LavoroItalia268_117

News riepilogo mese di novembre

JOBS ACT – LE PRINCIPALI NOVITÀ IN TEMA DI CIGO

Si comunica che l’Inps, con messaggio n.5919 del 24 settembre, ha illustrato le prime indicazioni operative in merito alle modifiche apportate dal D.Lgs. n.148/15 alla gestione della Cassa integrazione guadagni ordinaria.

In particolare l’Istituto, al fine di assicurare la continuità dei servizi, ha precisato che:

  1. le domande per gli eventi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa precedenti al 24 settembre 2015 potranno continuare ad essere presentate dalle aziende con le consuete modalità, previste nella previgente disciplina;
  2. le domande per gli eventi di sospensione o riduzione verificatisi a partire dal 24 settembre 2015 dovranno, invece, seguire la nuova disciplina.

In particolare, il D.Lgs. n.148/15 ha previsto che le domande debbano essere corredate dall’elenco dei nominativi dei lavoratori interessati alla sospensione/riduzione di orario nonché dal numero dei lavoratori mediamente occupati nel semestre precedente distinti per orario contrattuale.

A tal fine i datori di lavoro dovranno allegare un file in formato .csv, contenente alcuni dati sugli addetti all’unità produttiva interessata.

I dati da fornire per ciascun addetto sono riportati nel documento presente sul sito Inps: Servizi on line > Servizi per aziende e consulenti > Cig ordinaria > “Flusso web” > link “Documentazione” alla voce “Tracciato per invio beneficiari” ovvero, per quanto riguarda i Fondi di Solidarietà link “Invio domande fondi di solidarietà” – “area di download”, nella cartella .zip “allegati in formato .pdf”, documento: “Tracciato per invio beneficiari”.

 

JOBS ACT – LE PRINCIPALI NOVITÀ IN TEMA DI CIGS

Si comunica che il Ministero del Lavoro, con circolare n.24 del 5 ottobre 2015, ha illustrato le principali novità in tema di Cigs previste dal D.Lgs. n.148/15.

Le causali per la richiesta della Cigs

Il Dicastero, a tale riguardo, ha precisato che la Cigs potrà essere richiesta quando la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa sia determinata da una delle seguenti causali:

  1. riorganizzazione aziendale: quando il programma di riorganizzazione presentato dall’azienda sia caratterizzato dalla presenza di un piano d’interventi volto a fronteggiare le inefficienze della struttura gestionale o produttiva.

Il predetto programma dovrà contenere indicazioni sugli investimenti e sull’eventuale attività di formazione e dovrà essere finalizzato a un consistente recupero occupazionale del personale interessato alle sospensioni o alle riduzioni dell’orario di lavoro.

In detta fattispecie sono ricomprese le fattispecie della ristrutturazione e conversione aziendale ex art.1, L. n.223/91.

Durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile;

  1. crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa: il programma di crisi aziendale dovrà contenere un piano di risanamento volto a fronteggiare gli squilibri di natura produttiva, finanziaria, gestionale o derivanti da condizionamenti esterni. Il piano dovrà, pertanto, indicare gli interventi correttivi e gli obiettivi concretamente raggiungibili finalizzati alla continuazione dell’attività aziendale e alla salvaguardia occupazionale. Nell’ambito di detta fattispecie sono ricomprese le fattispecie della crisi per andamento involutivo o negativo degli indicatori economico – finanziari, la crisi aziendale determinata da evento improvviso ed imprevisto e, soltanto fino al 31 dicembre 2015, la crisi per cessazione di attività.

La durata massima del trattamento potrà essere di 12 mesi, anche continuativi, nel quinquennio;

  1. contratto di solidarietà: per tale causale è necessaria la stipula di un accordo collettivo aziendale che stabilisca una riduzione dell’orario di lavoro al fine di evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esubero del personale anche attraverso un suo più razionale impiego. La riduzione media oraria non può essere superiore al 60% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati al contratto di solidarietà. Per ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non può essere superiore al 70% (inteso come media di riduzione nell’arco dell’intero periodo per ciascun lavoratore) nell’arco dell’intero periodo per il quale il contratto di solidarietà è stipulato. Gli accordi dovranno indicare le modalità attraverso cui l’impresa, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, potrà modificare in aumento, nei limiti del normale orario di lavoro, l’orario ridotto. Il maggior lavoro prestato comporterà una corrispondente riduzione del trattamento di integrazione salariale.

Durata massima di 24 mesi, anche continuativi, nel quinquennio mobile. Tale durata potrà raggiungere i 36 mesi, anche continuativi, nel quinquennio mobile nel caso in cui, ai fini del calcolo della durata massima complessiva, la durata dei trattamenti concessi a seguito di stipula di CdS sarà computata nella misura della metà entro il limite di 24 mesi nel quinquennio mobile.

 

La procedura di richiesta della Cigs

In merito alla procedura di richiesta della Cigs il Ministero, con la predetta circolare, ha definito le seguenti fasi:

  • consultazione sindacale: l’impresa che intenda richiedere la Cigs, per le causali di riorganizzazione aziendale e di crisi aziendale, deve avviare la procedura di consultazione sindacale ex24, co.1 e 2, D.Lgs. n.148/15;
  • parere delle Regioni: entro 20 giorni dalla conclusione della consultazione sindacale le Regioni esprimono motivato parere in merito alle richieste di Cigs. Decorsi inutilmente i predetti 20 giorni, l’Amministrazione potrà procedere indipendentemente dall’acquisizione del suddetto parere;
  • procedura amministrativa: la domanda di concessione della Cigs dovrà essere presentata, con modalità telematica, per tutte le causali d’intervento, entro 7 giorni dalla data di conclusione della procedura di consultazione sindacale o dalla data di stipula dell’accordo collettivo aziendale, e dovrà essere corredata dall’elenco nominativo dei lavoratori interessati dalle sospensioni o riduzioni di orario.

La sospensione o la riduzione dell’orario, come concordata dalle parti, decorrono non prima del 30° giorno successivo alla data di presentazione dell’istanza per i trattamenti richiesti dal 1° novembre 2015.

Il procedimento amministrativo si svolgerà esclusivamente in via telematica tramite il canale ufficiale “CIGSonline”.

La concessione del trattamento avviene con decreto direttoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’intero periodo richiesto.

Il decreto direttoriale è adottato entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, fatte salve eventuali sospensioni del procedimento amministrativo che si potranno rendere necessarie ai fini istruttori.

Nei tre mesi antecedenti la conclusione dell’intervento d’integrazione salariale, le DTL competenti procederanno alle verifiche finalizzate all’accertamento degli impegni aziendali che, se non rispettati,

causano l’apertura di un nuovo procedimento amministrativo volto al riesame del decreto di concessione.

Erogazione del trattamento

Il pagamento delle integrazioni deve essere effettuato dall’impresa e sarà poi rimborsato dall’Inps o conguagliato con i contributi dovuti entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o, se successiva, dalla data del provvedimento di concessione.

Può essere autorizzato il pagamento diretto dell’Inps da parte del Ministero del Lavoro.

 

 

PRIME INDICAZIONI MINISTERIALI SULLE NUOVE SANZIONI PER LAVORO NERO, LUL, PROSPETTI PAGA E ASSEGNI FAMILIARI

 

Il Ministero del Lavoro, facendo seguito all’emanazione del decreto Semplificazioni, nel quadro dei provvedimenti del Jobs Act, ha diffuso la circolare n.26/15, per fornire le prime indicazioni applicative delle disposizioni che hanno modificato il regime delle sanzioni relative agli illeciti in materia di lavoro nero, Libro Unico del Lavoro, prospetti di paga e assegni per il nucleo familiare.

 

Maxisanzione per il lavoro nero

  • Novità

In merito alla sanzione connessa all’impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con l’esclusione del datore di lavoro domestico, il Ministero ha precisato che:

  • è stata eliminata la più favorevole d. maxisanzione affievolita, che si poteva applicare nel caso in cui il lavoratore risultasse regolarmente occupato per un periodo lavorativo successivo a quello prestato in nero;
  • l’originaria sanzione amministrativa è stata sostituita da una sanzione graduata “per fasce” in relazione alla durata del comportamento illecito (si veda l’apposita tabella), da aumentarsi del 20% a fronte dell’impiego di lavoratori stranieri non in regola con il titolo di soggiorno o di minori in età non lavorativa;
  • non è soggetto alla maxisanzione il datore di lavoro che, prima della visita ispettiva o della convocazione per il tentativo di conciliazione monocratica, regolarizzi spontaneamente e integralmente, per l’intera durata, il rapporto di lavoro avviato senza preventiva comunicazione obbligatoria;
  • l’applicazione della maxisanzione esclude l’applicazione delle ulteriori sanzioni relative alla mancata comunicazione obbligatoria, alla mancata consegna della lettera di assunzione e alle violazioni in materia di LUL;
  • è stata reintrodotta la diffidabilità della maxisanzione, fatta eccezione per i casi di impiego di lavoratori stranieri non in regola con il titolo di soggiorno o di minori in età non lavorativa.
IMPORTI DELLA NUOVA MAXISANZIONE PER LAVORO NERO
Giorni di effettivo lavoro del lavoratore in nero Importo della sanzione per ogni lavoratore irregolare*
Fino a 30 Da € 1.500,00 a € 9.000,00
Da 31 fino a 60 Da € 3.000,00 a € 18.000,00
Oltre 60 Da € 6.000,00 a € 36.000,00
*da aumentarsi del 20% nel caso di impiego di stranieri non in possesso di un valido permesso di soggiorno o minori in età non lavorativa

 

  • Procedura di diffida

La diffida relativa alla nuova maxisanzione comporta:

  • l’esecuzione degli adempimenti formali (istituzione o compilazione del LUL, consegna della lettera di assunzione, comunicazione al Centro per l’impiego, etc.);
  • la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, anche con orario parziale, purché non inferiore al 50% dell’orario normale, o di un contratto a tempo pieno e determinato di durata non inferiore a 3 mesi che rispetti la disciplina relativa, inclusi i limiti quantitativi;
  • l’impossibilità di stipulare un contratto di lavoro intermittente, sia a tempo indeterminato che determinato;
  • il mantenimento in servizio dei lavoratori regolarizzati, se ancora in forza al momento dell’accesso ispettivo, per almeno 3 mesi dalla data dell’accesso ispettivo, al netto del periodo in nero che andrà comunque regolarizzato;
  • la non applicabilità a tali assunzioni di eventuali agevolazioni;
  • il recupero delle retribuzioni eventualmente non versate, con l’emanazione della diffida accertativa.

Per i lavoratori irregolari ancora in forza al momento della visita ispettiva, il termine per ottemperare alla diffida è di 120 giorni dalla notifica del verbale unico. Bisogna:

  • regolarizzare l’intero periodo di lavoro in nero secondo le modalità accertate dagli ispettori, incluso il versamento dei contributi e premi;
  • stipulare il contratto di lavoro secondo le tipologie prima illustrate;
  • mantenere in servizio il lavoratore per almeno 90 giorni di calendario, entro 120 giorni dalla notifica del verbale unico, da comprovare con il pagamento delle retribuzioni, dei contributi e dei premi scaduti entro il termine di adempimento;
  • pagare la maxisanzione.

