Job Act – Nuovi servizi per l’impiego

Capo I – Rete dei servizi per le politiche del lavoro

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Decorrenza/Entrata in vigore

Art. 1

Rete Nazionale dei servizi per le politiche del lavoro

Viene istituita la “Rete dei servizi per le politiche del lavoro”, costituita da: a) Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, istituita dal successivo art. 4 denominata “ANPAL”; b) strutture regionali per le Politiche Attive del Lavoro istituite dal successivo art. 11; c) INPS; d) INAIL; e) Agenzie per il lavoro ed altri soggetti autorizzati all’attività di intermediazione; f) fondi interprofessionali per la formazione continua ex art. 118 L. 388/00; g) fondi bilaterali ex art. 12.4 D. Lgs. 276/03; h) ISFOL; i) Italia Lavoro S.p.A.; l) CCIAA; m) università; n) istituti di scuola secondaria di secondo grado.

La “Rete” – coordinata dall’ANPAL (v. art. 4) – promuove l’effettività dei diritti al lavoro, alla formazione ed all’elevazione professionale ed il diritto ad accedere a servizi di collocamento gratuito, mediante interventi e servizi volti a migliorare l’efficienza del mercato assicurando, ai datori di lavoro il soddisfacimento dei fabbisogni di competenze ed ai lavoratori il sostegno nell’inserimento o nel reinserimento al lavoro.

Dal 24 settembre 2015, fatto salvo quanto si dirà più avanti in merito ai provvedimenti istitutivi e di articolazione organizzativa dell’ANPAL e tenendo comunque conto della necessità di stipulare successivi accordi/convenzioni o, comunque, provvedimenti che delineino l’iter di funzionamento tra i “membri” della Rete

Art. 2

Indirizzi generali in materia di politiche attive del lavoro

Con D.M. del Ministro del lavoro sono fissate:

a) le linee di indirizzo triennali e gli obiettivi annuali dell’azione in materia di politiche attive;

b) la specificazione dei livelli essenziali delle prestazioni;

Lo stesso DM potrà determinare i tempi entro i quali debbono essere convocate le diverse categorie di utenti, ivi compresi i disoccupati che non siano beneficiari di prestazioni a sostegno del reddito collegate allo stato di disoccupazione, nonché i tempi e le modalità di definizione del relativo percorso di inserimento o di reinserimento lavorativo, prevedendo opportuni margini di adeguamento da parte delle regioni e province autonome.

Dal 24 settembre 2015,, ma non si prevedono termini per l’adozione del DM previsto da questo articolo e, quindi, per l’adozione delle relative linee guida

Art. 3

Competenze del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in materia di politiche attive del lavoro

E’ affidato al Ministero del lavoro il potere di indirizzo e vigilanza sull’ANPAL, nonché le competenze in materia di verifica e controllo del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 2. Tale potere è esercitato attraverso il parere preventivo sui seguenti atti dell’ANPAL:

a) circolari e altri atti interpretativi;

b) modalità operative e ammontare dell’assegno individuale di ricollocazione (V. successivo art. 23);

c) atti di programmazione e riprogrammazione in relazione ai programmi comunitari gestiti dall’ANPAL.

Al Ministero del lavoro, anche su proposta dell’ANPAL, compete inoltre l’adozione dei seguenti atti:

1) definizione del concetto di “offerta di lavoro congrua” (V. successivo art. 25);

2) definizione delle linee di indirizzo per l’attuazione della normativa nazionale in materia di politiche attive del lavoro, servizi pubblici per il lavoro, il collocamento dei disabili e l’inserimento dei lavoratori stranieri;

3) indirizzo sul sistema della formazione professionale continua.

Con intesa in Conferenza permanente per i rapporti Stato-Regioni-Province autonome, sono definite linee guida per l’accreditamento degli enti di formazione

Dal 24 settembre 2015,

Art. 4

Istituzione dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro

Dal 1° gennaio 2016 è istituita l’ANPAL, dotata di personalità giuridica, autonomia organizzativa, regolamentare, amministrativa, contabile e di bilancio e posta sotto la vigilanza del Ministero del lavoro.

La dotazione organica dell’ANPAL (predefinita nel numero di un massimo di 395 unità). Entro quarantacinque giorni dall’entrata in vigore del D. Lgs., con DPCM sono individuati i beni e le risorse finanziarie, umane e strumentali da trasferire dal Ministero del lavoro e dalle politiche sociali e dell’ISFOL all’ANPAL, nonché modalità e procedure del trasferimento.

