, alla regolarizzazione delle inosservanze comunque materialmente sanabili, entro il termine di trenta giorni dalla data di notificazione del verbale di cui al comma 4.

3. In caso di ottemperanza alla diffida, iI trasgressore o l’eventuale obbligato in solido e’ ammesso al pagamento di una somma pari all’importo della sanzione nella misura del minimo previsto dalla legge ovvero nella misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura fissa, entro il termine di quindici giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 2. Il pagamento dell’importo della predetta somma estingue il procedimento sanzionatorio limitatamente alle inosservanze oggetto di diffida e a condizione dell’effettiva ottemperanza alla diffida stessa.

4. All’ammissione alla procedura di regolarizzazione di cui ai commi 2 e 3, nonche’ alla contestazione delle violazioni amministrative di cui all’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, si provvede da parte del personale ispettivo esclusivamente con la notifica di un unico verbale di accertamento e notificazione, notificato al trasgressore e all’eventuale obbligato in solido. Il verbale di accertamento e notificazione deve contenere: a) gli esiti dettagliati dell’accertamento, con indicazione puntuale delle fonti di prova degli illeciti rilevati; b) la diffida a regolarizzare gli inadempimenti sanabili ai sensi del comma 2; c) la possibilita’ di estinguere gli illeciti ottemperando alla diffida e provvedendo al pagamento della somma di cui al comma 3 ovvero pagando la medesima somma nei casi di illeciti gia’ oggetto di regolarizzazione; d) la possibilita’ di estinguere gli illeciti non diffidabili, ovvero quelli oggetto di diffida nei casi di cui al comma 5, attraverso il pagamento della sanzione in misura ridotta ai sensi dell’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689; e) l’indicazione degli strumenti di difesa e degli organi ai quali proporre ricorso, con specificazione dei termini di impugnazione.
5. L’adozione della diffida interrompe i termini di cui all’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e del ricorso di cui all’articolo 17 del presente decreto, fino alla scadenza del termine per compiere gli adempimenti di cui ai commi 2 e 3. Ove da parte del trasgressore o dell’obbligato in solido non sia stata fornita prova al personale ispettivo dell’avvenuta regolarizzazione e del pagamento delle somme previste, il verbale unico di cui al comma 4 produce gli effetti della contestazione e notificazione degli addebiti accertati nei confronti del trasgressore e della persona obbligata in solido ai quali sia stato notificato.

6. Il potere di diffida nei casi previsti dal comma 2, con gli effetti e le procedure di cui ai commi 3, 4 e 5, e’ esteso anche agli ispettori e ai funzionari amministrativi degli enti e degli istituti previdenziali per le inadempienze da essi rilevate. Gli enti e gli istituti previdenziali svolgono tale attivita’ con le risorse umane e finanziarie esistenti a legislazione vigente.

7. Il potere di diffida di cui al comma 2 e’ esteso agli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria che accertano, ai sensi dell’articolo 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689, violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale. Qualora rilevino inadempimenti dai quali derivino sanzioni amministrative, essi provvedono a diffidare il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido alla regolarizzazione delle inosservanze comunque materialmente sanabili, con gli effetti e le procedure di cui ai commi 3, 4 e 5».

Art. 34.
(Indicatore di situazione economica equivalente)

1. Al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, sono apportate le seguenti modifiche: a) l’articolo 4 e’ sostituito dal seguente: «Art. 4. – (Dichiarazione sostitutiva unica). – 1. Il richiedente la prestazione presenta un’unica dichiarazione sostitutiva, ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di validita’ annuale, concernente le informazioni necessarie per la determinazione dell’indicatore della situazione economica equivalente di cui all’articolo 2, ancorche’ l’ente si avvalga della facolta’ riconosciutagli dall’articolo 3, comma 2. E’ lasciata facolta’ al cittadino di presentare entro il periodo di validita’ della dichiarazione sostitutiva unica una nuova dichiarazione, qualora intenda far rilevare i mutamenti delle condizioni familiari ed economiche ai fini del calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente del proprio nucleo familiare. Gli enti erogatori possono stabilire per le prestazioni da essi erogate la decorrenza degli effetti di tali nuove dichiarazioni. 2. La dichiarazione di cui al comma 1 e’ presentata ai comuni o ai centri di assistenza fiscale previsti dal decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, o direttamente all’amministrazione pubblica alla quale e’ richiesta la prima prestazione o alla sede dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) competente per territorio. 3. E’ comunque consentita la presentazione all’INPS, in via telematica, della dichiarazione sostitutiva unica direttamente a cura del soggetto richiedente la prestazione agevolata. 4. L’INPS determina l’indicatore della situazione economica equivalente in relazione ai dati autocertificati dal soggetto richiedente la prestazione agevolata. 5. In relazione ai dati autocertificati dal soggetto richiedente, l’Agenzia delle entrate, sulla base di appositi controlli automatici, individua l’esistenza di omissioni, ovvero difformita’ degli stessi rispetto agli elementi conoscitivi in possesso del Sistema informativo dell’anagrafe tributaria. 6. Gli esiti delle attivita’ effettuate ai sensi del comma 5 sono comunicati dall’Agenzia delle entrate, mediante procedura informatica, all’INPS che provvedera’ a inoltrarli ai soggetti che hanno ricevuto le dichiarazioni ai sensi del comma 2, ovvero direttamente al soggetto che ha presentato la dichiarazione sostitutiva unica ai sensi del comma 3. 7. Sulla base della comunicazione dell’INPS, di cui al comma 6, i comuni, i centri di assistenza fiscale e le amministrazioni pubbliche ai quali e’ presentata la dichiarazione sostitutiva rilasciano un’attestazione, riportante l’indicatore della situazione economica equivalente, nonche’ il contenuto della dichiarazione e gli elementi informativi necessari per il calcolo. Analoga attestazione e’ rilasciata direttamente dall’INPS nei casi di cui al comma 3. L’attestazione riporta anche le eventuali omissioni e difformita’ di cui al comma 5. La dichiarazione, munita dell’attestazione rilasciata, puo’ essere utilizzata, nel periodo di validita’, da ogni componente del nucleo familiare per l’accesso alle prestazioni agevolate di cui al presente decreto. 8. In presenza delle omissioni o difformita’ di cui al comma 5, il soggetto richiedente la prestazione puo’ presentare una nuova dichiarazione sostitutiva unica, ovvero puo’ comunque richiedere la prestazione mediante l’attestazione relativa alla dichiarazione presentata recante le omissioni o le difformita’ rilevate dall’Agenzia delle entrate. Tale dichiarazione e’ valida ai fini dell’erogazione della prestazione, fatto salvo il diritto degli enti erogatori di richiedere idonea documentazione atta a dimostrare la completezza e veridicita’ dei dati indicati nella dichiarazione. Gli enti erogatori eseguono, singolarmente o mediante un apposito servizio comune, tutti i controlli ulteriori necessari e provvedono ad ogni adempimento conseguente alla non veridicita’ dei dati dichiarati. 9. Ai fini dei successivi controlli relativi alla determinazione del patrimonio mobiliare gestito dagli operatori di cui all’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, l’Agenzia delle entrate, in presenza di specifiche omissioni o difformita’ rilevate ai sensi del comma 5, effettua, sulla base di criteri selettivi, apposite richieste di informazioni ai suddetti operatori, avvalendosi delle relative procedure automatizzate di colloquio. 10. Nell’ambito della programmazione dell’attivita’ di accertamento della Guardia di finanza, una quota delle verifiche e’ riservata al controllo sostanziale della posizione reddituale e patrimoniale dei nuclei familiari dei soggetti beneficiari di prestazioni, secondo criteri selettivi. 11. I nominativi dei richiedenti nei cui confronti emergono divergenze nella consistenza del patrimonio mobiliare sono comunicati alla Guardia di finanza al fine di assicurare il coordinamento e l’efficacia dei controlli previsti dal comma 10. 12. Con apposita convenzione stipulata tra l’INPS e l’Agenzia delle entrate, nel rispetto delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono disciplinate le modalita’ attuative e le specifiche tecniche per lo scambio delle informazioni necessarie all’attuazione delle disposizioni del presente articolo. 13. Al fine di consentire la semplificazione e il miglioramento degli adempimenti dei soggetti richiedenti le prestazioni agevolate, a seguito dell’evoluzione dei sistemi informativi dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate possono essere altresi’ previste specifiche attivita’ di sperimentazione finalizzate a sviluppare l’assetto dei relativi flussi di informazione. 14. Ai fini del rispetto dei criteri di equita’ sociale, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, sulla base delle valutazioni dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate, si provvede alla razionalizzazione e all’armonizzazione dei criteri di determinazione dell’indicatore della situazione economica equivalente rispetto all’evoluzione della normativa fiscale»; b) all’articolo 4-bis, il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1. L’INPS per l’alimentazione del sistema informativo dell’indicatore della situazione economica equivalente puo’ stipulare apposite convenzioni con i soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, lettera d), del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322»; c) all’articolo 6, comma 4, al primo e al quarto periodo, le parole: «Agenzia delle entrate» sono sostituite dalle seguenti: «Istituto nazionale della previdenza sociale»; d) alla tabella 1, parte I, dopo la lettera b), e’ inserito il seguente capoverso: «Al reddito complessivo devono essere aggiunti i redditi da lavoro dipendente e assimilati, di lavoro autonomo ed impresa, redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettere i) e l), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, assoggettati ad imposta sostitutiva o definitiva, fatta salva diversa volonta’ espressa dal legislatore sulle norme che regolano tali componenti reddituali».