L’adempimento alla diffida consente l’applicazione della sanzione nella misura minima.

Nei casi in cui il rapporto di lavoro si interrompa per cause non imputabili al datore di lavoro nel periodo tra l’accesso ispettivo e la notifica del verbale unico, per l’adempimento alla diffida occorre stipulare un contratto dopo l’accesso ispettivo che, all’esito della verifica, dovrà aver consentito un periodo di effettivo lavoro di almeno 3 mesi entro i 120 giorni dalla notifica del verbale unico.

Qualora il rapporto in nero sia già stato regolarizzato prima della notifica del verbale, la diffida riguarderà solo il mantenimento in servizio del lavoratore per almeno 3 mesi e la richiesta di pagamento del minimo della sanzione.

Il verbale unico, in caso di mancato adempimento alla diffida entro 120 giorni dalla sua notifica, produce gli effetti della contestazione e notificazione degli addebiti accertati nei confronti del trasgressore e dell’obbligato in solido.

Nel caso in cui i lavoratori in nero siano stati regolarmente occupati per un periodo lavorativo successivo, la diffida riguarderà solo la regolarizzazione del periodo in nero (non la stipula del contratto e il conseguente mantenimento in servizio) e il datore di lavoro, entro 45 giorni dalla notifica della diffida stessa, dovrà:

  1. rettificare la data di effettivo inizio del rapporto di lavoro;
  2. pagare le sanzioni in misura minima;
  3. pagare i contributi del periodo in nero.

Stessa procedura si applica ai casi in cui i lavoratori in nero non siano più in forza all’atto della visita ispettiva che ne abbia accertato l’irregolare impiego.

La diffida ora per allora, che consente il pagamento della sanzione nella misura minima, potrà essere adottata qualora il datore di lavoro, prima della redazione del verbale, documenti gli adempimenti previsti, tranne il pagamento della sanzione, che potrà essere effettuato entro 120 giorni dalla notifica del verbale.

Sanzioni applicabili in relazione al momento di commissione degli illeciti
Illeciti commessi dal 24/9/2015 Si applica la nuova maxisanzione e la procedura di diffida
Illeciti iniziati e cessati prima del 24/9/2015 Si applica la vecchia maxisanzione, inclusa quella affievolita, ma non la procedura di diffida
Illeciti iniziati prima del 24/9/2015, ma proseguiti oltre tale data Si applica la nuova maxisanzione e la procedura di diffida
  • Provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale

Le novità introdotte sono, in sintesi, le seguenti:

  1. modifica degli importi delle somme aggiuntive dovute per ottenere la revoca del provvedimento di sospensione;
  2. possibilità di chiedere la revoca mediante il versamento del 25% della somma aggiuntiva dovuta e saldo dell’importo residuo entro 6 mesi con maggiorazione del 5%.
Nuovi importi delle somme aggiuntive
Ipotesi di sospensione Ordinari Acconto 25% subito Saldo 75% maggiorato del 5% entro 6 mesi
Lavoro nero € 2.000,00 € 500,00 € 1.575,00
Gravi e reiterate violazioni in materia

di salute e sicurezza

€ 3.200,00 € 800,00 € 2.520,00

 

Qualora, nei tempi previsti, il datore di lavoro che abbia scelto di pagare le somme aggiuntive in acconto e saldo non paghi il dovuto o lo paghi solo in parte, il provvedimento di accoglimento dell’istanza, unitamente al provvedimento di revoca della sospensione, costituiscono titolo esecutivo.

Per ottenere la revoca del provvedimento di sospensione dell’attività occorre aver regolarizzato i lavoratori in nero secondo una delle tipologie contrattuali prima illustrate per la maxisanzione, ma non si applica il requisito del mantenimento del rapporto per almeno 3 mesi, condizione necessaria ai soli fini della diffida.

La regolarizzazione dei rapporti è verificata anche in relazione all’adempimento degli obblighi di sorveglianza sanitaria, formazione e informazione previsti dalle norme in materia di sicurezza. In particolare, per il settore edile, per il quale la quasi totalità delle violazioni comporta sanzioni penali, il personale ispettivo dovrà adottare provvedimenti di prescrizione obbligatoria e verificarne l’ottemperanza.

Per quanto concerne la regolarizzazione di lavoratori extracomunitari irregolari e di minori illegalmente ammessi al lavoro, non realizzabile in maniera piena, oltre alle somme aggiuntive ai fini della revoca occorre comunque versare i contributi di legge.

LUL, prospetto paga e assegni familiari

La novità consiste nell’introduzione di un criterio di commisurazione della sanzione graduato per fasce in relazione sia al numero di lavoratori coinvolti sia ai periodi in cui permanga la condotta illecita, che, se riconducibile a due diverse fasce, comporterà l’applicazione della sanzione più elevata che assorbirà quella meno grave. Le nuove sanzioni si applicano solo agli illeciti commessi dal 24 settembre 2015.

 

Sanzioni per omessa o infedele registrazione dei dati che abbiano determinato differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali
Numero di lavoratori Periodo in mesi Sanzione amministrativa pecuniaria
Fino a 5 Fino a 6 Da € 150,00 a € 1.500,00
Da 6 a 10 Oltre 6 fino a 12 Da € 500,00 a € 3.000,00
Più di 10 Più di 12 Da € 1.000,00 a € 6.000,00

 

Sanzioni per mancata o ritardata consegna, ovvero omessa o inesatta registrazione sul prospetto paga
Numero di lavoratori Periodo in mesi Sanzione amministrativa pecuniaria
Fino a 5 Fino a 6 Da € 150,00 a € 900,00
Da 6 a 10 Oltre 6 fino a 12 Da € 600,00 a € 3.600,00
Più di 10 Più di 12 Da € 1.200,00 a € 7.200,00

 

Sanzioni per omessa corresponsione degli assegni familiari
Numero di lavoratori Periodo in mesi Sanzione amministrativa pecuniaria
Fino a 5 Fino a 6 Da € 500,00 a € 5.000,00
Da 6 a 10 Oltre 6 fino a 12 Da € 1.500,00 a € 9.000,00
Più di 10 Più di 12 Da € 3.000,00 a € 15.000,00

 

 

 RIDUZIONI CONTRIBUTIVE PER CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ DI TIPO A – ISTRUZIONI

 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con propria circolare n.25 del 12 ottobre, ha fornito apposite istruzioni in merito ai criteri e alle modalità procedurali di inoltro dell’istanza di decontribuzione a favore delle imprese che, al 15 settembre 2015, abbiano in corso o stipulino, successivamente a tale data, contratti di solidarietà di tipo A (ovvero aziende rientranti in ambito di applicazione della Cigs) e che abbiano individuato strumenti volti a realizzare un miglioramento della produttività di entità analoga allo sgravio contributivo spettante sulla base dell’accordo ovvero un piano di investimenti finalizzato a superare le inefficienze gestionali o del processo produttivo.

La riduzione contributiva, riconosciuta a domanda e per l’intero periodo del contratto di solidarietà, ma solo per periodi non anteriori al 21 marzo 2014, è pari al 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro dovuta per i lavoratori interessati alla riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%.

Viene precisato che il provvedimento di concessione dello sgravio contributivo sarà emesso per un massimo di dodici mesi in relazione a ciascun esercizio finanziario, a decorrere dall’anno 2016 e per un limite massimo complessivo di ventiquattro mesi. Il riconoscimento dello sgravio sarà contenuto entro i limiti di spesa previsti, la disponibilità delle risorse può essere verificata nella pagina internet www.lavoro.gov.it (percorso Lavoro/Ammortizzatori sociali/Contratti di solidarietà – Tipo A).

Le imprese interessate dovranno presentare la domanda di riduzione contributiva in bollo indicando il codice pratica relativa all’istanza di integrazione salariale per contratto di solidarietà, presentata con la procedura denominata Cigs on-line, unitamente alla documentazione nella quale sono individuati gli strumenti volti a realizzare un miglioramento della produttività ovvero il piano di investimenti, alla Direzione Generale degli Ammortizzatori sociali e degli incentivi all’occupazione, attraverso la modulistica e le modalità operative indicate nella summenzionata pagina internet.

La domanda dovrà, inoltre, essere contestualmente inoltrata telematicamente all’Inps ed, eventualmente, anche all’Inpgi – per i datori di lavoro iscritti a tale ultima gestione previdenziale – e alla Direzione Territoriale del Lavoro del luogo ove è situata la sede legale dell’azienda.

Le domande di decontribuzione dovranno essere presentate entro e non oltre 30 giorni successivi alla stipula del contratto di solidarietà o, per i contratti già in essere, entro e non oltre 30 giorni dalla data di pubblicazione della circolare in trattazione sul sito del Ministero del Lavoro.

Le istanze, a firma digitale, verranno istruite conformemente all’ordine cronologico di presentazione risultante dall’inoltro effettuato esclusivamente tramite posta certificata.

Nelle ipotesi in cui dette istanze risultino tardive, incomplete e/o carenti della necessaria documentazione di supporto, la decorrenza cronologica delle istanze originariamente irrituali sarà quella della data di acquisizione della documentazione richiesta in sede di regolarizzazione.

Si evidenzia che le domande saranno considerate improcedibili qualora l’azienda abbia già beneficiato, per la stessa azienda e per la stessa unità produttiva, del limite massimo di ventiquattro mesi di riduzione contributiva.

Acquisita la comunicazione da parte di Inps e/o Inpgi della quantificazione dell’onere connesso allo sgravio contributivo, qualora le risorse disponibili lo consentano, la Direzione Generale degli Ammortizzatori sociali e degli incentivi all’occupazione adotterà, entro i 120 giorni successivi alla stessa, il relativo provvedimento concessivo per un periodo non superiore a dodici mesi, ovvero il provvedimento di diniego del beneficio per difetto dei presupposti sostanziali, dandone immediata comunicazione all’Inps e/o all’Inpgi.

Decorsi i primi nove mesi dall’inizio della riduzione concordata dell’orario di lavoro, le Direzioni Territoriali del Lavoro provvederanno ad accertare la sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa vigente.

STRUMENTI DI CONTROLLO DELL’ATTIVITÀ LAVORATIVA

Con il D.Lgs. n.151/15, facente parte della Riforma del Lavoro conosciuta mediaticamente col nome di Jobs Act, il Legislatore ha inteso essenzialmente operare alcune razionalizzazioni e semplificazioni di norme vigenti. Tra queste rientra l’art.4 dello Statuto dei Lavoratori, che si occupa dei controlli sull’attività dei lavoratori a mezzo impianti audiovisivi.