Dal 24 settembre 2015, con operatività posticipata (almeno) al 1/1/2016 in dipendenza della tempestiva adozione dei molteplici decreti attuativi indicati in questo stesso articolo

Entro 60 gg. dall’entrata in vigore del D. Lgs., viene nominato con DPR il presidente dell’ANPAL che, a far data dalla nomina subentra nella titolarità delle azioni di Italia Lavoro S.p.A. ed il suo presidente ne diviene amministratore unico, senza diritto a compensi, con contestuale decadenza del consiglio di amministrazione di Italia Lavoro S.p.A. Nei successivi trenta giorni, Italia Lavoro S.p.A. adotta il nuovo statuto, che prevede forme di controllo da parte di ANPAL tali da assicurare la funzione di struttura in house di Italia Lavoro S.p.A..

17. L’ANPAL, al fine di promuovere possibili sinergie logistiche, stipula apposite convenzioni a titolo gratuito con: a) l’Ispettorato nazionale del lavoro; b) l’INPS; c) l’INAIL; d) l’ISFOL.

Entro 45 giorni dall’entrata in vigore del D. lgs. verrà adottato – con DPR – lo statuto dell’ANPAL.

Art. 5

Risorse finanziarie dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro

Le risorse attribuite all’ANPAL dal 2016 sono costituite:

a) dal finanziamento annuale a carico del Ministero del lavoro;

b) dal Fondo per le politiche attive del lavoro;

c) dal Fondo di rotazione ex art. 9.5 D. L. 148/93;

d) dalle risorse finanziarie trasferite da altre amministrazioni.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 6

Organi dell’ANPAL

Sono organi dell’ANPAL e restano in carica per tre anni rinnovabili per una sola volta:

a) il Presidente; b) il C.d.A.; c) il Consiglio di vigilanza; d) il Collegio dei revisori.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 7

Attribuzioni degli organi dell’ ANPAL

1) Il Presidente ha la rappresentanza legale dell’ANPAL, presiede il C.d.A., di cui convoca e presiede le riunioni e definisce l’ordine del giorno. Egli può assistere alle sedute del Consiglio di sorveglianza ed è “interlocutore unico” del governo, dei ministeri, degli altri enti e istituzioni.

2) Il C.d.A. approva i piani annuali dell’azione in materia di politiche attive, delibera il bilancio preventivo e il conto consuntivo, i piani d’impiego dei fondi disponibili e adotta, su proposta del Direttore generale, i regolamenti di contabilità e di organizzazione. Il consiglio esercita, inoltre, ogni altra funzione che non sia compresa nella sfera di competenza degli altri organi dell’ANPAL.

3) il Consiglio di vigilanza formula proposte sulle linee di indirizzo generale, propone gli obiettivi strategici e vigila sul perseguimento degli indirizzi e degli obiettivi strategici adottati dal C.d.A.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 8

Direttore generale

Il Direttore Generale – nominato con DPR – è scelto tra esperti ovvero tra personale incaricato di funzioni di livello dirigenziale generale di comprovata esperienza nelle materie di competenza dell’ANPAL.

Il D.G. predispone il bilancio, coordina l’organizzazione interna del personale, degli uffici e dei servizi, assicurandone l’unità operativa e di indirizzo, formula proposte in materia di ristrutturazione operativa dell’ANPAL, consistenza degli organici e promozione dei dirigenti, ed esercita ogni altro potere attribuitogli dal presidente e dal C.d.A. Resta in carica per tre anni, rinnovabili una sola volta.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 9

Funzioni e compiti dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro

All’ANPAL sono conferite le seguenti funzioni:

a) coordinamento della gestione della NASpI, dei servizi per il lavoro, del collocamento dei disabili, delle politiche di attivazione dei lavoratori disoccupati;

b) definizione degli standard di servizio in relazione alle misure di cui all’articolo 18 del decreto in commento;

c) determinazione delle modalità operative e dell’ammontare dell’assegno di ricollocazione;

d) coordinamento dell’attività della rete Eures;

e) definizione delle metodologie di profilazione degli utenti per determinarne il profilo di occupabilità;

f) promozione e coordinamento, in raccordo con l’Agenzia per la coesione territoriale, dei programmi cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo, nonché di programmi cofinanziati con fondi nazionali negli ambiti di intervento del FSE;

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

g) sviluppo e gestione integrata del sistema informativo unitario delle politiche del lavoro;

h) gestione dell’Albo nazionale ex art. 4 D. Lgs. 276/03;

i) gestione dei PON nelle materie di competenza, nonché di progetti cofinanziati dai Fondi comunitari;

l) definizione e gestione di programmi per il riallineamento delle aree nelle quali non siano rispettati i livelli essenziali delle politiche attive del lavoro;

m) definizione di metodologie di incentivazione alla mobilità territoriale;

n) vigilanza sui fondi interprofessionali per la formazione continua, nonché dei fondi bilaterali;

o) assistenza e consulenza nella gestione delle più rilevanti crisi aziendali;

p) gestione di programmi di reimpiego e ricollocazione in relazione a crisi aziendali rilevanti, di programmi per l’adeguamento alla globalizzazione cofinanziati con il Fondo Europeo FEG, nonché di programmi sperimentali di politica attiva del lavoro;

q) gestione del Repertorio nazionale degli incentivi all’occupazione (V. art. 30).