2. Ai maggiori compiti previsti dal comma 1 del presente articolo per l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e per l’Agenzia delle entrate si provvede con le risorse umane e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 35.
(Modifiche al decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gemmio 2009, n. 2)

1. L’articolo 19-ter del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e’ sostituito dal seguente: «Art. 19-ter. – (Indennizzi per le aziende commerciali in crisi). – 1. L’indennizzo di cui al decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, e’ concesso, nella misura e secondo le modalita’ ivi previste, anche ai soggetti che si trovano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2 del medesimo decreto legislativo nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2011. Per i soggetti che nel mese di compimento dell’eta’ pensionabile sono anche in possesso del requisito contributivo minimo richiesto per conseguire la pensione di vecchiaia, il predetto indennizzo spetta fino alla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia medesima. Le domande di cui all’articolo 7 del citato decreto legislativo n. 207 del 1996 possono essere presentate fino al 31 gennaio 2012. 2. L’aliquota contributiva aggiuntiva di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, dovuta dagli iscritti alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attivita’ commerciali presso l’INPS, e’ prorogata, con le medesime modalita’, fino al 31 dicembre 2014.
3. Gli indennizzi concessi ai sensi dell’articolo 1, comma 272, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, in pagamento alla data del 31 dicembre 2008, sono prorogati fino alla data di decorrenza della pensione di vecchiaia purche’ i titolari dell’indennizzo siano in possesso, nel mese di compimento dell’eta’ pensionabile, anche del requisito contributivo minimo richiesto per conseguire la pensione di vecchiaia».

2. All’articolo 30-bis, comma 7, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, dopo le parole: «Ministro dell’economia e delle finanze» sono inserite le seguenti: «, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione,».

3. All’articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il comma 7-bis, introdotto dall’articolo 18, comma 4-sexies, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e’ abrogato.

Art. 36.
(Modifiche all’articolo 9 del decreto-legge n. 148 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 236 del 1993)

1. All’articolo 9 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, sono apportate le seguenti modifiche: a) dopo il comma 3-bis e’ inserito il seguente: «3-ter. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali puo’ prevedere misure di sostegno al reddito per lavoratori disoccupati o a rischio di esclusione dal mercato del lavoro»; b) al comma 4, le parole: «di cui ai commi 1, 2, 3 e 3-bis» sono sostituite dalle seguenti: «di cui ai commi 1, 2, 3, 3-bis e, prioritariamente, 3-ter».

Art. 37.
(Sottrazione alle procedure esecutive dei fondi intestati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali)

1. Le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 294, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, si applicano anche alle ipotesi di fondi intestati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

2. Gli atti di sequestro e di pignoramento afferenti ai fondi di cui al comma 1 sono nulli. La nullita’ e’ rilevabile d’ufficio e gli atti non determinano obbligo di accantonamento da parte delle sezioni della Tesoreria dello Stato ne’ sospendono l’accreditamento di somme destinate ai funzionari delegati centrali e periferici.

Art. 38.
(Modifica all’articolo 11 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124)

1. All’articolo 11 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, dopo il comma 3 e’ inserito il seguente: «3-bis. Il verbale di cui al comma 3 e’ dichiarato esecutivo con decreto dal giudice competente, su istanza della parte interessata».

Art. 39.
(Obbligo di versamento delle ritenute previdenziali)

1. L’omesso versamento, nelle forme e nei termini di legge, delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal committente sui compensi dei lavoratori a progetto e dei titolari di collaborazioni coordinate e continuative iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, configura le ipotesi di cui ai commi 1-bis, 1-ter e 1-quater dell’articolo 2 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638.

Art. 40.
(Contribuzione figurativa)

1. Ai fini del calcolo della retribuzione annua pensionabile, e per la liquidazione delle prestazioni a sostegno o integrazione del reddito, per i periodi successivi al 31 dicembre 2004, il valore retributivo da attribuire per ciascuna settimana ai periodi riconosciuti figurativamente per gli eventi previsti dalle disposizioni in vigore e verificatisi nel corso del rapporto di lavoro, e’ pari all’importo della normale retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore, in caso di prestazione lavorativa, nel mese in cui si colloca l’evento. Il predetto importo deve essere determinato dal datore di lavoro sulla base degli elementi retributivi ricorrenti e continuativi.

Art. 41.
(Responsabilita’ di terzi nelle invalidita’ civili)

1. Le pensioni, gli assegni e le indennita’, spettanti agli invalidi civili ai sensi della legislazione vigente, corrisposti in conseguenza del fatto illecito di terzi, sono recuperate fino a concorrenza dell’ammontare di dette prestazioni dall’ente erogatore delle stesse nei riguardi del responsabile civile e della compagnia di assicurazioni.

2. Agli effetti del comma 1, il valore capitale della prestazione erogata e’ determinato mediante criteri e tariffe stabiliti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il consiglio di amministrazione dell’INPS, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 42.
(Comunicazioni delle imprese di assicurazione all’INPS)

1. A decorrere dal 1° giugno 2010, nei casi di infermita’ comportante incapacita’ lavorativa, derivante da responsabilita’ di terzi, il medico e’ tenuto a darne segnalazione nei certificati di malattia di cui all’articolo 2 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, al fine di consentire all’ente assicuratore l’esperibilita’ delle azioni surrogatorie e di rivalsa.

2. In caso di eventi occorsi in danno di soggetti aventi diritto all’indennita’ di malattia erogata dall’INPS ed imputabili a responsabilita’ di terzi, l’impresa di assicurazione, prima di procedere all’eventuale risarcimento del danno, e’ tenuta a darne immediata comunicazione all’INPS.

3. Entro quindici giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, l’INPS trasmette all’impresa di assicurazione un «certificato di indennita’ corrisposte» (CIR) attestante l’avvenuta liquidazione dell’indennita’ di malattia ed il relativo importo.

4. L’impresa assicuratrice procede, conseguentemente, ad accantonare e rimborsare preventivamente all’INPS l’importo certificato ai sensi del comma 3.

5. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 43.
(Efficacia delle domande di iscrizione e cancellazione dall’albo delle imprese artigiane per gli enti previdenziali)

1. Ai fini del contenimento degli oneri previdenziali, a decorrere dal gennaio 2010, gli atti e i provvedimenti relativi alle modificazioni dello stato di fatto e di diritto, compresa la cessazione delle imprese individuali e di tutti i soggetti comunque iscritti all’albo delle imprese artigiane, sono inopponibili all’INPS, decorsi tre anni dal verificarsi dei relativi presupposti, e sentite le commissioni provinciali dell’artigianato e gli altri organi o enti competenti le cui potesta’ restano comunque ferme. L’INPS attua apposite forme di comunicazione nei confronti dei destinatari delle disposizioni del presente articolo per favorire la correttezza delle posizioni contributive individuali.

2. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 44.
(Pignoramento e sequestro nei confronti degli istituti esercenti forme di previdenza e assistenza obbligatoria)

1. All’articolo 14 del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, dopo il comma 1-bis e’ inserito il seguente: «1-ter. Le disposizioni di cui al comma 1-bis si applicano anche ai pignoramenti mobiliari di cui agli articoli 513 e seguenti del codice di procedura civile promossi nei confronti di enti ed istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatorie organizzati su base territoriale».

Art. 45.
(Disposizioni in materia di contribuzione figurativa per periodi di malattia)

1. All’articolo 1 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564, dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:
«1-bis. Il limite dei ventidue mesi di cui al comma 1 non si applica, a partire dall’insorgenza dello stato di inabilita’ ai sensi dell’articolo 8 della legge 12 giugno 1984, n. 222, ai soggetti che abbiano conseguito tale inabilita’ a seguito di infortunio sul lavoro, in sostituzione della pensione di inabilita’, fermo restando che, in tal caso, non e’ dovuta la prestazione economica di malattia a carico dell’ente previdenziale».

Art. 46.
(Differimento di termini per l’esercizio di deleghe in materia di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, incentivi all’occupazione e apprendistato e di occupazione femminile)

1. All’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 28 e’ sostituito dal seguente: «28. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro il termine di ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, in conformita’ all’articolo 117 della Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, e alle relative norme di attuazione, e garantendo l’uniformita’ della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati, uno o piu’ decreti legislativi finalizzati a riformare la materia degli ammortizzatori sociali per il riordino degli istituti a sostegno del reddito»; b) il comma 30 e’ sostituito dal seguente: «30. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, in conformita’ all’articolo 117 della Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, e alle relative norme di attuazione, e garantendo l’uniformita’ della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati, uno o piu’ decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa in materia di: a) servizi per l’impiego; b) incentivi all’occupazione; c) apprendistato»; c) il comma 81 e’ sostituito dal seguente: «81. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro per le pari opportunita’, in conformita’ all’articolo 117 della Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, e alle relative norme di attuazione, e garantendo l’uniformita’ della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, uno o piu’ decreti legislativi finalizzati aI riordino della normativa in materia di occupazione femminile, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi: a) previsione, nell’ambito dell’esercizio della delega in tema di riordino degli incentivi di cui al comma 30, lettera b), di incentivi e sgravi contributivi mirati a sostenere i regimi di orari flessibili legati alle necessita’ della conciliazione tra lavoro e vita familiare, nonche’ a favorire l’aumento dell’occupazione femminile

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marzo 31st, 2010 by admin

L’INPS informa con la circolare in oggetto che  in via sperimentale per il triennio 2009-2011 anche in caso di licenziamento è possibile per l’apprendista l’accesso all’indennità ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali ai lavoratori purche in possesso della qualifica alla data del 29 novembre 2008 e con almeno tre mesi di servizio presso l’azienda interessata dal trattamento. La durata massima è pari a novanta giornate nell’intero periodo di vigenza del contratto di apprendistato e subordinatamente ad un intervento integrativo, pari almeno alla misura del venti per cento dell’indennità spettante, a carico degli Enti bilaterali.

