Criteri di scelta nelle procedure di riduzione del personale

La Cassazione, con due sentenze contrastanti,torna ad occuparsi dei criteri di scelta dei lavoratori da mettere in mobilità al termine della procedura collettiva di riduzione di personale.

La prima sentenza del 16 ottobre 2015 (Cass., 21015/2015) afferma che il datore di lavoro non può restringere la scelta dei lavoratori da porre in mobilità alle sole figure professionali del reparto o settore in cui sono stati ravvisati gli esuberi ma, nel rispetto dei principi generali di correttezza, deve estendere la propria valutazione anche ad altri settori non interessati alla riduzione ma ove operano lavoratori con professionalità equivalenti.

La seconda invece, del 21 ottobre 2015 (Cass., 21476/2015), la Suprema Corte, ha ribadito dalle sentenze n. 203 e n. 4678 / 2015, avallando quindi una interpretazione di tutt’altro genere: è legittimo delimitare il campo di applicazione della comparazione sui criteri di scelta ai dipendenti occupati nel solo settore interessato dal “surplus” di personale.

Per il datore di lavoro quindi rimane aperta la questione che la scelta dei criteri di licenziamento è un vero e proprio  terno al lotto, nel senso che solo all’atto della decisione del giudice l’imprenditore sa se ha sbagliato o meno.
Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, l’erronea applicazione dei criteri di scelta comporta la reintegra nel posto di lavoro con il pagamento della retribuzione e della contribuzione dal momento del licenziamento fino al ripristino del lavoratore nell’attività, con la possibilità per quest’ultimo di esercitare il c.d. “opting out” con il pagamento di una indennità legata alla rinuncia alla reintegra pari a 15 mensilità, mentre per gli assunti dopo tale data la violazione dei criteri di scelta è sanzionata con due mensilità all’anno (calcolate sull’ultima retribuzione utile ai fini del calcolo del TFR) partendo da una base di quattro fino ad un massimo di ventiquattro mensilità.

Auguri !

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