Art. 10

Funzioni e compiti dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori

Entro 45 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto il Ministro del lavoro rinnova gli organi dell’ISFOL, riducendo a tre membri il C.d.A., di cui due (tra cui il Presidente) designati dal Ministro del lavoro, e uno dalla Conferenza dei presidenti delle regioni. Il conseguente risparmio di spesa è trasferito all’ANPAL dal 2016.

Entro i 60 giorni successivi al rinnovo degli organi verranno modificati statuto e regolamento dell’Istituto al quale sono assegnate le seguenti funzioni:

a) studio, ricerca, monitoraggio e valutazione degli esiti delle politiche statali e regionali in materia di istruzione e formazione professionale, formazione in apprendistato e percorsi formativi in alternanza, formazione continua, integrazione dei disabili nel mondo del lavoro, inclusione sociale dei soggetti che presentano maggiori difficoltà e misure di contrasto alla povertà, servizi per il lavoro e politiche attive del lavoro;

b) studio, ricerca e valutazione delle politiche del lavoro e dei servizi per il lavoro, inclusa l’attività dell’ANPAL,;

c) studio, ricerca, monitoraggio e valutazione in materia di terzo settore;

d) gestione di progetti comunitari.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 11

Organizzazione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive del lavoro a livello regionale e delle Province Autonome

Per garantire i livelli essenziali di prestazioni, il Ministero del lavoro stipula, con regioni e province autonome, una convenzione per regolare i relativi rapporti e obblighi, nel rispetto dei seguenti principi:

a) attribuzione delle funzioni e dei compiti amministrativi in materia di politiche attive alle regioni e alle province autonome, che garantiscono l’esistenza e funzionalità di “centri per l’impiego”;

b) individuazione, da parte delle strutture regionali, di misure di attivazione dei beneficiari di ammortizzatori sociali;

c) disponibilità di servizi e misure di politica attiva del lavoro a tutti i residenti sul territorio italiano, a prescindere dalla residenza;

d) attribuzione alle regioni e province autonome delle funzioni e dei compiti di cui al successivo articolo 18, nonché dei seguenti compiti:

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

1. servizi per il collocamento dei disabili;

2. avviamento a selezione nei casi previsti dall’articolo 16 della l. 56/87;

Restano assegnate a regioni e province autonome le competenze in materia di programmazione di politiche attive del lavoro, e in particolare:

a) identificazione della strategia regionale per l’occupazione;

b) accreditamento degli enti di formazione.

Nel definire l’offerta formativa, le regioni e province autonome riservano una congrua quota di accesso alle persone in cerca di occupazione identificate e selezionate dai centri per l’impiego.

Art. 12

Accreditamento dei servizi per il lavoro

Le Regioni e le Province autonome definiscono i propri regimi di accreditamento, secondo criteri definiti con DM del Ministro del lavoro e i seguenti:

a) coerenza con il sistema di autorizzazione allo svolgimento delle attività di somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione del personale, ex D.Lgs. 276/03;

b) definizione di requisiti minimi di solidità economica ed organizzativa, nonché di esperienza professionale;

c) obbligo di interconnessione con il sistema informativo di cui all’articolo 13 del presente decreto;

d) raccordo con il sistema regionale di accreditamento;

e) definizione della procedura di accreditamento dei soggetti abilitati ad operare con lo strumento dell’assegno di ricollocazione.

Previa richiesta all’ANPAL, le agenzie per il lavoro possono essere accreditate su tutto il territorio nazionale.

ANPAL istituisce l’albo nazionale dei soggetti accreditati.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 13

Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro

In attesa della realizzazione di un sistema informativo unico, l’ANPAL realizza il sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, che si compone del nodo di coordinamento nazionale e dei nodi di coordinamento regionali, nonché il portale unico per la registrazione alla Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro. Sono elementi del sistema informativo unitario:

a) il sistema informativo dei percettori di ammortizzatori sociali; b) l’archivio informatizzato delle comunicazioni obbligatorie; c) i dati relativi alla gestione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive del lavoro;

d) il sistema informativo della formazione professionale.