Nel caso in cui sussista l’intervento integrativo dell’Ente bilaterale, l’apprendista licenziato può accedere alla disoccupazione in deroga per la durata massima di 90 giornate. Per il riconoscimento di tale beneficio, non dovranno essere ricercati i requisiti assicurativi e contributivi generalmente necessari per la concessione dell’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti normali.

Successivamente alla percezione della prestazione di disoccupazione, l’apprendista licenziato può accedere al trattamento di mobilità in deroga per la durata massima prevista dal decreto di concessione. Per il riconoscimento di tale beneficio, dovranno essere ricercati esclusivamente i requisiti dell’anzianità aziendale di almeno dodici mesi, di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato.

Nel caso in cui manchi l’intervento integrativo dell’Ente bilaterale, l’apprendista licenziato può accedere al trattamento di mobilità in deroga.

 

Circolare INPS

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febbraio 27th, 2010 by admin

Trattamenti di integrazione salariale.

Gli importi sono indicati rispettivamente al lordo ed al netto della riduzione prevista dall’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, che attualmente è pari al 5,84 per cento.

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giugno 12th, 2009 by admin

Cig, Cigs e Cig in deroga  – Contestuale la domanda per gli apprendisti

La domanda di CIG in deroga può essere presentata da datori di lavoro operanti in tutti i settori di attività, con la sola eccezione del lavoro domestico e può interessare tutte le tipologie di lavoro subordinato, compresi i contratti di apprendistato, di somministrazione e i soci di cooperativa con contratto alle dipendenze. L’articolo 19, comma 8, del D.L. n. 185/2008 convertito in legge n. 2/2009  che disciplina le misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa,  ha disposto che “le risorse finanziarie destinate agli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente possono essere utilizzate da :

  • ai lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato,

  •  apprendisti e ai lavoratori somministrati”.

Inoltre, nel caso in cui manchi l’intervento integrativo degli Enti bilaterali previsto dalla medesima norma, il periodo di tutela di cui all’art. 19, comma 1 lett. c) – cioè un trattamento pari all’indennità ordinaria di disoccupazione per un massimo di 90 giorni disposto a favore degli apprendisti – si considera esaurito ed i lavoratori possono accedere direttamente al trattamento in deroga.

Con l’interpello n. 52 del 5 giugno 2009 il ministero del Lavoro ha ammesso che la domanda di integrazione di cig in deroga per l’apprendista possa essere presentata contestualmente a quella di Cigo o Cigs per gli altri lavoratori, al fine di consentire anche agli apprendisti di accedere alle misure di sostegno del reddito il più tempestivamente possibile. Le domande presentate devono rispettare le procedure, vuoi per la cig in deroga, vuoi per quella ordinaria o straordinaria.

A tal proposito è opportuno evidenziare che il comma 2 dell’art. 7 ter della L. 33/2009 ha modificato i termini di presentazione delle domande di CIG in deroga, per cui i datori di lavoro sono tenuti a presentare o inviare la domanda entro venti giorni dall’inizio della sospensione o della riduzione dell’orario di lavoro. Tale termine sostituisce di fatto la scadenza finora prevista per la gestione della CIG in deroga, cioè il 25 del mese successivo a quello di inizio del periodo di integrazione salariale richiesto; la modifica è finalizzata ad accelerare i tempi di gestione delle pratiche e di erogazione delle spettanze ai lavoratori e alle lavoratrici coinvolti. Pertanto, le domande per periodi di CIG in deroga con inizio dal 1° giugno 2009 andranno inderogabilmente presentate entro il 20 dello stesso mese e la scadenza slitterà quotidianamente in avanti di un giorno, in relazione alla data di inizio del periodo richiesto. Tale innovazione comporta naturalmente una modifica anche dei tempi di consegna della modulistica a consuntivo (mod.SR41)che dovrà essere tempestivamente trasmesso al fine di favorire una più sollecita liquidazione delle pratiche.

L’articolo 7-ter della legge n.33/2009 prevede, altresì, al comma 3, che, in via sperimentale per il periodo 2009-2010, in attesa dell’emanazione dei provvedimenti di autorizzazione dei trattamenti di integrazione salariale in deroga con richiesta di pagamento diretto, l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) è autorizzato ad anticipare i relativi trattamenti sulla base della domanda corredata dagli accordi conclusi dalle parti sociali e dell’elenco dei beneficiari, conformi agli accordi quadro regionali e comunque entro gli specifici limiti di spesa previsti, con riserva di ripetizione nei confronti del datore di lavoro delle somme indebitamente erogate ai lavoratori.

La domanda deve essere presentata all’INPS dai datori di lavoro in via telematica, secondo le modalità stabilite dal medesimo Istituto. Le regioni trasmettono in via telematica all’INPS le informazioni relative ai provvedimenti autorizzatori dei trattamenti in deroga e l’elenco dei lavoratori, sulla base di apposita convenzione con la quale sono definite le modalità di attuazione, di gestione dei flussi informativi e di rendicontazione della spesa. Queste modalità sono state chiarite dall’Inps con la circolare n. 75 del 26 maggio 2009 con cui l’Istituto affronta le novità introdotte dalle misure per contrastare la crisi economica in atto.

L’INPS ha altresì modificato le modalità di liquidazione dei trattamenti di CIG, prevedendo il solo accredito su c/c bancario o postale, con l’esclusione del pagamento tramite assegno circolare, ed ha modificato di conseguenza il modulo SR 41 (prelevabile dal sito internet dell’Istituto). Anche per i trattamenti di CIG in deroga i moduli SR 41 o 48 inviati all’INPS dal 18 maggio 2009 i richiedenti devono adeguarsi alle nuove modalità.

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aprile 27th, 2009 by admin

Disoccupazione –  Invio online della modulistica

L’INPS comunica che è attiva l’opzione di trasmissione online della dichiarazione per la concessione dell’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti ridotti.

I datori di lavoro per l’invio del mod. DL 86/88bis potranno utilizzare il servizio di “Invio Moduli On-Line” previo accesso mediante PIN alla sezione riservata all’area Aziende su: Servizi Online – Per tipologia di utente – Aziende, consulenti e professionisti – Servizi per le aziende e consulenti.

INPS, Messaggio 22/4/2009, n. 9038

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aprile 27th, 2009 by admin

Disoccupazione –  Invio online della modulistica

L’INPS comunica che è attiva l’opzione di trasmissione online della dichiarazione per la concessione dell’indennità di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti ridotti.

I datori di lavoro per l’invio del mod. DL 86/88bis potranno utilizzare il servizio di “Invio Moduli On-Line” previo accesso mediante PIN alla sezione riservata all’area Aziende su: Servizi Online – Per tipologia di utente – Aziende, consulenti e professionisti – Servizi per le aziende e consulenti.

INPS, Messaggio 22/4/2009, n. 9038

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aprile 23rd, 2009 by admin

L’INPS comunica le nuove modalità per rendere più veloce il pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito: accredito bancario o postale e bonifico presso ufficio postale.

In attesa delle modifiche strutturali, l’INPS rende noto che il pagamento avverrà mediante accredito sul conto corrente o sul libretto, bancario o postale, ovvero tramite bonifici domiciliati presso uffici postali.

Con effetto immediato, non possono essere accettate domande di prestazioni a sostegno del reddito con pagamento mediante assegno circolare.

INPS, Circolare 22/4/2009, n. 61

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aprile 22nd, 2009 by admin

 

L’INPS riepiloga in sintesi le principali disposizioni in materia di contribuzione e sostegno all’occupazione operative nell’anno 2009 

Per l’anno 2009 lo sgravio contributivo relativo alle somme previste dai contratti di secondo livello (decontribuzione) rimane subordinato ai necessari e ulteriori sviluppi normativi.

A decorrere dal mese di gennaio 2009 le imprese diverse da quelle edili, rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale, sono comunque tenute al versamento della contribuzione di mobilità (0,30%) che è ora determinata sull’imponibile contributivo e non più sulle retribuzioni assoggettate al contributo integrativo per l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria.

I datori di lavoro interessati potranno regolarizzare la loro posizione senza oneri aggiuntivi, entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della circolare, versando il relativo importo in uno dei righi in bianco dei quadri “B-C” del DM10, facendolo precedere dal previsto codice “M190″.

Per il contributo IVS, l’INPS segnala l’aumento di 0,50 punti percentuali previsto per i datori di lavoro che, alla data del 01.01.1996, non avevano integralmente trasferito al F.P.L.D. la quota di 4,43% dalle gestioni TBC, MATERNITÀ e CUAF.