Come noto tale disposizione, fin dal 1970, ha imposto un assoluto divieto di controllo diretto alla sola attività lavorativa, consentendo deroghe solo in caso di controlli dettati da esigenze organizzative e produttive ovvero connesse alla sicurezza del lavoro. In questi casi, tuttavia, il datore di lavoro, in via preventiva, deve stipulare uno specifico accordo aziendale, con Rsu/Rsa, ovvero, in mancanza, richiedere l’autorizzazione alla competente Direzione Territoriale del Lavoro.

Il decreto n.151 ha riscritto il citato art.4, apportando alcune innovazioni, senza tuttavia stravolgere la disposizione base circa l’attività di controllo.

In pratica la verifica sull’attività lavorativa, posta in essere con impianti audiovisivi, resta vietata, con possibilità derogatoria ancorata alle motivazioni e a una delle procedure anzidette (accordo sindacale o autorizzazione DTL). Adesso viene solo inserita un’ulteriore causale, aggiuntiva alle esigenze produttive e alla sicurezza, riconducibile alla tutela del patrimonio aziendale.

Cambia invece la norma, producendo una certa apertura, in relazione a quelli che vengono definiti come “strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa” ovvero “strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze”. Per questi, infatti, viene escluso il divieto assoluto e anche la procedura autorizzativa di deroga. Viene inoltre previsto che i dati raccolti attraverso gli strumenti appena citati potranno essere utilizzati “a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro”.

A prima vista parrebbe, dunque, che gli strumenti di lavoro o di rilevazione degli accessi possano essere utilizzati dal datore di lavoro anche a fini di controllo. Non è così.

La norma, infatti, si limita a disporre che tali strumenti di lavoro possano in qualche modo contenere dispositivi (software, gps, etc.) atti anche a un’attività di controllo, ma che quest’ultima non deve certamente essere l’unico scopo per il quale il dispositivo viene utilizzato.

Viene poi previsto, quale punto indispensabile ai fini del possibile futuro utilizzo dei dati raccolti, che il datore di lavoro dia puntuale e dettagliata informativa al lavoratore, utilizzatore dello strumento, della modalità e della tipologia di controllo che può essere effettuata e del possibile utilizzo dei dati raccolti. Il tutto, ovviamente, nell’assoluto rispetto dell’attuale normativa sulla privacy (D.Lgs. n.196/03). Due aspetti molto delicati cui prestare la massima attenzione.

Vi sono inoltre parecchi dubbi che andranno, col tempo, risolti. Tra questi la definizione di strumenti di lavoro; se appare logico pensare, immediatamente, a smartphone, tablet, Pc portatili, etc., occorre anche valutare qualunque altra strumentazione che possa rientrare in tale tipologia.

Si fa quindi presente la necessità operativa di individuare, in seno all’azienda, la presenza di una o più delle casistiche anzidette, al fine di valutare l’impatto della nuova norma e porre in essere le eventuali necessarie procedure.

 CONTROLLI AMMINISTRATIVI SU ESONERO CONTRIBUTIVO TRIENNALE

Come noto, con la L. n.190/14 è stata introdotta nel nostro ordinamento, in via provvisoria (salvo aperture annunciate con la Legge di Stabilità 2016), la possibilità di assunzione agevolata di lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Tale agevolazione consiste in un esonero contributivo triennale con tetto massimo, nell’anno, pari a € 8.060,00. Tale opportunità ha suscitato molto interesse tra i datori di lavoro, considerato il notevole risparmio godibile, in ambito contributivo, per 3 anni dalla data di assunzione.

L’agevolazione anzidetta si basa, tuttavia, su alcuni requisiti che fanno capo sia all’azienda che al lavoratore. Per quanto concerne questi ultimi la norma richiede infatti che il neo assunto non abbia avuto in essere, con qualunque datore di lavoro, un contratto a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti l’assunzione agevolata, ovvero un contratto a tempo indeterminato, col datore di lavoro che pone ora in essere l’assunzione agevolata, nel periodo tra ottobre e dicembre 2014.

A fronte di tali richieste sono stati tuttavia rilevati, dagli organi ispettivi, alcuni comportamenti elusivi posti in essere al solo fine di poter usufruire dell’agevolazione. Ciò, dunque, in aperta violazione dello spirito della norma, la quale è stata voluta al fine di “promuovere forme di occupazione stabile”.

A fronte di ciò il Ministero del Lavoro era già intervenuto, con propria lettera circolare del 17 giugno scorso, facendo rilevare detta situazione con specifico richiamo a contratti di appalto e passaggi di lavoratori, anche per il tramite di contratti di somministrazione. Con ciò prospettando specifiche azioni ispettive volte al contrasto di dette pratiche.

Il 30 settembre scorso il medesimo Ministero ha diramato un comunicato stampa nel quale si fa presente la prosecuzione dell’attività ispettiva iniziata dal mese di giugno. Si comunica, inoltre, che l’azione verrà svolta con l’ausilio e l’incrocio di banche dati di varia natura. Nello specifico, l’Inps viene chiamato a fornire sia i dati relativi alla richieste di agevolazione, pervenutegli tramite cassetto previdenziale, sia le posizioni specifiche dei lavoratori coinvolti. Con tale attività i tecnici ministeriali ritengono di poter far luce su molte posizioni.

A fronte di ciò il Ministero attiverà, quindi, le iniziative ispettive cui eventualmente seguiranno provvedimenti civili e penali, che potranno anche riguardare soggetti terzi coinvolti nell’operazione elusiva.

 

 

 

Oggetto: DAL 24 SETTEMBRE 2015 NON PIÙ RICHIESTA L’AUTORIZZAZIONE PREVENTIVA PER L’IMPIEGO ALL’ESTERO

 

Si informano i Signori Clienti che dal 24 settembre 2015, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n.151/15 (decreto Semplificazioni) non è più richiesta l’autorizzazione preventiva ministeriale per l’impiego all’estero di personale da parte delle aziende.

Il Ministero del Lavoro, con la nota direttoriale 30 settembre 2015, n.20578, ha diramato le istruzioni operative relative alle istanze presentate prima del 24 settembre 2015 e in corso d’istruttoria.

Secondo il Ministero, il venir meno dell’autorizzazione si estende anche a tali istanze: pertanto i datori di lavoro interessati non devono attendere l’emissione del provvedimento dal parte del Ministero del Lavoro, ma possono procedere direttamente all’impiego all’estero del personale.

 AL VIA LA SPERIMENTAZIONE PER L’APPRENDISTATO FORMATIVO

Si informano i Signori Clienti che sono stati definiti dall’Accordo siglato in Conferenza Stato Regioni e dal decreto del Ministro del Lavoro, di concerto con il Ministro dell’Istruzione e il Ministro dell’Economia, gli standard formativi e i criteri generali per la realizzazione dei nuovi percorsi formativi del sistema duale in apprendistato.

Le disposizioni citate costituiscono attuazione di quanto previsto dall’art.46, D.Lgs. n.81/15.

Gli standard minimi definiti riguardano le seguenti tipologie di apprendistato:

  1. apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore;
  2. apprendistato di alta formazione e ricerca.

Per poter porre in essere tali tipologie di rapporto, il datore di lavoro deve essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • struttura adeguata per lo svolgimento di formazione interna;
  • disponibilità strumentale per la formazione;
  • capacità organizzativa e professionale;
  • capacità formativa, dimostrata, in via alternativa, da precedenti esperienze nella formazione di apprendisti, da personale con inquadramento pari o superiore a quello a cui è finalizzato l’apprendistato, dalla partecipazione a un programma di innovazione scientifica, tecnologica o industriale dove è stata prevista la formazione di alte professionalità.

La durata del contratto di apprendistato non può essere inferiore a 6 mesi (solo per l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore) e superiore a:

  • 3 anni per il conseguimento della qualifica di istruzione e formazione professionale;
  • 4 anni per il conseguimento del diploma di istruzione e formazione professionale;
  • 4 anni per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore;
  • 2 anni per la frequenza del corso annuale integrativo per l’ammissione all’esame di Stato ;
  • 1 anno per il conseguimento del diploma di istruzione e formazione professionale per coloro che sono in possesso della qualifica di istruzione e formazione professionale nell’ambito dell’indirizzo corrispondente;
  • 1 anno per il conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore.

La formazione interna ed esterna sarà definita in accordo dall’istituzione formativa e dal datore di lavoro, dovrà essere dettagliata nel piano formativo individuale. Quest’ultimo potrà essere modificato nel corso del rapporto, fermo restando la qualificazione prevista originariamente.

La formazione esterna non può essere superiore a determinate percentuali, parametrate sulla tipologia di apprendistato, dell’orario obbligatorio dei percorsi formativi.

Infine, sono previste la figura del tutor aziendale, volto al positivo inserimento dell’apprendista nell’impresa, e del tutor formativo, individuato dall’istituzione formativa.

A seguito della pubblicazione del bando 8 ottobre 2015 di Italia Lavoro, rivolto a 300 Centri di Formazione Professionale (CFP) pubblici e privati che intendono avviare percorsi formativi utilizzando l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, l’alternanza scuola lavoro, l’impresa formativa simulata, è partita la fase sperimentale del sistema duale in apprendistato.

Si ricorda che il datore di lavoro per i periodi di formazione esterna presso l’istituzione formativa è esonerato da ogni obbligo retributivo, mentre per le ore di formazione a proprio carico deve riconoscere una retribuzione pari al 10% di quella che sarebbe dovuta.

 

PERMESSI PER ALLATTAMENTO LAVORATRICE/LAVORATORE

Il Ministero del Lavoro, rispondendo ad interpello n.23 del 24 settembre 2015, ha indicato le modalità con le quali la lavoratrice può legittimamente rinunciare, in modo spontaneo e senza rischi per il datore di lavoro, ai permessi giornalieri per allattamento.

Prima di analizzare la risposta della Direzione Generale delle Attività Ispettive occorre ricordare il quadro regolatorio dei suddetti permessi.

È infatti cosa nota che l’attuale disciplina normativa prevede l’obbligo di concessione, da parte del datore di lavoro, di due ore (una sola in caso di orario giornaliero inferiore a sei ore) di permesso alla lavoratrici madri (o padri nei casi specifici) per allattamento fino al compimento dell’anno di vita del bambino. Tale obbligo, per una parte contrattuale, è però da ritenersi una facoltà per la lavoratrice o il lavoratore; infatti il diritto alla fruizione dei riposi ha natura di diritto potestativo, il cui esercizio presuppone una corrispondente domanda da parte del soggetto interessato. È però altrettanto noto che, qualora le disposizioni sui permessi non fossero osservate dal datore a fronte di specifica richiesta, sarebbe a lui applicabile la prevista sanzione amministrativa da € 516,00 a € 2.582,00.

Sorge quindi la necessità di comprendere come poter gestire le eventuali rinunce spontanee dei permessi orari da parte di quei lavoratori che, pur avendone fatta richiesta, preferissero rimanere al lavoro per l’intero orario giornaliero anziché assentarsi, non facendo incorrere però il datore di lavoro in sanzione. Il Ministero del Lavoro, atteso il summenzionato quadro normativo, acquisito il parere della Direzione generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro e delle Relazioni industriali e dell’Ufficio legislativo, precisa che il diritto di fruire dei riposi in questione ha in effetti natura di diritto potestativo; il datore deve, infatti, consentire alla madre la fruizione dei permessi qualora la stessa presenti esplicita richiesta.