Per semplificare gli adempimenti per i datori di lavoro, le comunicazioni di assunzione, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro sono comunicate per via telematica unicamente all’ANPAL.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 14

Fascicolo elettronico del lavoratore e coordinamento dei sistemi informativi

Le informazioni del sistema informativo unitario delle politiche del lavoro costituiscono “patrimonio informativo comune” del Ministero del lavoro, dell’INPS, dell’INAIL, dell’ISFOL, delle regioni e province autonome e dei centri per l’impiego, oltre che la base informativa per la formazione e il rilascio del fascicolo elettronico del lavoratore.

L’ANPAL partecipa al Sistema Statistico Nazionale (SISTAN) di cui al decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322.

Il Ministero del lavoro accede alla banca dati ANPAL per lo svolgimento dei compiti istituzionali, nonché ai fini statistici e del monitoraggio sulle politiche attive e passive del lavoro e sulle attività svolte dall’ANPAL.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 15

Albo nazionale degli enti accreditati a svolgere attività di formazione professionale e sistema informativo della formazione professionale

Per realizzare il fascicolo elettronico del lavoratore, l’ANPAL gestisce l’albo nazionale degli enti di formazione accreditati. L’ANPAL definisce le modalità e gli standard di conferimento dei dati da parte dei soggetti che vi partecipano al predetto sistema.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 16

Monitoraggio e valutazione

L’ANPAL svolge attività di monitoraggio e valutazione sulla gestione delle politiche attive e i servizi per il lavoro e fornisce annualmente rapporti sullo stato di attuazione delle singole misure.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 17

Fondi interprofessionali per la formazione continua

L’attivazione dei fondi è subordinata ad autorizzazione del Ministero del lavoro, previa verifica della conformità, alle finalità previste, dei criteri di gestione, della professionalità dei gestori, nonché dell’adozione di criteri di gestione trasparenti. La vigilanza sulla gestione dei fondi è esercitata dall’ANPAL

CAPO II – Principi generali e comuni in materia di politiche attive del lavoro

Articolo

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Decorrenza/Entrata in vigore

Art. 18

Servizi e misure di politica attiva del lavoro

Per costruire percorsi utili all’inserimento e reinserimento nel mercato del lavoro, le regioni e le province autonome costituiscono centri per l’impiego, per svolgere in forma integrata, nei confronti dei disoccupati, lavoratori beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro e a rischio di disoccupazione, le seguenti attività: a) orientamento di base, analisi delle competenze in relazione alla situazione del mercato del lavoro locale e profilazione; b) ausilio alla ricerca di una occupazione; c) orientamento individualizzato, mediante bilancio delle competenze ed analisi di bisogni formativi, esperienze di lavoro o altre misure di politica attiva;

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

d) orientamento all’autoimpiego e tutoraggio successivo; e) avviamento ad attività di formazione per qualificazione e riqualificazione professionale, autoimpiego e immediato inserimento lavorativo; f) accompagnamento al lavoro, anche attraverso l’utilizzo dell’assegno individuale di ricollocazione; g) promozione di esperienze lavorative, anche mediante tirocinio; h) gestione di incentivi all’attività di lavoro autonomo ed alla mobilità territoriale; i) gestione di strumenti di conciliazione dei tempi di lavoro con gli obblighi di cura nei confronti di minori o di soggetti non autosufficienti; l) promozione di prestazioni di LSU.

Le predette norme del presente capo si applicano al collocamento dei disabili, in quanto compatibili

Art. 19

Stato di disoccupazione

Sono considerati disoccupati i lavoratori privi di impiego che dichiarano al portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro.

I riferimenti normativi allo stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1.2, lett. c), del D. Lgs. 181/00 si intendono riferiti alla definizione di cui sopra.

Lo stato di disoccupazione è sospeso in caso di rapporto di lavoro subordinato di durata fino a sei mesi.

I lavoratori possono effettuare la predetta registrazione sin dalla comunicazione di licenziamento, anche in pendenza di preavviso.

Sulla base delle informazioni fornite, gli utenti dei servizi per l’impiego allo scopo di valutarne il livello di occupabilità, vengono assegnati ad una classe di profilazione, aggiornata ogni 90 giorni.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 20

Patto di servizio personalizzato

Per confermare lo stato di disoccupazione, i lavoratori contattano i centri per l’impiego entro 30 giorni dalla dichiarazione di cui al precedente articolo. In mancanza, sono convocati entro il termine stabilito con il decreto di cui all’articolo 2.1 del decreto in commento, per la profilazione e la stipula di un patto di servizio personalizzato, che contiene almeno i seguenti elementi: a) individuazione di un responsabile delle attività; b) definizione del profilo personale di occupabilità secondo le modalità predisposte dall’ANPAL; c) definizione degli atti di ricerca attiva che devono essere compiuti e la loro tempistica; d) frequenza di contatti con il responsabile delle attività; e) modalità con cui la ricerca attiva di lavoro è dimostrata al responsabile.