In merito ai contributi CIGS e MOBILITÀ, per effetto della proroga, fino al 31 dicembre 2009, dei trattamenti straordinari di integrazione salariale e di mobilità per le imprese esercenti attività commerciali con più di 50 dipendenti, per le agenzie di viaggio e turismo (compresi gli operatori turistici) con più di 50 dipendenti e per le imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti, i datori di lavoro destinatari della proroga sono tenuti al versamento della contribuzione di cui all’articolo 9, della legge n. 407/1990 (0,90%) e della contribuzione di cui all’articolo 16, comma 2, della legge n. 223/1991 (0,30%), a partire dalla denuncia riferita al periodo di paga “gennaio 2009”, senza soluzione di continuità rispetto all’anno 2008.
Altri sgravi oggetto della circolare
Riduzione contributive edili – Non ancora disposta per il 2009 in quanto in attesa di apposito decreto ministeriale;
Incentivo per l’assunzione di lavoratori destinatari di ammortizzatori in deroga – non ancora disciplinato
Gravi per contrattazione di secondo livello: in attesa di ulteriori sviluppi normativi

INPS, Circolare 21/4/2009, n. 60

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aprile 6th, 2009 by admin

Circolare numero 46 del 26-3-2009

Agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da grandi imprese in crisi, operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali (legge n. 166 del 27 ottobre 2008); agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da imprese operanti nel settore del trasporto aereo (legge n. 291 del 3 dicembre 2004). Modalità operative. Istruzioni contabili. Variazioni al piano dei conti.

OGGETTO:  Agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da grandi imprese in crisi, operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali (legge n. 166 del 27 ottobre 2008); agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da imprese operanti nel settore del trasporto aereo (legge n. 291 del 3 dicembre 2004). Modalità operative. Istruzioni contabili. Variazioni al piano dei conti.

SOMMARIO: Si forniscono chiarimenti e istruzioni operative riguardanti: 1. agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da grandi imprese in crisi, operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali; 2. agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da imprese operanti nel settore del trasporto aereo.

PREMESSA

Con la presente circolare si illustrano le modalità operative per fruire delle agevolazioni, per incentivare l’assunzione di lavoratori provenienti da grandi imprese in crisi operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali, previste dalla legge n. 166 del 27 ottobre 2008. Ad integrazione del punto 2 del messaggio n. 26504 del 19/07/2005, si specificano altresì le modalità operative per fruire delle agevolazioni, per incentivare l’assunzione di lavoratori provenienti da imprese operanti nel settore del trasporto aereo, previste dalla legge n. 291 del 3 dicembre 2004.

Tutti i benefici di seguito descritti sono soggetti alla condizione di regolarità di cui all’art. 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296

[1].

1. Agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da grandi imprese in crisi, operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali

Il legislatore ha recentemente introdotto speciali disposizioni in materia di ristrutturazione di grandi imprese in crisi, riguardanti le imprese operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali.

Sono state introdotte regole particolari che disciplinano l’ammissione di tali imprese alla procedura di amministrazione straordinaria, lo svolgimento della procedura stessa ed i poteri del commissario straordinario, cui è affidata la gestione temporanea dell’impresa in crisi. È previsto che, nell’ambito della gestione temporanea, possono essere riconosciuti ai lavoratori trattamenti di cassa integrazione straordinaria e di mobilità. Sono, altresì, previste agevolazioni per i datori di lavoro che assumano tali lavoratori, nei limiti di risorse specificatamente determinate  [2].

Le nuove norme sono state introdotte dal decreto legge n. 134 del 28 agosto 2008 – convertito con modificazioni nella legge n. 166 del 27 ottobre 2008 -, che ha modificato il decreto legge n. 347 del 23 dicembre 2003 – convertito con modificazioni nella legge n. 39 del 18 febbraio 2004 -, recante “Misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza”. In particolare, le agevolazioni sono previste dall’art. 5, co. 2 quater del d.l. 347/2003 (allegato n. 1).

Nel prosieguo della presente circolare si farà riferimento direttamente alla legge 39/2004, nel testo attualmente vigente.

1.1 Datori di lavoro ammessi alle agevolazioni

Le agevolazioni spettano a qualunque datore di lavoro, ivi compreso il soggetto che abbia concordato con il commissario straordinario l’acquisto di beni e/o contratti e/o attività e/o complessi aziendali dell’impresa in crisi.

Le agevolazioni non spettano se tra il datore di lavoro che assume e l’impresa da cui proviene il lavoratore vi sia sostanziale coincidenza degli assetti proprietari, ovvero intercorrano rapporti di collegamento o controllo[3].

Le agevolazioni non spettano neanche se il datore di lavoro che assume abbia in atto sospensioni dal lavoro per crisi aziendale, ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione aziendale per la quale è stato richiesto, ovvero ottenuto, il trattamento straordinario di integrazione salariale, le agevolazioni non spettano neanche se il datore di lavoro, nei dodici mesi precedenti l’assunzione, abbia effettuato riduzione di personale. In tali casi le agevolazioni, comunque, spettano se l’assunzione avvenga al fine di acquisire professionalità sostanzialmente diverse da quelle dei lavoratori interessati alle predette riduzioni o sospensioni di personale[4].

1.2 Lavoratori per la cui assunzione competono i benefici

Le agevolazioni spettano per l’assunzione o il trasferimento di lavoratori per cui sussistano, congiuntamente, i seguenti requisiti:
– siano provenienti da un’impresa operante nel settore dei servizi pubblici essenziali, ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria, ai sensi dell’art. 2, co. 2 della l. 39/2004; al momento dell’ammissione alla procedura, l’impresa di provenienza deve, singolarmente o come gruppo, avere almeno 500 lavoratori alle proprie dipendenze e essere gravata da debiti per un importo complessivo non inferiore a 300 milioni di euro;

– siano stati collocati dalla suddetta impresa in cassa integrazione guadagni straordinaria o in mobilità[5].

1.3 Misura e durata delle agevolazioni

Quando ricorrono le condizioni soggettive sopra descritte, l’art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 riconosce al datore di lavoro che assume le seguenti agevolazioni, previste dagli artt. 8, commi 2 e 4, e 25, co. 9, della legge 23 luglio 1991 n. 223:
– contribuzione a carico del datore di lavoro pari a quella prevista per gli apprendisti nell’ipotesi di assunzione a termine per un periodo non superiore a dodici mesi (art. 8, co. 2);
– ulteriori dodici mesi di beneficio – nella misura indicata al punto precedente- nel caso in cui il contratto a termine venga trasformato, nel corso del suo svolgimento, a tempo indeterminato (art. 8, co. 2). Se la trasformazione è a tempo pieno, spetta anche un contributo mensile, pari al cinquanta per cento della residua indennità di mobilità che sarebbe stata corrisposta al lavoratore (art. 8, co. 4)[6];

– contribuzione a carico del datore di lavoro pari a quella prevista per gli apprendisti, per i primi diciotto mesi, nell’ipotesi di assunzione a tempo indeterminato (art. 25, co. 9). Se l’assunzione è a tempo pieno, spetta anche un contributo mensile, pari al cinquanta per cento della residua indennità di mobilità sarebbe stata corrisposta al lavoratore (art. 8, co. 4)[7].

1.3.1 Precisazioni sul contributo mensile

Il contributo mensile previsto dall’art. 8, co. 4 della l. 223/1991 presuppone che il lavoratore assunto sia titolare di un rapporto a tempo indeterminato con l’impresa di provenienza.

In caso di assunzione di lavoratori, collocati in cigs ai sensi del combinato disposto dell’art. 1 bis della legge 291/2004 e dell’art. 2 della legge 166/2008, non è necessario che il lavoratore abbia maturato presso l’impresa di provenienza un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi, né che vi abbia prestato l’attività per almeno sei mesi[8].

Il contributo spetta per un massimo di dodici mesi e, per i lavoratori di età superiore a cinquanta anni, per un massimo di ventiquattro mesi ovvero trentasei per le aree di cui al T.U. approvato con D.P.R. 218/1978.

Non può comunque essere riconosciuto al datore di lavoro il contributo mensile per un periodo superiore a quello dell’indennità di mobilità astrattamente – ovvero residualmente – spettante al lavoratore.

Nei limiti di durata indicati, il contributo mensile può essere fruito soltanto per i periodi di effettiva erogazione della retribuzione al lavoratore, secondo quanto specificato con la circolare n. 252 del 30 ottobre 1992.

1.4 Adempimenti a carico dei datori di lavoro

1.4.1 Compilazione ed invio della comunicazione obbligatoria di cui al D.M. 30/10/2007

Nei termini previsti dalla legge, il datore di lavoro interessato inoltrerà la comunicazione di assunzione al Centro per l’impiego competente, avvalendosi del modello Unificato Lav, secondo quanto previsto dal decreto del Ministero del Lavoro del 30 ottobre 2007[9].