Ma è altrettanto vero che la lavoratrice madre può scegliere se esercitare o meno il proprio diritto fruendo dei riposi e, solo nell’ipotesi in cui decida di esercitarlo e il datore di lavoro non lo consenta, troverà applicazione la sanzione amministrativa pecuniaria sopra richiamata.

Diversamente, qualora la lavoratrice madre presenti una preventiva richiesta al datore di lavoro per il godimento dei permessi giornalieri e successivamente, in modo spontaneo e per proprie esigenze, non usufruisca degli stessi per alcune giornate, non può ravvisarsi alcuna violazione e, di conseguenza, non potrà trovare applicazione la misura sanzionatoria ad essa collegata.

Viene ribadita però la facoltà degli organi di vigilanza di effettuare eventuali verifiche in ordine alla spontaneità della rinuncia della lavoratrice circa il godimento dei permessi in questione. Al riguardo appare pertanto opportuno che la suddetta rinuncia sia giustificata da ragioni che rispondano in modo inequivocabile a un interesse della lavoratrice (ad es. frequenza di un corso di formazione, impossibilità di rientrare in casa in ragione di uno sciopero dei mezzi pubblici etc.).

ULTIMI INTERPELLI IN TEMA DI LAVORO

Il Ministero del Lavoro, con risposta agli interpelli n.21, 22 e 24 del 24 settembre, ha offerto interessanti chiarimenti in tema di rapporto di lavoro.

Interpello n.21 – Sisma Abruzzo: valida la proroga dei contratti a termine per i dipendenti P.A.

È stato chiarito che la proroga dei contratti a tempo determinato prevista per il personale del Comune di L’Aquila e dei Comuni del c.d. cratere del sisma del 6 aprile 2009 è valida. La L. n.190/14 ha infatti previsto, a favore del Comune di L’Aquila e dei Comuni del cratere, appositi finanziamenti per consentire la proroga o il rinnovo, entro e non oltre il 31 dicembre 2015, “di contratti, stipulati sulla base della normativa emergenziale (…) anche in deroga alle vigenti normative in materia di vincoli alle assunzioni a tempo determinato presso le amministrazioni pubbliche, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368”. A seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n.81/15, e alla conseguente abrogazione del D.Lgs. n.368/01, erano sorti alcuni dubbi in merito alla validità della disposizione. Tale modifica non pregiudica però le deroghe introdotte dalle vigenti disposizioni per la proroga dei contratti a tempo determinato stipulati sulla base della normativa emergenziale, anche con riguardo alla possibilità di superare il limite dei 36 mesi, attualmente fissato dall’art.19, D.Lgs. n.81/15.

Interpello n.22 – Richiesta di certificato penale del casellario giudiziale nel cambio appalto

Il Ministero del Lavoro ha chiarito la corretta interpretazione dell’art.2, D.Lgs. n.39/14, nei casi di cambio appalto. In particolare il decreto citato, di attuazione della direttiva europea 2011/93/UE, prescrive l’obbligo, da parte del datore di lavoro, di richiedere il certificato penale del casellario giudiziale, per verificare l’esistenza di condanne per reati di cui agli artt.600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies codice penale, legati a pornografia minorile, abuso e sfruttamento sessuale dei minori, nei casi di cambio appalto. Considerato che nell’ambito del suddetto passaggio il personale in questione risulta impegnato nella medesima attività, spesso senza soluzione di continuità, il Dicastero ritiene che, per il personale avente un contatto diretto e regolare con minori, il datore di lavoro/impresa subentrante non sia tenuto ad alcun adempimento ulteriore, qualora abbia acquisito la documentazione di cui all’art.2, D.Lgs. n.39/14, già in possesso del precedente datore di lavoro/appaltatore.

Interpello n.24 – Applicabilità delle tutele crescenti agli autoferrotranvieri

Alla categoria degli autoferrotranvieri è applicabile la disciplina di cui al D.Lgs. n.23/15, con particolare riferimento alle tutele accordate in caso di illegittimità del recesso datoriale.

Considerato infatti l’orientamento giurisprudenziale espresso dalla Cassazione, con sentenza n.11547/12, secondo cui per tutte le fattispecie di licenziamento aventi titolo nel Regio decreto n.148/31 si applica la disciplina generale ex art.18, L. n.300/70, e le esigenze di certezza del diritto e parità di trattamento cui è ispirato, il Ministero ritiene che le tutele accordate in caso di licenziamento illegittimo dei lavoratori autoferrotranvieri debbano seguire la disciplina di carattere generale contenuta nell’art.18, L. n.300/70 e nel D.Lgs. n.23/15, secondo il rispettivo ambito applicativo e di decorrenza.

NUOVE PROCEDURE PER IL PAGAMENTO DEL CONTRIBUTO ADDIZIONALE SULLE INTEGRAZIONI SALARIALI

Con il messaggio n.6129/15, l’Inps ha illustrato il passaggio dalla procedura Giasone alla nuova modalità di gestione della richiesta e del recupero del contributo addizionale dovuto per Cassa integrazione ordinaria, ordinaria in edilizia, straordinaria, in deroga e per solidarietà, che avverrà con la procedura “RACE”.

Per gestire in maniera automatizzata l’attività di verifica e di recupero nei confronti delle aziende che, pur avendo beneficiato della Cigs a pagamento diretto, non abbiano poi versato il contributo addizionale, l’Inps ha a disposizione una procedura informatica denominata Giasone, che sarà ancora utilizzata per le autorizzazioni concesse fino al 31 dicembre 2014, i cui pagamenti avvengono con F24, indicando le specifiche causali contributo CADD e SADD.

L’Istituto ha ora informato dell’avvenuto rilascio della procedura RACE, che, oltre a quanto gestito dalla procedura Giasone, consentirà di richiedere il contributo addizionale dovuto a fronte di pagamenti diretti dell’Inps per Cassa integrazione ordinaria, ordinaria in edilizia, straordinaria, in deroga e per solidarietà.

Le due procedure, quindi, avranno un periodo di coesistenza in quanto:

  • tutte le funzionalità di Giasone continueranno ad essere operative per consentire l’ultimazione delle lavorazioni collegate alle diffide inviate nel corso del 2014 e l’invio delle diffide relative a debiti riguardanti autorizzazioni Cigs concesse fino al 31 dicembre 2014 e non ancora oggetto di precedenti diffide;
  • RACE opererà per gestire le richieste dei contributi addizionali non più gestibili attraverso Giasone, nonché per le richieste per i contributi addizionali di Cig per tutte le tipologie prima indicate.

Il nuovo applicativo RACE preleva gli importi dovuti a titolo di contributo addizionale e, aggregandoli per sede e matricola, notifica per il pagamento con cadenza mensile gli importi di minimo € 50,00 o di minimo 6 mesi. I contributi che non arrivino alla suddetta soglia verranno gestiti dalla procedura e, a soglia raggiunta, saranno notificati prioritariamente mediante recapito Pec aziendale e, secondariamente, mediante raccomandata A/R. In allegato alla richiesta sarà inviato un modello F24 precompilato, contenente, oltre al codice della sede e all’importo dovuto, una codeline e la nuova causale contributo RCAD.

Nel caso di esito negativo della notifica, potrà essere tentato un nuovo invio a un nuovo indirizzo e la notifica sarà considerata positivamente effettuata anche nei casi in cui sia presente un versamento ad essa collegato (notifica implicita).

La procedura RACE importa i versamenti effettuati dalle aziende a cui è stata notificata la richiesta di contributo addizionale e procede automaticamente all’abbinamento dei relativi pagamenti, ma non se i versamenti avranno una codeline o una sede di competenza errata: in tali casi servirà l’intervento manuale dell’operatore. Terminate le operazioni di abbinamento dei pagamenti, la pratica, decorsi 45 giorni dalla notifica, potrà definirsi in uno dei seguenti stati:

  1. CHIUSA per abbinamento totale dei versamenti rispetto all’importo dovuto;
  2. INSOLUTA (totale o parziale) per mancanza di versamenti o abbinamento parziale dei versamenti rispetto all’importo dovuto e contemporanea presenza di pagamenti;
  3. INVIATA AL RECUPERO CREDITI:
  • in automatico, decorsi 45 giorni dalla notifica, per mancato versamento o pagamento parziale e inesistenza di pagamenti non abbinati per la stessa matricola;
  • manuale (a cura dell’operatore), decorsi 45 giorni dalla notifica, in caso di esistenza di pagamenti non abbinati per la stessa matricola o, anche prima dei 45 giorni dalla notifica, in caso di richiesta di dilazione da parte dell’azienda.

 

Si ricorda ai gentili clienti di recapitare allo studio quanto ricevuto dall’Inps per gli opportuni controlli.

 

INDENNITÀ ASPI PER LAVORATORI SOSPESI ABROGATA DAL 24 SETTEMBRE

L’Inps, con messaggio n.6024 del 30 settembre e su parere del Ministero del Lavoro, ha comunicato che, avendo il D.Lgs. n.148/15 abrogato l’art.3, co.17, L. n.92/12, l’Istituto non potrà più erogare prestazioni di “indennità di disoccupazione ASpI per lavoratori sospesi” per le giornate di sospensione intervenute dal 24 settembre 2015, giorno di entrata in vigore del decreto Ammortizzatori.

Per quanto riguarda le richieste di “indennità di disoccupazione ASpI per lavoratori sospesi” per periodi che contengono anche le giornate successive al 23 settembre 2015, la procedura Inps, ai fini della liquidazione, prenderà automaticamente in considerazione solo i periodi fino al 23 settembre 2015.

L’Istituto precisa inoltre che le richieste di “indennità di disoccupazione ASpI per lavoratori sospesi” potranno essere presentate entro e non oltre il 12 ottobre 2015 e, considerando il limite di spesa per il 2015, saranno prese in considerazione sulla base della data di presentazione delle richieste.

Successivamente, il Ministero del Lavoro, con circolare n.27 del 20 ottobre, ha reso noto, contrariamente a quanto in precedenza deciso in senso restrittivo, di aver considerato che tale interpretazione determinerebbe un vuoto di tutele, così da preferire un’interpretazione più estensiva della norma che consenta di prendere in considerazione, sempre nei limiti delle risorse disponibili, le situazioni per le quali entro il 23 settembre sia stato stipulato l’accordo con la previsione delle sospensioni entro la medesima data e fino al 31 dicembre 2015 e per le quali sia stata presentata l’istanza entro il 12 ottobre 2015.