Il patto deve inoltre prevedere la disponibilità del richiedente alle seguenti attività:

a) partecipazione a iniziative per il rafforzamento delle competenze;

b) partecipazione a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione;

c) accettazione di offerte di lavoro, “congrue” ai sensi del successivo articolo 25.

Trascorsi 60 giorni dalla data di registrazione, il disoccupato che non sia stato convocato dai centri per l’impiego ha diritto a richiedere all’ANPAL le credenziali personalizzate per l’accesso diretto alla procedura telematica di profilazione per ottenere l’assegno di ricollocazione di cui al successivo articolo 23.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 21

Rafforzamento dei meccanismi di condizionalità e livelli essenziali delle prestazioni relative ai beneficiari di strumenti di sostegno al reddito

La domanda di ASpI, NASpI o Indennità di disoccupazione per i co.co.co. (DIS-COLL) e la domanda di indennità di mobilità equivalgono a dichiarazione di immediata disponibilità, e sono trasmesse dall’INPS all’ANPAL, ai fini dell’inserimento nel sistema informativo unitario delle politiche attive.

I beneficiari delle citate prestazioni a sostegno del reddito ancora privi di occupazione, contattano i centri per l’impiego entro il termine di 15 giorni dalla domanda per i benefici e, in mancanza, sono convocati dal centro per l’impiego entro il termine stabilito con il decreto di cui all’articolo 2.1 del provvedimento in commento per stipulare il patto di cui all’articolo precedente.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Ai fini della concessione dell’Assegno di disoccupazione (ASDI) è necessario che il richiedente abbia sottoscritto un patto di servizio personalizzato.

Il beneficiario di prestazioni è tenuto ad attenersi ai comportamenti previsti nel patto di servizio personalizzato.

Con riferimento ad ASpI, NASpI, Indennità di DIS-COLL ed indennità di mobilità, si applicano le seguenti sanzioni:

a) in caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni o appuntamenti:

1) la decurtazione di ¼ di una mensilità, in caso di prima mancata presentazione;

2) la decurtazione di una mensilità, alla seconda mancata presentazione;

3) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore assenza;

b) in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento, le medesime conseguenze di cui sopra;

c) in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di cui all’articolo 20.3, lett. b) del provvedimento in commento:

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1) la decurtazione di una mensilità, alla prima mancata partecipazione;

2) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore assenza;

d) in caso di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua, in assenza di giustificato motivo, la decadenza dalla prestazione.

Con riferimento all’ASDI, si applicano le seguenti sanzioni:

a) in caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti:

1) la decurtazione di ¼ di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, in caso di prima mancata presentazione;

2) la decurtazione di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, alla seconda mancata presentazione;

3) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore assenza;

b) in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento:

1) la decurtazione di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, in caso di prima mancata presentazione;

2) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.

c) in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di cui all’articolo 20.3, lett. b) del provvedimento in commento, la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione;

d) in caso di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua senza giustificato motivo, la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.

In caso di decadenza dallo stato di disoccupazione prodottasi per i motivi di cui sopra o per quelli di cui al successivo art. 23.4, non è possibile una nuova registrazione prima che siano decorsi due mesi.

In caso di violazione dei predetti obblighi, il centro per l’impiego adotta le sanzioni, inviando “pronta comunicazione” telematica all’ANPAL ed all’INPS, che emette i provvedimenti conseguenti e provvede a recuperare le somme indebite eventualmente erogate.

La mancata adozione dei provvedimenti di decurtazione o decadenza della prestazione determina responsabilità disciplinare e contabile del funzionario responsabile.

Avverso il provvedimento del centro per l’impiego di cui al comma 10 è ammesso ricorso all’ANPAL

Art. 22

Rafforzamento dei meccanismi di condizionalità e livelli essenziali delle prestazioni relative ai beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro

I dipendenti per i quali la riduzione di orario connessa all’attivazione di una procedura di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per integrazione salariale, contratto di solidarietà, o intervento dei fondi di solidarietà sia superiore al 50% dell’orario devono essere convocati in orario compatibile con la prestazione lavorativa, dal centro per l’impiego per stipulare il patto di servizio personalizzato.

Con riferimento a questa categoria di lavoratori, si applicano le seguenti sanzioni:

a) in caso di mancata presentazione alle convocazioni ovvero agli appuntamenti e mancata partecipazione alle iniziative di orientamento senza giustificato motivo:

1) la decurtazione di ¼ di mensilità per la prima mancata presentazione;

2) la decurtazione di una mensilità, per la seconda mancata presentazione;

3) la decadenza dalla prestazione per la ulteriore assenza;

b) in caso di mancata partecipazione alle iniziative di cui all’articolo 20.3, lett. b) del decreto in commento, ovvero alle iniziative di cui al successivo articolo 26:

1) la decurtazione di una mensilità per la prima mancata partecipazione;

2) la decadenza dalla prestazione per la ulteriore mancata presentazione.