Il datore di lavoro avrà cura di compilare esattamente tutte le parti del modello. In particolare si evidenzia quanto segue:

il campo “Ente previdenziale” sarà compilato con la dicitura “INPS”;

il campo “Codice Ente Previdenziale” sarà compilato con la matricola aziendale, che contraddistingue la posizione contributiva presso cui il datore di lavoro è obbligato a denunciare gli obblighi contributivi mediante il modello DM10. Se – al momento della comunicazione – la matricola non è stata ancora attribuita dall’Istituto, il datore di lavoro avrà cura di provvedere ad un successivo secondo invio, avvalendosi della procedura di rettifica[10], per integrare la precedente comunicazione con la matricola originariamente mancante;

il campo “Codice agevolazioni” sarà compilato con il codice tipo contribuzione corrispondente alla tipologia di assunzione/trasformazione, secondo le indicazioni riportate nei paragrafi successivi (codici possibili V1, V2, V3, V4, V5 o V6). Se, al momento dell’emanazione della presente circolare, i soggetti responsabili del sistema informatico di gestione delle comunicazioni obbligatorie[11] non abbiano ancora potuto aggiornare la tabella dei codici agevolazione con i nuovi codici, il campo dovrà essere compilato con i codici 75, 76 o 77, rispettivamente per le ipotesi di assunzione a tempo determinato, assunzione a tempo indeterminato e trasformazione a tempo indeterminato.

Come è noto, il sistema di gestione indirizza automaticamente le comunicazioni all’Inps; se il modello è correttamente compilato e contiene la matricola e il codice agevolazione, il suo invio vale anche come richiesta di attribuzione dei Codici Autorizzazione (elencati nei paragrafi successivi) per la concreta fruizione delle agevolazioni.

1.4.2 Dichiarazione di responsabilità

Attualmente, il modello Unificato Lav non è predisposto per contenere le dichiarazioni di responsabilità, previste dalla legge per il riconoscimento delle agevolazioni. Pertanto, il datore di lavoro inoltrerà all’Unità di processo Aziende della Direzione territoriale Inps, competente a gestire la sua posizione contributiva, una dichiarazione di responsabilità redatta secondo il fac simile allegato (allegato n. 2).

Nel caso in cui le agevolazioni riguardino un numero elevato di lavoratori, il datore di lavoro potrà concordare con la Direzione territoriale Inps l’invio di una dichiarazione di responsabilità unica per tutti i lavoratori, contenente gli elementi che consentano all’operatore Inps di individuare i vari Unificati Lav corrispondenti ai singoli lavoratori.

Alla dichiarazione di responsabilità verrà allegata copia del decreto che ha ammesso l’impresa di provenienza del lavoratore all’amministrazione straordinaria o gli estremi per reperirlo.

1.5 Codifica aziende

La Direzione territoriale Inps competente – ricevuta la dichiarazione di responsabilità dell’azienda e verificato l’inoltro del modello Unificato Lav – accerterà, attingendo alle informazioni disponibili presso gli archivi dell’Istituto (EMens, archivi relativi ai pagamenti diretti della Cigs, ecc.), che il lavoratore interessato sia stato collocato in Cigs dall’impresa di provenienza.

Le posizioni contributive relative ai datori di lavoro aventi titolo alle agevolazioni contributive di cui all’art. 5, co. 2 quater della legge 39/2004, dovranno essere contraddistinte dal codice di autorizzazione “9V”, che assume il nuovo significato di “azienda ammessa al beneficio di cui all’art. 5 co. 2 quater della legge 39/2004”.

In caso di assunzione o trasformazione a tempo pieno e indeterminato, l’Unità di processo aziende accerterà –coordinandosi con l’Unità di processo prestazioni a sostegno del reddito – i dati utili per determinare il diritto e la durata del contributo mensile, previsto dall’art. 8, co. 4 l. 223/1991. In caso positivo predisporrà specifica autorizzazione (allegato n. 3) – da rinnovare dal primo gennaio di ciascuno degli anni eventualmente compreso nel relativo arco di durata – per il datore di lavoro, il quale potrà quindi conguagliare sul modello DM10 le somme di cui è creditore.

Nell’ipotesi di spettanza del contributo mensile, in aggiunta al codice di autorizzazione “9V” dovrà essere attribuito il codice di autorizzazione “7T” che assume il significato di “azienda ammessa al beneficio di cui all’art. 8, co. 4 l. 223/1991, ai sensi dell’art. 5 co. 2 quater della legge 39/2004”.

1.6 Modalità di compilazione del DM10 e dell’EMens

Poiché destinatari della normativa in questione sono anche le aziende operanti nel settore del trasporto aereo, si forniscono, dopo le istruzioni generali, le specifiche istruzioni operative per il personale iscritto al Fondo Volo.

1.6.1 Istruzioni generali

a) Ai fini della compilazione del DM10, i datori di lavoro esporranno i dati relativi ai lavoratori di cui trattasi nel quadro “B-C” del DM10 utilizzando i codici tipo contribuzione sotto riportati, preceduti dai codici qualifica 1,2,0,Y e seguiti dal quarto carattere “0” (leggasi “zero”) o “M”:

t.c.

Descrizione

V1

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 assunti a tempo indeterminato.

V2

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 assunti a tempo determinato.

V3

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 trasformati a tempo indeterminato.

Nell’esporre i dati sul DM10 i datori di lavoro riporteranno:

nella casella “n. dipendenti” il numero dei lavoratori interessati;

nella casella “n. giornate” il numero delle giornate ovvero delle ore retribuite;

nella casella “retribuzioni” l’ammontare delle retribuzioni complessive spettanti;

nella casella “somme a debito del datore di lavoro” i contributi complessivamente dovuti (10% carico datore di lavoro e 9,19% o 9,49% carico lavoratore).

Ai fini della compilazione della denuncia EMens, i datori di lavoro dovranno riportare i predetti codici “tipo contribuzione” V1, V2 e V3 nell’elemento di .

b) Per le operazioni di conguaglio del contributo di cui all’art. 8, co. 4 della legge 223/1991 le aziende autorizzate dovranno attenersi alle seguenti modalità:

– indicheranno l’importo delle somme spettanti per i periodi correnti in uno dei righi in bianco del quadro “D” del DM10, preceduto dal codice importo di nuova istituzione “L404″, avente il significato “rec. beneficio 50% indennità mobilità ex lege n. 39/2004 e legge 166/2008”;

– indicheranno l’importo delle somme spettanti per i periodi anteriori al rilascio dell’autorizzazione in uno dei righi in bianco del quadro “D” del DM10, preceduto dal codice importo di nuova istituzione “L405″ avente il significato “rec. arretrati beneficio 50% indennità mobilità ex lege n. 39/2004 e legge 166/2008”.

1.6.2. Personale iscritto al Fondo Volo

Ai fini della compilazione del DM10 i datori di lavoro, che impiegano personale iscritto al Fondo volo, opereranno come segue:

a) per il versamento dei contributi minori utilizzeranno, nei quadri “B-C” del DM10, i codici tipo contribuzione esposti nelle tabelle sottostanti preceduti dall’apposito codice qualifica (2, Y) e dal quarto carattere “0” (leggasi “zero”) o “M”.

a.1) Per il personale iscritto al Fondo Volo, che può far valere al 31.12.1995 un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni interi in qualsivoglia gestione, o un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni interi in qualsivoglia gestione ma che non ha aderito ai fondi complementari (lavoratori già contraddistinti con il codice importo X310- X31P con aliquota piena 40,82%, di cui 13,508% carico dipendente), utilizzeranno nei quadri “B-C” del DM10 i nuovi codici importo esposti nella tabella di seguito riportata:

Contributiminori

Fondo volo

T.C.

Cod.imp.

Descrizione

V1

XV10 XV1P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 assunti a tempo indeterminato.

V2

XV20

XV2P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 assunti a tempo determinato.

V3

XV30

XV3P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 trasformati a tempo indeterminato.

a.2) Per il personale iscritto al Fondo Volo, che può far valere un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni interi in qualsivoglia gestione ed ha aderito ai fondi complementari (lavoratori già contraddistinti con il codice importo X320- X32P con aliquota piena 37,70%, di cui 12,48% carico dipendente) utilizzeranno nei quadri “B-C” del DM10 i nuovi codici importo esposti nella tabella di seguito riportata.

Si rammenta che per tale tipologia di lavoratori deve essere obbligatoriamente versato il contributo di solidarietà con il codice “M900”, in relazione al versamento alla previdenza complementare di quota del contributo di finanziamento al Fondo Volo[12].

Contributi

minori

Fondo

Volo

T.C.

Cod.imp.

Descrizione

V4

XV40

XV4P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 assunti a tempo indeterminato.

V5

XV50

XV5P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 assunti a tempo determinato.

V6

XV60

XV6P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 trasformati a tempo indeterminato.

a.3) Per il personale iscritto al Fondo Volo successivamente al 31.12.1995 che alla stessa data risulti privo di anzianità contributiva in qualsivoglia gestione (lavoratori già contraddistinti dal codice importo Z310 – Z31P con aliquota piena 37,70%, di cui 12,48% carico dipendente) utilizzeranno nei quadri “B-C” del DM10 i nuovi codici importo esposti nella tabella di seguito riportata:

Contributi

minori

Fondo

Volo

T.C.

Cod.imp.

Descrizione

V1

ZV10

ZV1P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 assunti a tempo indeterminato.

V2

ZV20

ZV2P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 assunti a tempo determinato.

V3

ZV30

ZV3P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 5, co. 2 quater della l. 39/2004 trasformati a tempo indeterminato.