RESIDENTI AREA SCHUMACHER – FRUIZIONE DETRAZIONI E DEDUZIONI

Sicomunica che il D.M. 21 settembre 2015 (pubblicato in G.U. 5 ottobre 2015, n.231) ha disposto che il reddito Irpef, per i soggetti residenti in uno Stato dell’Ue o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni con l’Italia, si calcoli in base alle disposizioni ordinarie previste dagli articoli da 1 a 23 Tuir, purché:

  • il reddito prodotto in Italia dal contribuente sia almeno pari al 75% del suo reddito complessivo;
  • il contribuente non goda di agevolazioni fiscali analoghe nello Stato estero di residenza e in nessun altro Paese diverso da questo.

A tal fine il D.M. ha specificato che ai soggetti, c.d. residenti Schumacher, sono riconosciuti gli oneri deducibili ai fini Irpef ordinariamente previsti per i soggetti residenti nonché le detrazioni d’imposta e le detrazioni per carichi di famiglia di cui all’art.12 Tuir, purché rilascino al proprio sostituto d’imposta una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti:

  • lo Stato di residenza fiscale;
  • di aver prodotto in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente conseguito nel periodo d’imposta, assunto al lordo degli oneri deducibili e comprensivo dei redditi prodotti anche al di fuori dello Stato di residenza;
  • di non godere nel Paese di residenza e in nessun altro Paese diverso da questo di benefici fiscali analoghi a quelli richiesti nello Stato italiano;
  • i dati anagrafici e il grado di parentela del familiare per il quale si intende fruire della detrazione di cui all’art.12 del citato Tuir, con l’indicazione del mese nel quale si sono verificate le condizioni richieste e del mese in cui le predette condizioni sono cessate;
  • che il familiare per il quale si chiede la detrazione possiede un reddito complessivo, al lordo degli oneri deducibili e comprensivo dei redditi prodotti anche fuori dello Stato di residenza, riferito all’intero periodo d’imposta, non superiore a € 2.840,51.

 

PRINCIPALI SCADENZE DAL 1° AL 30 NOVEMBRE 2015

Di seguito evidenziamo i principali adempimenti dal 1° al 30 novembre 2015, con il commento dei principali termini di prossima scadenza.

 

 

Giovedì 5 novembre  –

Chimici – Distinta contributi previdenza complementare

Invio della distinta relativa ai contributi dovuti al fondo di previdenza integrativa Fonchim.

Martedì 10 novembre –

Assistenza Fiscale – Caf o professionisti abilitati

Consegna al dipendente del modello 730 integrativo e del prospetto di liquidazione mod. 730/3 integrativo.

Lunedì 16 novembre –

Irpef versamento ritenute – Sostituti d’imposta

Versamento ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, sui redditi di lavoro autonomo e su provvigioni trattenute dai sostituiti d’imposta nel mese precedente.

 Versamento addizionali regionali e comunali – Sostituti d’imposta

Versamento in unica soluzione delle addizionali regionale e comunale trattenute ai lavoratori dipendenti sulle competenze del mese precedente a seguito delle operazioni di cessazione del rapporto di lavoro.

Versamento delle rate delle addizionali regionale e comunale trattenute ai lavoratori dipendenti sulle competenze del mese precedente a seguito delle operazioni di conguaglio di fine anno.

Versamento acconto addizionale comunale – Sostituti d’imposta

Versamento della rata dell’acconto dell’addizionale comunale  trattenuta ai lavoratori dipendenti sulle competenze del mese precedente.

Contributi Inps – Gestione Separata

Versamento dei contributi dovuti dai committenti alla Gestione Separata Inps su compensi corrisposti nel mese precedente.

Contributi Inps – Pescatori autonomi

Versamento dei contributi previdenziali personali Inps da parte dei pescatori autonomi.

Contributi Inps – Datori di lavoro

Versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti all’Inps dai datori di lavoro, relativi alle retribuzioni del mese precedente.

Contributi Inps ex Enpals – Versamento

Versamento dei contributi dovuti all’ex Enpals, ora Inps, dalle aziende dello spettacolo e dello sport per il periodo di paga scaduto il mese precedente.

Contributi Inpgi – Versamento

Versamento dei contributi Inpgi relativi al mese precedente, da parte delle aziende con dipendenti con qualifica di giornalisti e praticanti.

Contributi Casagit – Versamento

Versamento dei contributi assistenziali alla Casagit relativi al mese precedente, da parte dei datori di lavoro che occupano giornalisti e praticanti.

Autoliquidazione Inail – Versamento rata premio

Versamento dell’ultima rata, maggiorata degli interessi, del premio Inail relativo al saldo 2014 e all’acconto 2015, da parte dei soggetti che hanno optato per il pagamento rateale.

Contributi Inps – Artigiani e commercianti

Versamento della terza rata trimestrale, relativa al 2015, dei contributi dovuti sul minimale.

 

Venerdì 20 novembre –

Fonchim – Contributi previdenza complementare

Versamento dei contributi dovuti al Fondo di previdenza complementare Fonchim.

Enasarco – Versamento

Versamento dei contributi relativi al 3° trimestre 2015, relativi agli agenti e rappresentanti.

 

Mercoledì 25 novembre –

Contributi Enpaia – Versamento

Versamento dei contributi dovuti all’Enpaia per gli impiegati di aziende agricole, relativi al mese precedente.

 

 Lunedì 30 novembre –

Uniemens – Invio telematico

Termine per la trasmissione telematica della denuncia retributiva e contributiva Uniemens relativa al mese precedente.

Fasi – Versamento

Pagamento dei contributi relativi al quarto trimestre dell’anno in corso, dovuti al Fasi a carico dei dirigenti e delle imprese industriali.

 

 

PRINCIPALI SCADENZE CONTRATTUALI DEL MESE DI NOVEMBRE 2015 

Abbigliamento e confezioni – Aziende industriali – Accordo 4 febbraio 2014
   
Una tantum – II tranche € 125,00
Acconciatura ed estetica – accordo 8 settembre 2014
   
Aumento minimi tabellari – Settori accessori-componenti, aziende conto terzi € 60,00
Assicurazioni – Agenzie in gestione libera Unapass – Accordo 20 novembre 2014
   
Allineamento 2009-2011

e arretrati 2012-2014

Corresponsione di 1/14 del totale dato da allineamento + arretrati
Autoscuole – Accordo 3 luglio 2013
   
Minimi tabellari Quadri: € 1.399,44
Concerie – Aziende industriali – Accordo 18 luglio 2013
   
Ipo Livello B/1: € 169,54
Minimi tabellari Livello A: € 2.386,76
Grafica ed editoria – Aziende industriali – Accordo 16 ottobre 2014
   
Una tantum – III tranche € 30,00
Recapito telegrammi ed espressi – Accordo 2 aprile 2015
   
Una tantum – II tranche Livello 1Q: € 173,80
Servizi assistenziali – Uneba – Accordo 8 maggio 2013
   
Assistenza integrativa Il termine di decorrenza per l’attivazione dell’assistenza sanitaria integrativa è fissato al 1° novembre 2015
Terziario Confcommercio – Accordo 30 marzo 2015
   
Minimi tabellari Livello 1Q: 1.801,15

c Addetti ai call centers

Livello Q: 2.602,28

Vigilanza privata e servizi fiduciari – Accordo 8 aprile 2013
   
Una tantum – Aziende aderenti a Anivp, Assvigilanza e Univ Terza tranche, pari al 34% del totale

Oggetto: RINUNCIA DELLA LAVORATRICE ALL’ALLATTAMENTO

 

Con l’interpello n.23/15 il Ministero del Lavoro ha chiarito che, qualora la lavoratrice madre presenti una preventiva richiesta al datore di lavoro per il godimento dei permessi giornalieri durante il primo anno di vita del bambino (allattamento) e poi, in modo spontaneo e per proprie esigenze, non usufruisca degli stessi per alcune giornate:

  • il datore di lavoro non potrà essere sanzionato;
  • gli ispettori potranno effettuare eventuali verifiche in ordine alla spontaneità della rinuncia della lavoratrice circa il godimento dei permessi.

Risulta pertanto opportuno che la rinuncia sia giustificata da ragioni che rispondano in modo inequivocabile a un interesse della lavoratrice (ad es. frequenza di un corso di formazione, impossibilità di rientrare in casa in ragione di uno sciopero dei mezzi pubblici etc.) e che risultino in una richiesta scritta a futura memoria e prova.

Si fornisce di seguito un fac-simile della richiesta della lavoratrice da utilizzare allo scopo.

 

“——————————————————————————————————————————————-

 

Spettabile azienda

_____________________________

 

 

Data ___________________________

 

Oggetto: comunicazione di rinuncia al godimento dei riposi giornalieri della madre

 

La sottoscritta _____________________________________________, C.F. _______________________, avendo richiesto il godimento dei riposi giornalieri previsti dall’art.39, D.Lgs. n.151/01, fino al ______________ ed essendo stata da voi informata di quanto precisato dal Ministero del Lavoro nell’interpello n.23/15, con la presente comunica che intende rinunciare in modo spontaneo al godimento dei citati riposi nella/e giornata/e del:

_______________________, dalle ore _______ alle ore _________

_______________________, dalle ore _______ alle ore _________

_______________________, dalle ore _______ alle ore _________

per le seguenti esigenze personali:

______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Distinti saluti.

 

Firma della lavoratrice

_______________________________

 


Oggetto: ISTANZA DI CONGEDO PARENTALE AD ORE

 

Al datore di lavoro

Luogo e data

 

Oggetto: congedo parentale

 

Il/La sottoscritto/a __________________, verificate le disposizioni della contrattazione collettiva applicata (o in assenza: secondo quanto disposto dalla normativa vigente in tema di fruizione di congedo parentale ad ore), comunica che è propria intenzione ricorrere alla fruizione oraria del congedo parentale.

Visto quanto sopra si allega ricevuta di presentazione, al servizio telematico dell’Inps, dell’apposita istanza.

 

Firma

 

LavoroItalia268_117

Job Act – Nuovi servizi per l’impiego

Capo I – Rete dei servizi per le politiche del lavoro

Articolo

Contenuto

Decorrenza/Entrata in vigore

Art. 1

Rete Nazionale dei servizi per le politiche del lavoro

Viene istituita la “Rete dei servizi per le politiche del lavoro”, costituita da: a) Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, istituita dal successivo art. 4 denominata “ANPAL”; b) strutture regionali per le Politiche Attive del Lavoro istituite dal successivo art. 11; c) INPS; d) INAIL; e) Agenzie per il lavoro ed altri soggetti autorizzati all’attività di intermediazione; f) fondi interprofessionali per la formazione continua ex art. 118 L. 388/00; g) fondi bilaterali ex art. 12.4 D. Lgs. 276/03; h) ISFOL; i) Italia Lavoro S.p.A.; l) CCIAA; m) università; n) istituti di scuola secondaria di secondo grado.

La “Rete” – coordinata dall’ANPAL (v. art. 4) – promuove l’effettività dei diritti al lavoro, alla formazione ed all’elevazione professionale ed il diritto ad accedere a servizi di collocamento gratuito, mediante interventi e servizi volti a migliorare l’efficienza del mercato assicurando, ai datori di lavoro il soddisfacimento dei fabbisogni di competenze ed ai lavoratori il sostegno nell’inserimento o nel reinserimento al lavoro.