In caso di violazione degli obblighi di cui al comma 3, trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 21, commi da 10 a 13.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 23

Assegno di ricollocazione

Ai disoccupati da più di 4 mesi percettori della NASpI è riconosciuto, a richiesta, un “assegno individuale di ricollocazione”, graduato in funzione del profilo personale di occupabilità, e spendibile presso i centri per l’impiego o presso i servizi accreditati. L’assegno è rilasciato nei limiti delle disponibilità della regione o provincia autonoma di residenza sulla base degli esiti della procedura di profilazione, ovvero alle condizioni e secondo le modalità di cui all’articolo 20, comma 4.

Questo assegno non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF e non è assoggettato a contribuzione previdenziale e assistenziale.

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Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

L’importo è spendibile per ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro da richiedere – a pena di decadenza dallo stato di disoccupazione e dalla prestazione a sostegno del reddito – entro due mesi dal rilascio dell’assegno. Esso ha una durata di sei mesi, prorogabile per altri sei nel caso non ne sia stato consumato l’intero ammontare.

La richiesta del servizio di assistenza alla ricollocazione sospende il patto di servizio personalizzato. Il servizio di assistenza deve prevedere: a) l’affiancamento di un tutor; b) il programma di ricerca intensiva della nuova occupazione e la relativa area; c) l’onere del richiedente di svolgere le attività individuate dal tutor; d) l’onere del richiedente di accettare l’offerta di lavoro congrua; e) l’obbligo, per l’erogatore del servizio, di comunicare al centro per l’impiego e all’ANPAL gli eventuali rifiuti ingiustificati; f) la sospensione del servizio nel caso di assunzione in prova, o a termine, con eventuale ripresa in caso di conclusione del rapporto entro il termine di sei mesi.

Se l’assegno è utilizzato presso un soggetto accreditato, lo stesso è tenuto a darne immediata comunicazione al centro per l’impiego.

Le modalità operative e l’ammontare dell’assegno di ricollocazione, sono definite con delibera del C.d.A. dell’ANPAL, previa approvazione del Ministro del lavoro, sulla base dei seguenti principi: a) riconoscimento dell’assegno di ricollocazione prevalentemente a risultato occupazionale ottenuto; b) definizione dell’importo in maniera da mantenere l’economicità dell’attività, considerando una ragionevole percentuale di casi di mancato risultato occupazionale; c) graduazione dell’assegno in relazione al profilo personale di occupabilità; d) obbligo, per l’erogatore del servizio, di fornire un’assistenza appropriata; e) obbligo, per l’erogatore del servizio, di comunicare le offerte di lavoro.

L’ANPAL realizza monitoraggio e valutazione comparativa dei soggetti erogatori del servizio con riferimento agli esiti di ricollocazione raggiunti. A tal fine, l’ANPAL istituisce un sistema informatico al quale i centri per l’impiego e i soggetti erogatori sono obbligati a conferire le informazioni. Gli esiti della valutazione sono pubblici e l’ANPAL segnala agli erogatori del servizio gli elementi di criticità riscontrati. Decorso un anno dalla segnalazione, ove le criticità permangano, l’ANPAL valuta la revoca dalla facoltà di operare con lo strumento dell’assegno di ricollocazione

Art. 24

Finanziamento dell’assegno di ricollocazione

L’assegno è finanziato con le seguenti risorse: a) il Fondo di cui all’articolo 1, comma 215, della legge n. 147 del 2013; b) risorse dei programmi operativi cofinanziati con fondi strutturali, nella misura da determinare ai sensi del comma 2.

Per garantire il finanziamento, il Ministero del lavoro, previa verifica delle compatibilità finanziaria, definisce, un piano di utilizzo coordinato di fondi nazionali e regionali, nonché dei programmi operativi cofinanziati dal FSE e di quelli cofinanziati con fondi nazionali negli ambiti di intervento del FSE.

Nei casi di assunzione di un fruitore di ASpI da parte di datore di lavoro che non vi sia tenuto (articolo 2.10-bis, della L. 92/12), l’INPS versa all’ANPAL una somma pari al 30% dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore, volta a finanziare il Fondo politiche attive del lavoro, con contestuale riduzione al 20% della somma spettante al datore di lavoro.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 25

Offerta di lavoro congrua

Il Ministero del lavoro detta la definizione di “offerta di lavoro congrua”, su proposta dell’ANPAL, sulla base dei seguenti principi: a) coerenza con le esperienze e le competenze maturate; b) distanza dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico; c) durata della disoccupazione; d) retribuzione superiore di almeno il 20% rispetto alla indennità percepita nell’ultimo mese precedente, al netto dell’eventuale integrazione a carico dei fondi di solidarietà.