Nell’esporre i dati sul DM10/2 i datori di lavoro riporteranno:

nella casella “n. dipendenti” il numero dei lavoratori interessati;

nella casella “n. giornate” il numero delle giornate ovvero delle ore retribuite;

nella casella “retribuzioni” l’ammontare delle retribuzioni complessive spettanti, nella casella “somme a debito del datore di lavoro”:

– in corrispondenza dei codici “tipo contribuzione” V1, V2 V3, V4, V5 e V6 sarà riportata la sola aliquota dello 0,30% a titolo di CIGS straordinaria a carico del lavoratore;

– in corrispondenza dei codici

XV10 XV1P

XV20

XV2P

XV30

XV3P

sarà riportato l’importo dei contributi complessivamente dovuti al Fondo Volo 23,508% (10% a carico del datore di lavoro e 13,508% a carico del lavoratore)

– in corrispondenza dei codici

XV40 XV4P

XV50

XV5P

XV60

XV6P

sarà riportato l’importo dei contributi complessivamente dovuti al Fondo Volo 22,48% (10% a carico del datore di lavoro e 12,48% a carico del lavoratore)

– in corrispondenza dei codici

ZV10 ZV1P

ZV20

ZV2P

ZV30

ZV3P

sarà riportato l’importo dei contributi complessivamente dovuti al Fondo Volo 22,48% (10% a carico del datore di lavoro e 12,48% a carico del lavoratore).

La procedura di controllo e ripartizione delle denunce DM10 provvederà a determinare quale “sottocontribuzione” anche la quota di contribuzione dovuta all’IPSEMA e pertanto nessuna contribuzione dovrà essere versata dal datore di lavoro a detto Ente previdenziale a titolo di malattia e maternità per il periodo in cui è dovuta la contribuzione pari a quella dell’apprendista.

Si rammenta che deve essere versata per intero la particolare contribuzione, di cui all’art. 1 ter, comma 2 della legge 291/2004, a favore del Fondo speciale per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e qualificazione del personale del settore del trasporto aereo.

Ai fini della compilazione della denuncia EMens, i datori di lavoro dovranno riportare i predetti codici “tipo contribuzione” V1, V2, V3, V4, V5 e V6 nell’elemento di .

Per quanto riguarda, invece, la compilazione dell’elemento di , saranno utilizzati i previsti codici già in uso in relazione alla situazione soggettiva del lavoratore e cioè:

X3

se sul DM10 sono stati utilizzati i codici

XV10 XV1P

XV20

XV2P

XV30

XV3P

Y3

se sul DM10 sono stati utilizzati i codici

XV40 XV4P

XV50

XV5P

XV60

XV6P

Z3

se sul DM10 sono stati utilizzati i codici

ZV10 ZV1P

ZV20

ZV2P

ZV30

ZV3P

b) Per le operazioni di conguaglio del contributo di cui all’art. 8, co. 4 della legge 223/1991 le aziende autorizzate dovranno seguire le istruzioni generali illustrate al punto b) del paragrafo 1.6.1.

2. Agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da imprese operanti nel settore del trasporto aereo.

Con il messaggio n. 26504 del 19/07/2005 è stato illustrato l’art. 1 bis del decreto legge n. 249 del 5 ottobre 2004, convertito con modificazioni, nella legge n. 291 del 3 dicembre 2004.

Ai sensi del comma 2 dell’articolo citato – nel testo attualmente vigente[13]-, ai datori di lavoro che assumono i lavoratori dei vettori aerei e delle società da questi derivate a seguito di processi di riorganizzazione o trasformazioni societarie, “sospesi in cassa integrazione straordinaria o destinatari dell’indennità di mobilità, si estendono i benefici di cui all’art. 8, co. 4, ed all’art. 25, co. 9, della legge n. 223/1991 del 1991”. È invece espressamente esclusa l’applicazione dei benefici di cui all’art. 8, co. 2, della legge n. 223/1991 (allegato n. 4); i benefici possono essere riconosciuti nei limiti di risorse specificatamente determinate[14].

Di seguito, si riepilogano le principali condizioni soggettive per l’ammissione alle agevolazioni e si forniscono specifiche istruzioni procedurali, cui i datori di lavoro si dovranno attenere per la loro fruizione, relativamente ai rapporti instaurati successivamente alla pubblicazione della presente circolare.

Nel prosieguo della presente circolare si farà direttamente riferimento al testo attualmente vigente della legge 291/2004.

2.1 Datori di lavoro ammessi alle agevolazioni

La norma in esame ammette ai benefici qualsiasi datore di lavoro che proceda alle assunzioni che si intendono incentivare.

Le agevolazioni non spettano se ricorrono le medesime condizioni ostative illustrate supra al par. 1.1, secondo e terzo periodo.

2.2 Lavoratori per la cui assunzione competono i benefici

Le agevolazioni spettano per l’assunzione di lavoratori, per cui sussistano, congiuntamente, i seguenti requisiti:

– provenienti da un vettore aereo o da una società da questo derivata a seguito di processi di riorganizzazione o trasformazioni societarie;

– collocati in cassa integrazione guadagni straordinaria o in mobilità dal vettore aereo o dalla società derivata[15].

2.3 Misura e durata delle agevolazioni

Quando ricorrono le condizioni soggettive sopra descritte spettano le seguenti agevolazioni, previste dagli artt. 8, co. 4, e 25, co. 9, della legge 23 luglio 1991 n. 223:

– contribuzione a carico del datore di lavoro pari, per i primi diciotto mesi, a quella prevista per gli apprendisti nell’ipotesi di assunzione a tempo indeterminato (art. 25, co. 9). Se l’assunzione è a tempo pieno spetta anche un contributo mensile, pari al cinquanta per cento della residua indennità di mobilità che sarebbe stata corrisposta al lavoratore (art. 8, co. 4)[16].

2.3.1 Precisazioni sul contributo mensile

il contributo mensile previsto dall’art. 8, co. 4 della l. 223/1991 presuppone che il lavoratore assunto abbia i requisiti per il teorico riconoscimento dell’indennità di mobilità.

In particolare si evidenzia che il lavoratore deve:

* essere titolare di un rapporto a tempo indeterminato con l’impresa di provenienza;
* aver maturato presso l’impresa di provenienza un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi e avervi prestato l’attività per almeno sei mesi[17].

Il contributo spetta per un massimo di dodici mesi e, per i lavoratori di età superiore a cinquanta anni, per un massimo di ventiquattro mesi ovvero trentasei per le aree di cui al T.U. approvato con D.P.R. 218/1978.
Non può, comunque, essere riconosciuto al datore di lavoro il contributo mensile per un periodo superiore a quello dell’indennità di mobilità astrattamente – ovvero residualmente – spettante al lavoratore.

Nei limiti di durata indicati, il contributo mensile può essere fruito soltanto per i periodi di effettiva erogazione della retribuzione al lavoratore, secondo quanto specificato con la circolare n. 252 del 30 ottobre 1992.

2.4 Adempimenti a carico dei datori di lavoro

Si rinvia alle istruzioni impartite, supra, al paragrafo 1.4.

Il codice da inserire nel campo“Codice agevolazioni” del modello Unificato Lav è “V7”. Se, al momento dell’emanazione della presente circolare, i soggetti responsabili del sistema informatico di gestione delle comunicazioni obbligatorie[18] non abbiano ancora potuto aggiornare la tabella dei codici agevolazione con i nuovi codici, il campo dovrà essere compilato con il codice “75”.

La corrispondente dichiarazione di responsabilità sarà redatta secondo il fac simile di cui all’allegato n. 5.

2.5 Codifica aziende

La Direzione territoriale Inps competente – ricevuta la dichiarazione di responsabilità dell’azienda e verificato l’inoltro del modello Unificato Lav – accerterà, attingendo alle informazioni disponibili presso gli archivi dell’Istituto (EMens, archivi relativi ai pagamenti diretti della Cigs, ecc.), che il lavoratore interessato sia stato collocato in Cigs dall’impresa di provenienza.

Le posizioni contributive relative ai datori di lavoro aventi titolo alle agevolazioni contributive di cui all’art. 1-bis della legge 291/2004 dovranno essere contraddistinte dal codice di autorizzazione “4K” che assume il nuovo significato di “azienda ammessa al beneficio di cui all’art. 1 bis, della l. 291/2004”.

In caso di assunzione a tempo pieno e indeterminato, l’Unità di processo aziende accerterà –coordinandosi con l’Unità di processo prestazioni a sostegno del reddito – i dati utili per determinare il diritto e la durata del contributo mensile, previsto dall’art. 8. co. 4 l. 223/1991. In caso positivo predisporrà specifica autorizzazione (allegato n. 3) – da rinnovare dal primo gennaio di ciascuno degli anni eventualmente compresi nel relativo arco di durata – per il datore di lavoro, il quale potrà quindi conguagliare sul modello DM10 le somme di cui è creditore.

Nell’ipotesi di spettanza del contributo mensile, in aggiunta al codice di autorizzazione “4K”, dovrà essere attribuito il codice di autorizzazione “4T”, che assume il nuovo significato di “azienda ammessa al beneficio di cui all’art. 8, co.4, l. 223/1991 ai sensi della l. 291/2004”.

2.6 Modalità di compilazione del DM10 e dell’EMens

Poiché destinatari della normativa in questione sono anche le aziende operanti nel settore del trasporto aereo, si forniscono, dopo le istruzioni generali, le specifiche istruzioni operative per il personale iscritto al Fondo Volo.