Dal 24 settembre 2015, fatto salvo quanto si dirà più avanti in merito ai provvedimenti istitutivi e di articolazione organizzativa dell’ANPAL e tenendo comunque conto della necessità di stipulare successivi accordi/convenzioni o, comunque, provvedimenti che delineino l’iter di funzionamento tra i “membri” della Rete

Art. 2

Indirizzi generali in materia di politiche attive del lavoro

Con D.M. del Ministro del lavoro sono fissate:

a) le linee di indirizzo triennali e gli obiettivi annuali dell’azione in materia di politiche attive;

b) la specificazione dei livelli essenziali delle prestazioni;

Lo stesso DM potrà determinare i tempi entro i quali debbono essere convocate le diverse categorie di utenti, ivi compresi i disoccupati che non siano beneficiari di prestazioni a sostegno del reddito collegate allo stato di disoccupazione, nonché i tempi e le modalità di definizione del relativo percorso di inserimento o di reinserimento lavorativo, prevedendo opportuni margini di adeguamento da parte delle regioni e province autonome.

Dal 24 settembre 2015,, ma non si prevedono termini per l’adozione del DM previsto da questo articolo e, quindi, per l’adozione delle relative linee guida

Art. 3

Competenze del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in materia di politiche attive del lavoro

E’ affidato al Ministero del lavoro il potere di indirizzo e vigilanza sull’ANPAL, nonché le competenze in materia di verifica e controllo del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 2. Tale potere è esercitato attraverso il parere preventivo sui seguenti atti dell’ANPAL:

a) circolari e altri atti interpretativi;

b) modalità operative e ammontare dell’assegno individuale di ricollocazione (V. successivo art. 23);

c) atti di programmazione e riprogrammazione in relazione ai programmi comunitari gestiti dall’ANPAL.

Al Ministero del lavoro, anche su proposta dell’ANPAL, compete inoltre l’adozione dei seguenti atti:

1) definizione del concetto di “offerta di lavoro congrua” (V. successivo art. 25);

2) definizione delle linee di indirizzo per l’attuazione della normativa nazionale in materia di politiche attive del lavoro, servizi pubblici per il lavoro, il collocamento dei disabili e l’inserimento dei lavoratori stranieri;

3) indirizzo sul sistema della formazione professionale continua.

Con intesa in Conferenza permanente per i rapporti Stato-Regioni-Province autonome, sono definite linee guida per l’accreditamento degli enti di formazione

Dal 24 settembre 2015,

Art. 4

Istituzione dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro

Dal 1° gennaio 2016 è istituita l’ANPAL, dotata di personalità giuridica, autonomia organizzativa, regolamentare, amministrativa, contabile e di bilancio e posta sotto la vigilanza del Ministero del lavoro.

La dotazione organica dell’ANPAL (predefinita nel numero di un massimo di 395 unità). Entro quarantacinque giorni dall’entrata in vigore del D. Lgs., con DPCM sono individuati i beni e le risorse finanziarie, umane e strumentali da trasferire dal Ministero del lavoro e dalle politiche sociali e dell’ISFOL all’ANPAL, nonché modalità e procedure del trasferimento.

Dal 24 settembre 2015, con operatività posticipata (almeno) al 1/1/2016 in dipendenza della tempestiva adozione dei molteplici decreti attuativi indicati in questo stesso articolo

Entro 60 gg. dall’entrata in vigore del D. Lgs., viene nominato con DPR il presidente dell’ANPAL che, a far data dalla nomina subentra nella titolarità delle azioni di Italia Lavoro S.p.A. ed il suo presidente ne diviene amministratore unico, senza diritto a compensi, con contestuale decadenza del consiglio di amministrazione di Italia Lavoro S.p.A. Nei successivi trenta giorni, Italia Lavoro S.p.A. adotta il nuovo statuto, che prevede forme di controllo da parte di ANPAL tali da assicurare la funzione di struttura in house di Italia Lavoro S.p.A..

17. L’ANPAL, al fine di promuovere possibili sinergie logistiche, stipula apposite convenzioni a titolo gratuito con: a) l’Ispettorato nazionale del lavoro; b) l’INPS; c) l’INAIL; d) l’ISFOL.

Entro 45 giorni dall’entrata in vigore del D. lgs. verrà adottato – con DPR – lo statuto dell’ANPAL.

Art. 5

Risorse finanziarie dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro

Le risorse attribuite all’ANPAL dal 2016 sono costituite:

a) dal finanziamento annuale a carico del Ministero del lavoro;

b) dal Fondo per le politiche attive del lavoro;

c) dal Fondo di rotazione ex art. 9.5 D. L. 148/93;

d) dalle risorse finanziarie trasferite da altre amministrazioni.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 6

Organi dell’ANPAL

Sono organi dell’ANPAL e restano in carica per tre anni rinnovabili per una sola volta:

a) il Presidente; b) il C.d.A.; c) il Consiglio di vigilanza; d) il Collegio dei revisori.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 7

Attribuzioni degli organi dell’ ANPAL

1) Il Presidente ha la rappresentanza legale dell’ANPAL, presiede il C.d.A., di cui convoca e presiede le riunioni e definisce l’ordine del giorno. Egli può assistere alle sedute del Consiglio di sorveglianza ed è “interlocutore unico” del governo, dei ministeri, degli altri enti e istituzioni.

2) Il C.d.A. approva i piani annuali dell’azione in materia di politiche attive, delibera il bilancio preventivo e il conto consuntivo, i piani d’impiego dei fondi disponibili e adotta, su proposta del Direttore generale, i regolamenti di contabilità e di organizzazione. Il consiglio esercita, inoltre, ogni altra funzione che non sia compresa nella sfera di competenza degli altri organi dell’ANPAL.

3) il Consiglio di vigilanza formula proposte sulle linee di indirizzo generale, propone gli obiettivi strategici e vigila sul perseguimento degli indirizzi e degli obiettivi strategici adottati dal C.d.A.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 8

Direttore generale

Il Direttore Generale – nominato con DPR – è scelto tra esperti ovvero tra personale incaricato di funzioni di livello dirigenziale generale di comprovata esperienza nelle materie di competenza dell’ANPAL.

Il D.G. predispone il bilancio, coordina l’organizzazione interna del personale, degli uffici e dei servizi, assicurandone l’unità operativa e di indirizzo, formula proposte in materia di ristrutturazione operativa dell’ANPAL, consistenza degli organici e promozione dei dirigenti, ed esercita ogni altro potere attribuitogli dal presidente e dal C.d.A. Resta in carica per tre anni, rinnovabili una sola volta.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 9

Funzioni e compiti dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro

All’ANPAL sono conferite le seguenti funzioni:

a) coordinamento della gestione della NASpI, dei servizi per il lavoro, del collocamento dei disabili, delle politiche di attivazione dei lavoratori disoccupati;

b) definizione degli standard di servizio in relazione alle misure di cui all’articolo 18 del decreto in commento;

c) determinazione delle modalità operative e dell’ammontare dell’assegno di ricollocazione;

d) coordinamento dell’attività della rete Eures;

e) definizione delle metodologie di profilazione degli utenti per determinarne il profilo di occupabilità;

f) promozione e coordinamento, in raccordo con l’Agenzia per la coesione territoriale, dei programmi cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo, nonché di programmi cofinanziati con fondi nazionali negli ambiti di intervento del FSE;

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

g) sviluppo e gestione integrata del sistema informativo unitario delle politiche del lavoro;

h) gestione dell’Albo nazionale ex art. 4 D. Lgs. 276/03;

i) gestione dei PON nelle materie di competenza, nonché di progetti cofinanziati dai Fondi comunitari;

l) definizione e gestione di programmi per il riallineamento delle aree nelle quali non siano rispettati i livelli essenziali delle politiche attive del lavoro;

m) definizione di metodologie di incentivazione alla mobilità territoriale;

n) vigilanza sui fondi interprofessionali per la formazione continua, nonché dei fondi bilaterali;

o) assistenza e consulenza nella gestione delle più rilevanti crisi aziendali;

p) gestione di programmi di reimpiego e ricollocazione in relazione a crisi aziendali rilevanti, di programmi per l’adeguamento alla globalizzazione cofinanziati con il Fondo Europeo FEG, nonché di programmi sperimentali di politica attiva del lavoro;

q) gestione del Repertorio nazionale degli incentivi all’occupazione (V. art. 30).

Art. 10

Funzioni e compiti dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori

Entro 45 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto il Ministro del lavoro rinnova gli organi dell’ISFOL, riducendo a tre membri il C.d.A., di cui due (tra cui il Presidente) designati dal Ministro del lavoro, e uno dalla Conferenza dei presidenti delle regioni. Il conseguente risparmio di spesa è trasferito all’ANPAL dal 2016.

Entro i 60 giorni successivi al rinnovo degli organi verranno modificati statuto e regolamento dell’Istituto al quale sono assegnate le seguenti funzioni:

a) studio, ricerca, monitoraggio e valutazione degli esiti delle politiche statali e regionali in materia di istruzione e formazione professionale, formazione in apprendistato e percorsi formativi in alternanza, formazione continua, integrazione dei disabili nel mondo del lavoro, inclusione sociale dei soggetti che presentano maggiori difficoltà e misure di contrasto alla povertà, servizi per il lavoro e politiche attive del lavoro;

b) studio, ricerca e valutazione delle politiche del lavoro e dei servizi per il lavoro, inclusa l’attività dell’ANPAL,;

c) studio, ricerca, monitoraggio e valutazione in materia di terzo settore;

d) gestione di progetti comunitari.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 11

Organizzazione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive del lavoro a livello regionale e delle Province Autonome

Per garantire i livelli essenziali di prestazioni, il Ministero del lavoro stipula, con regioni e province autonome, una convenzione per regolare i relativi rapporti e obblighi, nel rispetto dei seguenti principi:

a) attribuzione delle funzioni e dei compiti amministrativi in materia di politiche attive alle regioni e alle province autonome, che garantiscono l’esistenza e funzionalità di “centri per l’impiego”;

b) individuazione, da parte delle strutture regionali, di misure di attivazione dei beneficiari di ammortizzatori sociali;

c) disponibilità di servizi e misure di politica attiva del lavoro a tutti i residenti sul territorio italiano, a prescindere dalla residenza;

d) attribuzione alle regioni e province autonome delle funzioni e dei compiti di cui al successivo articolo 18, nonché dei seguenti compiti:

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

1. servizi per il collocamento dei disabili;

2. avviamento a selezione nei casi previsti dall’articolo 16 della l. 56/87;

Restano assegnate a regioni e province autonome le competenze in materia di programmazione di politiche attive del lavoro, e in particolare:

a) identificazione della strategia regionale per l’occupazione;

b) accreditamento degli enti di formazione.

Nel definire l’offerta formativa, le regioni e province autonome riservano una congrua quota di accesso alle persone in cerca di occupazione identificate e selezionate dai centri per l’impiego.