I fondi di solidarietà possono prevedere che le prestazioni integrative continuino ad applicarsi in caso di accettazione di una offerta di lavoro congrua, nella misura massima della differenza tra l’indennità complessiva inizialmente prevista maggiorata del 20% e la nuova retribuzione.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 26

Utilizzo diretto dei lavoratori titolari di strumenti di sostegno al reddito

Per consentire mantenimento e sviluppo delle competenze acquisite, i lavoratori che fruiscono di strumenti di sostegno del reddito in costanza di rapporto di lavoro possono essere chiamati a svolgere attività di pubblica utilità, nel territorio di residenza.

A tal fine – nell’ambito di una convenzione quadro predisposta da ANPAL – regioni e province autonome stipulano, con le PA, operanti sul territorio, specifiche convenzioni con previsioni ad hoc per disoccupati ultrasessantenni che non abbiano maturato il diritto a pensione.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

L’utilizzazione dei lavoratori nelle citate attività non determina l’instaurazione di un rapporto di lavoro e non deve incidere sul corretto svolgimento del rapporto di lavoro in corso.

I lavoratori utilizzati, percettori di trattamenti di sostegno al reddito, sono impegnati nei limiti massimi di orario settimanale corrispondente alla proporzione tra il trattamento stesso e il livello retributivo iniziale, calcolato al netto delle ritenute previdenziali ed assistenziali, previsto per i dipendenti che svolgono attività analoghe presso il soggetto promotore dell’intervento.

L’assegno è incompatibile con i trattamenti pensionistici diretti per i lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell’assicurazione medesima, nonché delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e con i trattamenti di pensionamento anticipato. In caso di avvio alle attività di cui sopra, i titolari di assegno o di pensione di invalidità possono optare per il trattamento di cui sopra. Sono invece cumulabili con il trattamento stesso, gli assegni e le pensioni di invalidità civile nonché le pensioni privilegiate per infermità contratta a causa del servizio obbligatorio di leva.

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Le attività di cui al comma 1 sono organizzate in modo che il lavoratore possa godere di un adeguato periodo di riposo, entro i termini di durata dell’impegno. Durante i periodi di riposo è corrisposto l’assegno.

Le assenze per malattia, purché documentate, non comportano la sospensione dell’assegno. I soggetti utilizzatori stabiliscono tra le condizioni di utilizzo il periodo massimo di assenze per malattia compatibile con il buon andamento del progetto. Le assenze dovute a motivi personali, anche se giustificate, comportano la sospensione dell’assegno. E facoltà del soggetto utilizzatore concordare l’eventuale recupero delle ore non prestate e in tal caso non viene operata detta sospensione. Nel caso di assenze protratte e ripetute nel tempo che compromettano i risultati del progetto, è facoltà del soggetto utilizzatore richiedere la sostituzione del lavoratore. Nel caso di assenze per infortunio o malattia professionale al lavoratore viene corrisposto l’assegno per le giornate non coperte dall’indennità erogata dall’INAIL e viene riconosciuto il diritto a partecipare alle attività progettuali al termine del periodo di inabilità.

Per i periodi di impegno nelle attività LSU per i quali è erogato l’assegno, trova applicazione il riconoscimento d’ufficio di cui all’art. 7.9 L. 223/91, ai soli fini dell’acquisizione dei requisiti assicurativi per il diritto al pensionamento. È comunque consentita la possibilità di riscatto dei periodi di LSU ai fini pensionistici

Art. 27

Collocamento della gente di mare

Al collocamento della gente di mare si applicano le norme del presente decreto. Le Capitanerie di porto possono svolgere attività di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro, in raccordo con le strutture regionali e con l’ANPAL.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 28

Livelli essenziali delle prestazioni

Ferma restando le necessità di prevedere obiettivi annuali ai sensi dell’articolo 2 del presente decreto, anche per tener conto della situazione di fatto e delle peculiarità territoriali, costituiscono livelli essenziali delle prestazioni le norme contenute nei seguenti articoli del decreto in commento: a) articolo 11, comma 1, lettere da a) a d); b) articolo 18; c) articolo 20; d) articolo 21, comma 2; e) articolo 23.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

CAPO III – Riordino degli incentivi all’occupazione

Articolo

Contenuto

Decorrenza/Entrata in vigore

Art. 29

Riordino degli incentivi

E’ abrogato l’incentivo all’assunzione di giovani lavoratori di cui all’articolo 1 del D. L. 76/13, facendo salvi gli effetti in relazione alle assunzioni e trasformazioni intervenute prima dell’entrata in vigore del presente decreto e fino a completa fruizione degli incentivi spettanti.