2.6.1 Istruzioni generali

a) Ai fini della compilazione del DM10 i datori di lavoro esporranno i dati relativi ai lavoratori di cui trattasi nel quadro “B-C” del DM10 utilizzando il codice tipo contribuzione sotto riportato, preceduto dai codici qualifica 1, 2,O,Y e seguito dal quarto carattere “0” (leggasi “zero”) o “M”:

Codice

V7

Lavoratori in CIGS o mobilità art. 1-bis legge 291/2004

nella casella “n. dipendenti” il numero dei lavoratori interessati;

nella casella “n. giornate” il numero delle giornate ovvero delle ore retribuite;

nella casella “retribuzioni” l’ammontare delle retribuzioni complessive spettanti;

nella casella “somme a debito del datore di lavoro” i contributi complessivamente dovuti (10% carico datore di lavoro e 9,19% o 9,49% carico lavoratore).

Ai fini della compilazione della denuncia EMens, i datori di lavoro dovranno riportare il predetto codice “tipo contribuzione” V7 nell’elemento di .

b) Per le operazioni di conguaglio del contributo di cui all’art. 8, co. 4 della legge 223/1991 le aziende autorizzate dovranno attenersi alle seguenti modalità:
– indicheranno l’importo delle somme spettanti per i periodi correnti in uno dei righi in bianco del quadro “D” del DM10/2, preceduto dal codice importo di nuova istituzione “L406″ avente il significato “rec. beneficio 50% indennità mobilità ex lege n. 291/2004”.
– indicheranno l’importo delle somme spettanti per i periodi anteriori al rilascio dell’autorizzazione in uno dei righi in bianco del quadro “D” del DM10/2,preceduto dal codice importo di nuova istituzione “L407″ avente il significato “rec. arretrati beneficio 50% indennità mobilità ex lege n. 291/2004”.

2.6.2 Personale iscritto al Fondo Volo

Ai fini della compilazione del DM10 i datori di lavoro, che impiegano personale iscritto al Fondo volo, opereranno come segue:

a) per il versamento dei contributi minori utilizzeranno, nei quadri “B-C” del DM10, i codici tipo contribuzione esposti nelle tabelle sottostanti preceduti dall’apposito codice qualifica (2, Y) e dal quarto carattere “0” (leggasi “zero”) o “M”.

a.1) Per il personale iscritto al Fondo Voloche può far valere al 31.12.1995 una anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni interi in qualsivoglia gestione, o una anzianità contributiva inferiore a 18 anni interi in qualsivoglia gestione ma che non ha aderito ai fondi complementari (lavoratori già contraddistinti con il codice importo X310- X31P con aliquota piena 40,82% di cui 13,508% carico dipendente), utilizzeranno nei quadri “B-C” del DM10 i nuovi codici importo esposti nella tabella di seguito riportata:

Contributi

minori

Fondo

Volo

T.C.

Cod.imp.

Descrizione

V7

XV70

XV7P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 1-bis legge 291/2004 assunti a tempo indeterminato

a.2) Per il personale iscritto al Fondo Volo, che può far valere un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni interi in qualsivoglia gestione ed ha aderito ai fondi complementari (lavoratori già contraddistinti con il codice importo X320- X32P con aliquota piena 37,70%, di cui 12,48% carico dipendente) utilizzeranno nei quadri “B-C” del DM10 i nuovi codici importo esposti nella tabella di seguito riportata.

Si rammenta che per tale tipologia di lavoratori deve essere obbligatoriamente versato il contributo di solidarietà con il codice “M900”, in relazione al versamento alla previdenza complementare di quota del contributo di finanziamento al Fondo Volo[19].

Contributi

Minori

Fondo

Volo

T.C.

Cod.imp.

Descrizione

V8

XV80

XV8P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 1-bis legge 291/2004

a.3) Per il personale iscritto al Fondo Volo successivamente al 31.12.1995 che alla stessa data risulti privo di anzianità contributiva in qualsivoglia gestione (lavoratori già contraddistinti dal codice importo Z310 – Z31P con aliquota piena 37,70%, di cui 12,48% carico dipendente) utilizzeranno nei quadri “B-C” del DM10 i nuovi codici importo esposti nella tabella di seguito riportata:

Contributi

Minori

Fondo

Volo

T.C.

Cod.imp.

Descrizione

V7

ZV70

ZV7P

Lavoratori in CIGS o mobilità ex art. 1-bis legge 291/2004

Nell’esporre i dati sul DM10/2 i datori di lavoro riporteranno:

nella casella “n. dipendenti” il numero dei lavoratori interessati;

nella casella “n. giornate” il numero delle giornate ovvero delle ore retribuite;

nella casella “retribuzioni” l’ammontare delle retribuzioni complessive spettanti;

nella casella “somme a debito del datore di lavoro”:

– in corrispondenza dei codici “tipo contribuzione” V7 e V8 sarà riportata la sola aliquota dello 0,30% a titolo di CIGS straordinaria a carico del lavoratore;

– in corrispondenza dei codici

XV70 XV7P

sarà riportato l’importo dei contributi complessivamente dovuti al Fondo Volo 23,508% (10% a carico del datore di lavoro e 13,508% a carico del lavoratore)

– in corrispondenza dei codici

XV80 XV8P

sarà riportato l’importo dei contributi complessivamente dovuti al Fondo Volo 22,48% (10% a carico del datore di lavoro e 12,48% a carico del lavoratore).

– in corrispondenza dei codici

ZV70 ZV7P

sarà riportato l’importo dei contributi complessivamente dovuti al Fondo Volo 22,48% (10% a carico del datore di lavoro e 12,48% a carico del lavoratore).

La procedura di controllo e ripartizione delle denunce DM10 provvederà a determinare quale “sottocontribuzione” anche la quota di contribuzione dovuta all’IPSEMA e pertanto nessuna contribuzione dovrà essere versata dal datore di lavoro a detto Ente previdenziale a titolo di malattia e maternità per il periodo in cui è dovuta la contribuzione pari a quella dell’apprendista.

Si rammenta che deve essere versata per intero la particolare contribuzione, di cui all’art. 1 ter, comma 2, della legge 291/2004, a favore del Fondo speciale per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e qualificazione del personale del settore del trasporto aereo.

Ai fini della compilazione della denuncia EMens, i datori di lavoro dovranno riportare i predetti codici “tipo contribuzione” V7 e V8 nell’elemento di .

Per quanto riguarda, invece, la compilazione dell’elemento di , saranno utilizzati i previsti codici già in uso in relazione alla situazione soggettiva del lavoratore e cioè:

X3

se sul DM10 sono stati utilizzati i codici

XV70 XV7P

Y3

se sul DM10 sono stati utilizzati i codici

XV80 XV8P

Z3

se sul DM10 sono stati utilizzati i codici

ZV70 ZV7P

b) Per le operazioni di conguaglio del contributo di cui all’art. 8, co. 4, della legge 223/1991 le aziende autorizzate dovranno seguire le istruzioni generali illustrate al punto b) del paragrafo 2.6.1.

3. Istruzioni contabili

In considerazione del fatto che gli oneri derivanti dalle agevolazioni contributive a favore dei datori di lavoro che assumono personale di cui ai precedenti punti 1. e 2. sono posti a carico della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, si forniscono le seguenti istruzioni.

3.1 Agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da grandi imprese in crisi operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali

Ai fini della rilevazione contabile del mancato gettito contributivo derivante alle gestioni previdenziali dalle agevolazioni di cui all’art. 8, comma 2, ovvero dall’art. 25, comma 9, della legge n. 223/1991 a seguito dell’assunzione di lavoratori in epigrafe (compresi quelli iscritti al Fondo Volo), è stato istituito il conto GAW 32/115. In contropartita di tale conto la procedura DM provvede a movimentare i conti … 22/055 delle gestioni o contabilità separate interessate (cfr. circ. n. 115 del 10 novembre 2005).

Per l’imputazione contabile del contributo ai datori di lavoro ai sensi dell’art. 8, comma 4, della legge n. 223/1991, riferito sia a periodi correnti (codice “L404” del mod. DM 10) che a periodi arretrati (codice “L405” del mod. DM 10), è stato istituito il conto GAW 32/117.

3.2 Agevolazioni per l’assunzione di lavoratori provenienti da imprese operanti nel settore del trasporto aereo

Ai fini della rilevazione contabile del mancato gettito contributivo derivante alle gestioni previdenziali dalle agevolazioni di cui all’art. 25, comma 9, della legge n. 223/1991 a seguito dell’assunzione di lavoratori in epigrafe (compresi quelli iscritti al Fondo Volo), è stato istituito il conto GAW 32/116. In contropartita di tale conto la procedura DM provvede a movimentare i conti … 22/055 delle gestioni o contabilità separate interessate (cfr. circ. n. 115 del 10 novembre 2005).

Per l’imputazione contabile del contributo ai datori di lavoro ai sensi dell’art. 8, comma 4, della legge n. 223/1991, riferito sia a periodi correnti (codice “L406” del mod. DM 10) che a periodi arretrati (codice “L407” del mod. DM 10), è stato istituito il conto GAW 32/118.

I sopra citati conti sono riportati nell’allegato n.6.

Il Direttore generale

Crecco

[1] Cfr. Circ. n. 51 del 18 aprile 2008, e, da ultimo, circolare del ministero del lavoro 34/2008 e messaggio inps 028457 del 23 dicembre 2008.

