INAIL Malattie professionali

Il tumore del polmone originato dal fumo passivo è stato incluso fra le cause di riconoscimento di malattia professionale tutelate dall’INAIL. . L’Istituto ha quindi fornito ai datori di lavoro alcune indicazioni utili alla limitazione dell’uso del tabacco con riferimento, in particolare, alla esposizione della cartellonistica e alla valutazione del rischio riferita ai locali per fumatori ed al rischio da fumo passivo.

Il legislatore, tramite il DM 11.12.2009, ha inserito il cancro al polmone legato al fumo passivo, fra le patologie per le quali spetta il riconoscimento della malattia professionale. L’intervento del legislatore si è reso necessario proprio in relazione alle statistiche e all’evoluzione degli strumenti di diagnostica attraverso i quali si è potuto dimostrare il collegamento fra le malattie e il fumo passivo.
Dall’inserimento della patologia nella lista introdotta dal d.m. 11.12.2009, è scaturito l’obbligo per il datore di lavoro di presentare la denuncia di malattia professionale nei termini previsti.

La posizione della Corte di Cassazione

Con la sentenza 3227/2011, la Corte di Cassazione è intervenuta, confermando la pronuncia di una Corte d’appello che aveva accolto il ricorso di un lavoratore al quale era stata negata dall’INAIL la prestazione per una patologia bronchiale e polmonare. Il lavoratore faceva risalire la malattia al fumo, emesso da un collega fumatore, e respirato per 5 ore al giorno per circa 30 anni.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso INAIL, presentato contro il riconoscimento della prestazione, precisando che:
· era ininfluente il fatto che la malattia professionale non fosse inclusa nelle tabelle INAIL dell’epoca
· la circostanza che la finestra dell’ufficio fosse spesso aperta non equivaleva ad un efficiente sistema di aspirazione del fumo
· era corretta la relazione del consulente medico nominato dal tribunale attraverso la quale la patologia veniva correlata al fumo passivo in base agli esami clinici ed alle statistiche
· la patologia contratta per l’esposizione al fumo passivo doveva essere tutelata, anche se non direttamente collegata ad un rischio specifico e non presente nelle tabelle, poiché è stato ritenuto sufficiente il rischio ambientale.
Nella sostanza la Corte di Cassazione ha anticipato il legislatore sia in materia di tutela dei non fumatori che in materia di tutela di una malattia collegata la fumo passivo

Indicazioni dell’INAIL ai datori di lavoro

L’esame dei dati raccolti a livello statistico hanno evidenziato come la legge 3/2003 da sola non sia sufficiente a limitare gli effetti del fumo in generale e nei luoghi di lavoro in particolare.
Il dipartimento di medicina del lavoro del settore ricerca INAIL, già dall’anno 2012, ha fornito ai datori di lavoro alcune indicazioni utili alla limitazione dell’uso del tabacco.
Le indicazioni si riferiscono alla esposizione della cartellonistica, alla valutazione del rischio riferita ai locali per fumatori ed al rischio da fumo passivo dove è ancora consentito.
Queste misure devono essere integrate dalla sorveglianza sanitaria specifica per i fumatori ed alle iniziative di dissuasione dal fumo come la valutazione del benessere psichico o la presenza di specialisti in azienda o la somministrazione di corsi strutturati.
Da ultimo l’INAIL ha da poco realizzato due pubblicazioni (“La gestione del e di tabacco in azienda”, un manuale informativo per datori di lavoro, medici competenti e responsabili del servizio di prevenzione e protezione e “Se fumo,… Se smetto,…”, un depliant che si rivolge ai lavoratori), dedicate al problema del fumo con l’indicazione precisa delle sostanze chimiche presenti nei prodotti per il fumo, le patologie connesse e gli organi colpiti.

Quale responsabilità del datore di lavoro

La prima responsabilità del datore di lavoro è quella di far rispettare il divieto di fumo nei locali dove questo è vietato. Molto spesso i mezzi di informazione raccontano di vicende legate a soggetti che fumano dove non si dovrebbe come scuole, ospedali ed uffici con accesso del pubblico.
La magistratura si è pronunciata in modo fermo riconoscendo la responsabilità di datori di lavoro nei casi di lavoratori colpiti da malattie connesse al fumo passivo. Il fondamento della responsabilità è stato fatto risalire al mancato esercizio del potere di controllo sul divieto di fumo.
La conseguenza del riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro, in materia di malattia professionale da fumo passivo, è l’attivazione dell’azione di regresso da parte dell’INAIL.
Il mancato esercizio del potere di controllo, finalizzato all’impedimento del fumo nel luogo di lavoro, rappresenta una responsabilità diretta nella manifestazione della malattia che, in assenza del fumo da tabacco non si sarebbe presentata
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