Art. 12

Accreditamento dei servizi per il lavoro

Le Regioni e le Province autonome definiscono i propri regimi di accreditamento, secondo criteri definiti con DM del Ministro del lavoro e i seguenti:

a) coerenza con il sistema di autorizzazione allo svolgimento delle attività di somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione del personale, ex D.Lgs. 276/03;

b) definizione di requisiti minimi di solidità economica ed organizzativa, nonché di esperienza professionale;

c) obbligo di interconnessione con il sistema informativo di cui all’articolo 13 del presente decreto;

d) raccordo con il sistema regionale di accreditamento;

e) definizione della procedura di accreditamento dei soggetti abilitati ad operare con lo strumento dell’assegno di ricollocazione.

Previa richiesta all’ANPAL, le agenzie per il lavoro possono essere accreditate su tutto il territorio nazionale.

ANPAL istituisce l’albo nazionale dei soggetti accreditati.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 13

Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro

In attesa della realizzazione di un sistema informativo unico, l’ANPAL realizza il sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, che si compone del nodo di coordinamento nazionale e dei nodi di coordinamento regionali, nonché il portale unico per la registrazione alla Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro. Sono elementi del sistema informativo unitario:

a) il sistema informativo dei percettori di ammortizzatori sociali; b) l’archivio informatizzato delle comunicazioni obbligatorie; c) i dati relativi alla gestione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive del lavoro;

d) il sistema informativo della formazione professionale.

Per semplificare gli adempimenti per i datori di lavoro, le comunicazioni di assunzione, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro sono comunicate per via telematica unicamente all’ANPAL.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 14

Fascicolo elettronico del lavoratore e coordinamento dei sistemi informativi

Le informazioni del sistema informativo unitario delle politiche del lavoro costituiscono “patrimonio informativo comune” del Ministero del lavoro, dell’INPS, dell’INAIL, dell’ISFOL, delle regioni e province autonome e dei centri per l’impiego, oltre che la base informativa per la formazione e il rilascio del fascicolo elettronico del lavoratore.

L’ANPAL partecipa al Sistema Statistico Nazionale (SISTAN) di cui al decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322.

Il Ministero del lavoro accede alla banca dati ANPAL per lo svolgimento dei compiti istituzionali, nonché ai fini statistici e del monitoraggio sulle politiche attive e passive del lavoro e sulle attività svolte dall’ANPAL.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e, comunque, subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 15

Albo nazionale degli enti accreditati a svolgere attività di formazione professionale e sistema informativo della formazione professionale

Per realizzare il fascicolo elettronico del lavoratore, l’ANPAL gestisce l’albo nazionale degli enti di formazione accreditati. L’ANPAL definisce le modalità e gli standard di conferimento dei dati da parte dei soggetti che vi partecipano al predetto sistema.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016 e subordinata alla concreta emanazione dei vari provvedimenti attuativi indicati nell’articolo

Art. 16

Monitoraggio e valutazione

L’ANPAL svolge attività di monitoraggio e valutazione sulla gestione delle politiche attive e i servizi per il lavoro e fornisce annualmente rapporti sullo stato di attuazione delle singole misure.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 17

Fondi interprofessionali per la formazione continua

L’attivazione dei fondi è subordinata ad autorizzazione del Ministero del lavoro, previa verifica della conformità, alle finalità previste, dei criteri di gestione, della professionalità dei gestori, nonché dell’adozione di criteri di gestione trasparenti. La vigilanza sulla gestione dei fondi è esercitata dall’ANPAL

CAPO II – Principi generali e comuni in materia di politiche attive del lavoro

Articolo

Contenuto

Decorrenza/Entrata in vigore

Art. 18

Servizi e misure di politica attiva del lavoro

Per costruire percorsi utili all’inserimento e reinserimento nel mercato del lavoro, le regioni e le province autonome costituiscono centri per l’impiego, per svolgere in forma integrata, nei confronti dei disoccupati, lavoratori beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro e a rischio di disoccupazione, le seguenti attività: a) orientamento di base, analisi delle competenze in relazione alla situazione del mercato del lavoro locale e profilazione; b) ausilio alla ricerca di una occupazione; c) orientamento individualizzato, mediante bilancio delle competenze ed analisi di bisogni formativi, esperienze di lavoro o altre misure di politica attiva;

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

d) orientamento all’autoimpiego e tutoraggio successivo; e) avviamento ad attività di formazione per qualificazione e riqualificazione professionale, autoimpiego e immediato inserimento lavorativo; f) accompagnamento al lavoro, anche attraverso l’utilizzo dell’assegno individuale di ricollocazione; g) promozione di esperienze lavorative, anche mediante tirocinio; h) gestione di incentivi all’attività di lavoro autonomo ed alla mobilità territoriale; i) gestione di strumenti di conciliazione dei tempi di lavoro con gli obblighi di cura nei confronti di minori o di soggetti non autosufficienti; l) promozione di prestazioni di LSU.

Le predette norme del presente capo si applicano al collocamento dei disabili, in quanto compatibili

Art. 19

Stato di disoccupazione

Sono considerati disoccupati i lavoratori privi di impiego che dichiarano al portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro.

I riferimenti normativi allo stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1.2, lett. c), del D. Lgs. 181/00 si intendono riferiti alla definizione di cui sopra.

Lo stato di disoccupazione è sospeso in caso di rapporto di lavoro subordinato di durata fino a sei mesi.

I lavoratori possono effettuare la predetta registrazione sin dalla comunicazione di licenziamento, anche in pendenza di preavviso.

Sulla base delle informazioni fornite, gli utenti dei servizi per l’impiego allo scopo di valutarne il livello di occupabilità, vengono assegnati ad una classe di profilazione, aggiornata ogni 90 giorni.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 20

Patto di servizio personalizzato

Per confermare lo stato di disoccupazione, i lavoratori contattano i centri per l’impiego entro 30 giorni dalla dichiarazione di cui al precedente articolo. In mancanza, sono convocati entro il termine stabilito con il decreto di cui all’articolo 2.1 del decreto in commento, per la profilazione e la stipula di un patto di servizio personalizzato, che contiene almeno i seguenti elementi: a) individuazione di un responsabile delle attività; b) definizione del profilo personale di occupabilità secondo le modalità predisposte dall’ANPAL; c) definizione degli atti di ricerca attiva che devono essere compiuti e la loro tempistica; d) frequenza di contatti con il responsabile delle attività; e) modalità con cui la ricerca attiva di lavoro è dimostrata al responsabile.

Il patto deve inoltre prevedere la disponibilità del richiedente alle seguenti attività:

a) partecipazione a iniziative per il rafforzamento delle competenze;

b) partecipazione a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione;

c) accettazione di offerte di lavoro, “congrue” ai sensi del successivo articolo 25.

Trascorsi 60 giorni dalla data di registrazione, il disoccupato che non sia stato convocato dai centri per l’impiego ha diritto a richiedere all’ANPAL le credenziali personalizzate per l’accesso diretto alla procedura telematica di profilazione per ottenere l’assegno di ricollocazione di cui al successivo articolo 23.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 21

Rafforzamento dei meccanismi di condizionalità e livelli essenziali delle prestazioni relative ai beneficiari di strumenti di sostegno al reddito

La domanda di ASpI, NASpI o Indennità di disoccupazione per i co.co.co. (DIS-COLL) e la domanda di indennità di mobilità equivalgono a dichiarazione di immediata disponibilità, e sono trasmesse dall’INPS all’ANPAL, ai fini dell’inserimento nel sistema informativo unitario delle politiche attive.

I beneficiari delle citate prestazioni a sostegno del reddito ancora privi di occupazione, contattano i centri per l’impiego entro il termine di 15 giorni dalla domanda per i benefici e, in mancanza, sono convocati dal centro per l’impiego entro il termine stabilito con il decreto di cui all’articolo 2.1 del provvedimento in commento per stipulare il patto di cui all’articolo precedente.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Ai fini della concessione dell’Assegno di disoccupazione (ASDI) è necessario che il richiedente abbia sottoscritto un patto di servizio personalizzato.

Il beneficiario di prestazioni è tenuto ad attenersi ai comportamenti previsti nel patto di servizio personalizzato.

Con riferimento ad ASpI, NASpI, Indennità di DIS-COLL ed indennità di mobilità, si applicano le seguenti sanzioni:

a) in caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni o appuntamenti:

1) la decurtazione di ¼ di una mensilità, in caso di prima mancata presentazione;

2) la decurtazione di una mensilità, alla seconda mancata presentazione;

3) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore assenza;

b) in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento, le medesime conseguenze di cui sopra;

c) in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di cui all’articolo 20.3, lett. b) del provvedimento in commento:

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1) la decurtazione di una mensilità, alla prima mancata partecipazione;

2) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore assenza;

d) in caso di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua, in assenza di giustificato motivo, la decadenza dalla prestazione.

Con riferimento all’ASDI, si applicano le seguenti sanzioni:

a) in caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti:

1) la decurtazione di ¼ di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, in caso di prima mancata presentazione;

2) la decurtazione di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, alla seconda mancata presentazione;

3) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore assenza;

b) in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento:

1) la decurtazione di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, in caso di prima mancata presentazione;

2) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.

c) in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di cui all’articolo 20.3, lett. b) del provvedimento in commento, la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione;

d) in caso di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua senza giustificato motivo, la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.

In caso di decadenza dallo stato di disoccupazione prodottasi per i motivi di cui sopra o per quelli di cui al successivo art. 23.4, non è possibile una nuova registrazione prima che siano decorsi due mesi.

In caso di violazione dei predetti obblighi, il centro per l’impiego adotta le sanzioni, inviando “pronta comunicazione” telematica all’ANPAL ed all’INPS, che emette i provvedimenti conseguenti e provvede a recuperare le somme indebite eventualmente erogate.

La mancata adozione dei provvedimenti di decurtazione o decadenza della prestazione determina responsabilità disciplinare e contabile del funzionario responsabile.

Avverso il provvedimento del centro per l’impiego di cui al comma 10 è ammesso ricorso all’ANPAL

Art. 22

Rafforzamento dei meccanismi di condizionalità e livelli essenziali delle prestazioni relative ai beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro

I dipendenti per i quali la riduzione di orario connessa all’attivazione di una procedura di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per integrazione salariale, contratto di solidarietà, o intervento dei fondi di solidarietà sia superiore al 50% dell’orario devono essere convocati in orario compatibile con la prestazione lavorativa, dal centro per l’impiego per stipulare il patto di servizio personalizzato.

Con riferimento a questa categoria di lavoratori, si applicano le seguenti sanzioni:

a) in caso di mancata presentazione alle convocazioni ovvero agli appuntamenti e mancata partecipazione alle iniziative di orientamento senza giustificato motivo:

1) la decurtazione di ¼ di mensilità per la prima mancata presentazione;

2) la decurtazione di una mensilità, per la seconda mancata presentazione;

3) la decadenza dalla prestazione per la ulteriore assenza;

b) in caso di mancata partecipazione alle iniziative di cui all’articolo 20.3, lett. b) del decreto in commento, ovvero alle iniziative di cui al successivo articolo 26:

1) la decurtazione di una mensilità per la prima mancata partecipazione;

2) la decadenza dalla prestazione per la ulteriore mancata presentazione.