2 Si tratta dell’apposita evidenza contabile di cui all’articolo 1-bis, comma 3, lettera a), del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, incrementata – ai sensi dell’art. 2, co 4, del d.l. 134/2008 conv. in l. 166/2008.

3 Cfr. art. 8, co. 4 bis della legge n. 223/91.

4Tali condizioni, ostative del beneficio, sono espressamente previste dall’art. 4, co. 3, della l. 236/1993, qui applicabile per analogia, cfr. circolare n. 148 del 5 luglio 1993, al punto 2).

5 Ai fini delle agevolazioni è sufficiente che il lavoratore sia stato collocato in cigs per un giorno; non è necessario – a differenza di quanto prevede l’art. 4, co. 3, l. 236/1993 – che il lavoratore abbia fruito della CIGS per almeno tre mesi e che l’azienda sia beneficiaria dell’intervento Cigs da almeno sei mesi.

6 Il beneficio compete per l’assunzione sia dei lavoratori in mobilità sia di quelli in CIGS; in tale ultimo caso, il cinquanta per cento dell’indennità di mobilità non subisce la riduzione di tre mesi prevista dall’art. 4, co 3, della legge n. 236/1993.

7Cfr. nota predente.

8 Cfr. la nota del ministero del lavoro del 15/12/2008 n. 14/0016872, che argomenta dal riconoscimento generale dell’indennità di mobilità per 36 mesi, operato dall’art. 2, co. 1, della legge 166/2008. Come noto, tali requisiti sono invece necessari per il contributo mensile riconosciuto ai sensi della l. 236/1993.

9 Cfr. messaggio Inps n. 1379 del 17/01/2008.

10 La procedura di rettifica, utilizzabile anche per le integrazioni descritte nel testo, è illustrata nel documento “Comunicazioni obbligatorie – Modelli e regole”, reperibile presso il sito del Ministero del lavoro, nella sezione dedicata alle comunicazioni obbligatorie, all’indirizzo www.lavoro.gov.it/CO/.

11 Si ricorda che il sistema informatico delle comunicazioni obbligatorie non è gestito dall’Inps ma da un insieme di soggetti, tra cui il Ministero del lavoro, le Regioni e le Province autonome, in accordo tra loro.

12 Cfr. circolare n. 140 del 31 luglio 2003.

13 L’articolo è stato infatti modificato dal d.l. 134/2008.

14 Si tratta dell’apposita evidenza contabile di cui all’articolo 1-bis, comma 3, del d.l. 249/2004.

15 Ai fini delle agevolazioni è sufficiente che il lavoratore sia stato collocato in cigs per un giorno; non è necessario – a differenza di quanto prevede l’art. 4, co. 3, l. 236/1993 – che il lavoratore abbia fruito della CIGS per almeno tre mesi e che l’azienda sia beneficiaria dell’intervento Cigs da almeno sei mesi.

16 Il beneficio compete per l’assunzione sia dei lavoratori in mobilità sia di quelli in CIGS; in tale ultimo caso, il cinquanta per cento dell’indennità di mobilità non subisce la riduzione di tre mesi prevista dall’art. 4, c. 3, della legge n. 236/1993.

17Analogamente a quanto richiesto per i benefici previsti dalla l. 236/1993.

18 Si ricorda che il sistema informatico delle comunicazioni obbligatorie non è gestito dall’Inps ma da un insieme di soggetti, tra cui il Ministero del lavoro, le Regioni e le Province autonome, in accordo tra loro.

19 Cfr. circolare n. 140 del 31 luglio 2003.

Allegato N.1
Allegato N.2
Allegato N.3
Allegato N.4
Allegato N.5
Allegato N.6

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aprile 1st, 2009 by admin

INPS – Messaggio 24 marzo 2009, n. 6731

Circolare n. 39 del 6 marzo 2009 – Precisazioni e istruzioni operative

Con circ. n. 39 del 6 marzo 2009 sono state impartite le prime disposizioni per l’attuazione del comma 1, art. 19 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185 convertito, con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

Le innovazioni introdotte, come già indicato in circolare, prevedono l’estensione dell’indennità di disoccupazione non agricola sia in termini di durata, sia in termini di beneficiari, sia di settori di lavoro.

Altra importante innovazione riguarda le cause di sospensione che la legge n. 2/2009 individua nelle crisi aziendali o occupazionali, quali ad esempio crisi di mercato, mancanza di lavoro, di commesse, di materie prime, eventi imprevisti ed improvvisi. Sono ovviamente esclusi dal campo di applicazione della presente legge i casi di sospensioni programmate.

Oltre ad aver aumentato la durata fino ad un massimo di 90 giornate per l’indennità di disoccupazione ordinaria sia con requisiti normali, sia con requisiti ridotti, per quest’ultimo trattamento è stata ampliata la platea dei beneficiari ai lavoratori di tutti i settori, avendo abrogato le disposizioni, di cui alla legge n. 80/2005, che limitavano il trattamento ai soli lavoratori dell’artigianato.

Va precisato che – come da istruzioni impartite dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Direzione Generale per gli ammortizzatori sociali e gli incentivi all’occupazione, con nota prot. n. 14/prov./56 del 13/03/2009 – nelle ipotesi in cui manchi l’intervento integrativo degli enti bilaterali, i periodi di tutela previsti dall’art. 19, comma 1, del decreto legge n. 185/2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 2/2009, si considerano esauriti ed i lavoratori possono accedere direttamente ai trattamenti in deroga alla normativa vigente.

A tale proposito è bene ricordare che la comunicazione del datore di lavoro, di cui al comma 1-bis dell’art. 19, deve contenere oltre alla data di sospensione dell’attività lavorativa e le relative motivazioni, anche i nominativi dei lavoratori interessati e la dichiarazione che subordina l’eventuale ricorso all’utilizzo dei trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria o di mobilità in deroga, all’esaurimento dei periodi di tutela previsti alle lettere da a) a c) del citato comma 1.

Per quanto riguarda il trattamento previsto, in via sperimentale per il triennio 2009-2011, dalla lettera c) dello stesso comma 1, art. 19, per i lavoratori sospesi o licenziati con la qualifica di apprendista, le relative pratiche saranno acquisite con:
– codice 65 nelle ipotesi di sospensione
– codice 51 nelle ipotesi di licenziamento unitamente alla indicazione della qualifica (A).

E’ utile ribadire che, qualora venisse a mancare l’intervento integrativo degli enti bilaterali, anche detti lavoratori accedono direttamente ai trattamenti in deroga alla normativa vigente, nel presupposto che i periodi di tutela previsti dal più volte citato art. 19, comma 1 della legge n. 2/2009, sono da considerarsi esauriti.

Si precisa inoltre che nei rapporti di somministrazione di lavoro, il beneficio spetta in caso di interruzione o fine anticipata della missione, qualora sia previsto dagli enti bilaterali.

Da ultimo è bene rammentare che il 19 febbraio 2009 il Sottosegretario al Ministero del Lavoro, Pasquale Vespoli, ha firmato il decreto per l’assegnazione alle Regioni e alle Provincie Autonome delle risorse necessarie ad assicurare ai lavoratori interessati la continuità delle prestazioni e dei trattamenti relativi agli ammortizzatori sociali in deroga.

Le Regioni e le Provincie autonome sono impegnate a spendere immediatamente le risorse ivi previste.

Si allega, per opportuna conoscenza, nota del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali prot. n. 14/prov/56 del 13/03/2009.

MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI – Nota 13 marzo 2009, n. 56

Decreto Ministeriale n. 45080 del 19 febbraio 2009 di assegnazione provvisoria delle risorse destinate, per l’anno 2009, agli ammortizzatori sociali in deroga.

Si fa riferimento al decreto ministeriale n. 45080 del 19 febbraio 2009, di assegnazione provvisoria delle risorse destinate, per l’anno 2009, alle concessioni e proroghe degli ammortizzatori sociali in deroga nei territori, adottato ai sensi dell’art. 19, comma 9-bis, del decreto-legge n. 185/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2/2009.

Al riguardo, si precisa che, nelle more della definizione delle modalità di attuazione dell’accordo tra Governo, Regioni e Province autonome sugli ammortizzatori sociali in deroga, siglato in data 12 febbraio 2009, le risorse finanziarie di cui al Decreto sopra indicato, possono essere utilizzate secondo le procedure e le regole già concordate per l’anno 2008.

Si precisa, altresì, che, ai fini dell’applicazione delle sospensioni lavorative con intervento integrativo degli enti bilaterali di cui all’art. 19, comma 1, del decreto-legge n. 185/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2/2009, nelle ipotesi in cui manchi l’intervento integrativo degli enti bilaterali medesimi, i periodi di tutela ivi previsti si considerano esauriti e i lavoratori possono accedere direttamente ai trattamenti in deroga alla normativa vigente.

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marzo 9th, 2009 by admin

Circolare numero 39 del 6-3-2009.htm
Articolo 19, comma 1, decreto legge n. 185 del 29 novembre 2008, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Potenziamento ed estensione degli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione. Modifiche al trattamento di disoccupazione ordinaria con requisiti normali e ridotti ai lavoratori sospesi per crisi aziendali o occupazionali e introduzione di un trattamento pari all’indennità ordinaria di disoccupazione con reqisiti normali ai lavoratori sospesi o licenziati assunti con la qualifica di apprendista. Istruzioni contabili. Variazione al piano dei conti


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