Dal 24 settembre 2015

Art. 30

Repertorio nazionale degli incentivi all’occupazione

Per assicurare la trasparenza e il coordinamento degli incentivi all’occupazione, è istituito, presso l’ANPAL, il repertorio nazionale degli incentivi occupazionali e del lavoro, contenente, per ciascun incentivo, almeno le seguenti informazioni: a) categorie di lavoratori interessati; b) categorie di datori di lavoro interessati; c) modalità di corresponsione dell’incentivo; d) importo e durata dell’incentivo; e) ambito territoriale interessato; f) conformità alla normativa in materia di aiuti di stato.

Per assicurare la massima trasparenza e la riduzione degli oneri amministrativi, i benefici economici connessi ad un incentivo all’occupazione sono riconosciuti di regola mediante conguaglio sul versamento dei contributi previdenziali.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 31

Principi generali di fruizione degli incentivi

Per garantire un’omogenea applicazione degli incentivi vengono posti i seguenti principi, gli incentivi non spettano: a) se l’assunzione è attuazione di obbligo preesistente; b) se l’assunzione viola il diritto di precedenza alla riassunzione di altro lavoratore; c) se il datore di lavoro o l’utilizzatore hanno in atto sospensioni dal lavoro connesse ad una crisi o riorganizzazione aziendale, salvo che l’assunzione, trasformazione o somministrazione sia finalizzata all’assunzione di lavoratori inquadrati ad un livello diverso da quello posseduto dai lavoratori sospesi o da impiegare in diverse unità produttive; d) per lavoratori licenziati nei sei mesi precedenti da parte di un datore di lavoro che, al momento del licenziamento, presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli del datore di lavoro che assume o utilizza, ovvero risulta con quest’ultimo in rapporto di collegamento o controllo.

Dal 24 settembre 2015

Con riferimento al contratto di somministrazione i benefici economici legati all’assunzione o alla trasformazione di un contratto sono trasferiti in capo all’utilizzatore e, in caso di incentivo soggetto al regime de minimis, il beneficio viene computato in capo all’utilizzatore;

Quando le norme incentivanti richiedono un incremento occupazionale netto della forza lavoro media, il calcolo si effettua mensilmente, confrontando il numero di dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei dodici mesi precedenti, escludendo dal computo della base media di riferimento i lavoratori che nel periodo abbiano abbandonato il posto di lavoro per dimissioni, invalidità, pensionamento per raggiunti limiti d’età, riduzione volontaria dell’orario o licenziamento per giusta causa.

L’inoltro tardivo delle comunicazioni telematiche obbligatorie inerenti l’instaurazione e la modifica di un rapporto di lavoro o di somministrazione producono la perdita di quella parte dell’incentivo relativa al periodo compreso tra la decorrenza del rapporto agevolato e la data della tardiva comunicazione.

Art. 32

Incentivi per il contratto di apprendistato per la qualifica, il diploma e il certificato di specializzazione tecnica superiore e di alta formazione e ricerca

A titolo sperimentale, per le assunzioni con contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento e fino al 31/12/16, si applicano i seguenti benefici: a) non trova applicazione il contributo di licenziamento di cui all’articolo 2, commi 31 e 32, della L. 92/12; b) l’aliquota contributiva del 10% di cui all’articolo 1, comma 773, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è ridotta al 5% per cento; c) è riconosciuto lo sgravio totale dei contributi a carico del datore di lavoro di finanziamento dell’ASpI di cui all’articolo 42.6, lettera f), del D. Lgs. 81/15, e dello 0,30%, previsto dall’articolo 25 della L. 845/78.

Dal 24 settembre 2015

CAPO IV – Disposizioni urgenti e finali

Articolo

Contenuto

Decorrenza/Entrata in vigore

Art. 33

Centri per l’impiego

Per garantire livelli essenziali di prestazioni, l’importo di cui all’articolo 15.3 del D.L. 78/15 è incrementato di 50 milioni di euro per il 2015 ed il 2016 con eguale riduzione della dotazione di cui all’articolo 1.12, lett. a), del D. L. 76/13. Le predette risorse sono versate al Fondo di rotazione ex articolo 9.5 del D. L. 148/93

Dal 24 settembre 2015

Art. 34

Abrogazioni e norme di coordinamento

Dall’ entrata in vigore del decreto sono abrogate numerose disposizioni legislative espressamente enumerate e vengono modificate alcune disposizioni del D. Lgs. 22/15 in materia di ammortizzatori sociali

Dal 24 settembre 2015

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