In caso di violazione degli obblighi di cui al comma 3, trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 21, commi da 10 a 13.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 23

Assegno di ricollocazione

Ai disoccupati da più di 4 mesi percettori della NASpI è riconosciuto, a richiesta, un “assegno individuale di ricollocazione”, graduato in funzione del profilo personale di occupabilità, e spendibile presso i centri per l’impiego o presso i servizi accreditati. L’assegno è rilasciato nei limiti delle disponibilità della regione o provincia autonoma di residenza sulla base degli esiti della procedura di profilazione, ovvero alle condizioni e secondo le modalità di cui all’articolo 20, comma 4.

Questo assegno non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF e non è assoggettato a contribuzione previdenziale e assistenziale.

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Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

L’importo è spendibile per ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro da richiedere – a pena di decadenza dallo stato di disoccupazione e dalla prestazione a sostegno del reddito – entro due mesi dal rilascio dell’assegno. Esso ha una durata di sei mesi, prorogabile per altri sei nel caso non ne sia stato consumato l’intero ammontare.

La richiesta del servizio di assistenza alla ricollocazione sospende il patto di servizio personalizzato. Il servizio di assistenza deve prevedere: a) l’affiancamento di un tutor; b) il programma di ricerca intensiva della nuova occupazione e la relativa area; c) l’onere del richiedente di svolgere le attività individuate dal tutor; d) l’onere del richiedente di accettare l’offerta di lavoro congrua; e) l’obbligo, per l’erogatore del servizio, di comunicare al centro per l’impiego e all’ANPAL gli eventuali rifiuti ingiustificati; f) la sospensione del servizio nel caso di assunzione in prova, o a termine, con eventuale ripresa in caso di conclusione del rapporto entro il termine di sei mesi.

Se l’assegno è utilizzato presso un soggetto accreditato, lo stesso è tenuto a darne immediata comunicazione al centro per l’impiego.

Le modalità operative e l’ammontare dell’assegno di ricollocazione, sono definite con delibera del C.d.A. dell’ANPAL, previa approvazione del Ministro del lavoro, sulla base dei seguenti principi: a) riconoscimento dell’assegno di ricollocazione prevalentemente a risultato occupazionale ottenuto; b) definizione dell’importo in maniera da mantenere l’economicità dell’attività, considerando una ragionevole percentuale di casi di mancato risultato occupazionale; c) graduazione dell’assegno in relazione al profilo personale di occupabilità; d) obbligo, per l’erogatore del servizio, di fornire un’assistenza appropriata; e) obbligo, per l’erogatore del servizio, di comunicare le offerte di lavoro.

L’ANPAL realizza monitoraggio e valutazione comparativa dei soggetti erogatori del servizio con riferimento agli esiti di ricollocazione raggiunti. A tal fine, l’ANPAL istituisce un sistema informatico al quale i centri per l’impiego e i soggetti erogatori sono obbligati a conferire le informazioni. Gli esiti della valutazione sono pubblici e l’ANPAL segnala agli erogatori del servizio gli elementi di criticità riscontrati. Decorso un anno dalla segnalazione, ove le criticità permangano, l’ANPAL valuta la revoca dalla facoltà di operare con lo strumento dell’assegno di ricollocazione

Art. 24

Finanziamento dell’assegno di ricollocazione

L’assegno è finanziato con le seguenti risorse: a) il Fondo di cui all’articolo 1, comma 215, della legge n. 147 del 2013; b) risorse dei programmi operativi cofinanziati con fondi strutturali, nella misura da determinare ai sensi del comma 2.

Per garantire il finanziamento, il Ministero del lavoro, previa verifica delle compatibilità finanziaria, definisce, un piano di utilizzo coordinato di fondi nazionali e regionali, nonché dei programmi operativi cofinanziati dal FSE e di quelli cofinanziati con fondi nazionali negli ambiti di intervento del FSE.

Nei casi di assunzione di un fruitore di ASpI da parte di datore di lavoro che non vi sia tenuto (articolo 2.10-bis, della L. 92/12), l’INPS versa all’ANPAL una somma pari al 30% dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore, volta a finanziare il Fondo politiche attive del lavoro, con contestuale riduzione al 20% della somma spettante al datore di lavoro.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 25

Offerta di lavoro congrua

Il Ministero del lavoro detta la definizione di “offerta di lavoro congrua”, su proposta dell’ANPAL, sulla base dei seguenti principi: a) coerenza con le esperienze e le competenze maturate; b) distanza dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico; c) durata della disoccupazione; d) retribuzione superiore di almeno il 20% rispetto alla indennità percepita nell’ultimo mese precedente, al netto dell’eventuale integrazione a carico dei fondi di solidarietà.

I fondi di solidarietà possono prevedere che le prestazioni integrative continuino ad applicarsi in caso di accettazione di una offerta di lavoro congrua, nella misura massima della differenza tra l’indennità complessiva inizialmente prevista maggiorata del 20% e la nuova retribuzione.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 26

Utilizzo diretto dei lavoratori titolari di strumenti di sostegno al reddito

Per consentire mantenimento e sviluppo delle competenze acquisite, i lavoratori che fruiscono di strumenti di sostegno del reddito in costanza di rapporto di lavoro possono essere chiamati a svolgere attività di pubblica utilità, nel territorio di residenza.

A tal fine – nell’ambito di una convenzione quadro predisposta da ANPAL – regioni e province autonome stipulano, con le PA, operanti sul territorio, specifiche convenzioni con previsioni ad hoc per disoccupati ultrasessantenni che non abbiano maturato il diritto a pensione.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

L’utilizzazione dei lavoratori nelle citate attività non determina l’instaurazione di un rapporto di lavoro e non deve incidere sul corretto svolgimento del rapporto di lavoro in corso.

I lavoratori utilizzati, percettori di trattamenti di sostegno al reddito, sono impegnati nei limiti massimi di orario settimanale corrispondente alla proporzione tra il trattamento stesso e il livello retributivo iniziale, calcolato al netto delle ritenute previdenziali ed assistenziali, previsto per i dipendenti che svolgono attività analoghe presso il soggetto promotore dell’intervento.

L’assegno è incompatibile con i trattamenti pensionistici diretti per i lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell’assicurazione medesima, nonché delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e con i trattamenti di pensionamento anticipato. In caso di avvio alle attività di cui sopra, i titolari di assegno o di pensione di invalidità possono optare per il trattamento di cui sopra. Sono invece cumulabili con il trattamento stesso, gli assegni e le pensioni di invalidità civile nonché le pensioni privilegiate per infermità contratta a causa del servizio obbligatorio di leva.

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Le attività di cui al comma 1 sono organizzate in modo che il lavoratore possa godere di un adeguato periodo di riposo, entro i termini di durata dell’impegno. Durante i periodi di riposo è corrisposto l’assegno.

Le assenze per malattia, purché documentate, non comportano la sospensione dell’assegno. I soggetti utilizzatori stabiliscono tra le condizioni di utilizzo il periodo massimo di assenze per malattia compatibile con il buon andamento del progetto. Le assenze dovute a motivi personali, anche se giustificate, comportano la sospensione dell’assegno. E facoltà del soggetto utilizzatore concordare l’eventuale recupero delle ore non prestate e in tal caso non viene operata detta sospensione. Nel caso di assenze protratte e ripetute nel tempo che compromettano i risultati del progetto, è facoltà del soggetto utilizzatore richiedere la sostituzione del lavoratore. Nel caso di assenze per infortunio o malattia professionale al lavoratore viene corrisposto l’assegno per le giornate non coperte dall’indennità erogata dall’INAIL e viene riconosciuto il diritto a partecipare alle attività progettuali al termine del periodo di inabilità.

Per i periodi di impegno nelle attività LSU per i quali è erogato l’assegno, trova applicazione il riconoscimento d’ufficio di cui all’art. 7.9 L. 223/91, ai soli fini dell’acquisizione dei requisiti assicurativi per il diritto al pensionamento. È comunque consentita la possibilità di riscatto dei periodi di LSU ai fini pensionistici

Art. 27

Collocamento della gente di mare

Al collocamento della gente di mare si applicano le norme del presente decreto. Le Capitanerie di porto possono svolgere attività di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro, in raccordo con le strutture regionali e con l’ANPAL.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 28

Livelli essenziali delle prestazioni

Ferma restando le necessità di prevedere obiettivi annuali ai sensi dell’articolo 2 del presente decreto, anche per tener conto della situazione di fatto e delle peculiarità territoriali, costituiscono livelli essenziali delle prestazioni le norme contenute nei seguenti articoli del decreto in commento: a) articolo 11, comma 1, lettere da a) a d); b) articolo 18; c) articolo 20; d) articolo 21, comma 2; e) articolo 23.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

CAPO III – Riordino degli incentivi all’occupazione

Articolo

Contenuto

Decorrenza/Entrata in vigore

Art. 29

Riordino degli incentivi

E’ abrogato l’incentivo all’assunzione di giovani lavoratori di cui all’articolo 1 del D. L. 76/13, facendo salvi gli effetti in relazione alle assunzioni e trasformazioni intervenute prima dell’entrata in vigore del presente decreto e fino a completa fruizione degli incentivi spettanti.

Dal 24 settembre 2015

Art. 30

Repertorio nazionale degli incentivi all’occupazione

Per assicurare la trasparenza e il coordinamento degli incentivi all’occupazione, è istituito, presso l’ANPAL, il repertorio nazionale degli incentivi occupazionali e del lavoro, contenente, per ciascun incentivo, almeno le seguenti informazioni: a) categorie di lavoratori interessati; b) categorie di datori di lavoro interessati; c) modalità di corresponsione dell’incentivo; d) importo e durata dell’incentivo; e) ambito territoriale interessato; f) conformità alla normativa in materia di aiuti di stato.

Per assicurare la massima trasparenza e la riduzione degli oneri amministrativi, i benefici economici connessi ad un incentivo all’occupazione sono riconosciuti di regola mediante conguaglio sul versamento dei contributi previdenziali.

Dal 24 settembre 2015, con efficacia differita al 2016

Art. 31

Principi generali di fruizione degli incentivi

Per garantire un’omogenea applicazione degli incentivi vengono posti i seguenti principi, gli incentivi non spettano: a) se l’assunzione è attuazione di obbligo preesistente; b) se l’assunzione viola il diritto di precedenza alla riassunzione di altro lavoratore; c) se il datore di lavoro o l’utilizzatore hanno in atto sospensioni dal lavoro connesse ad una crisi o riorganizzazione aziendale, salvo che l’assunzione, trasformazione o somministrazione sia finalizzata all’assunzione di lavoratori inquadrati ad un livello diverso da quello posseduto dai lavoratori sospesi o da impiegare in diverse unità produttive; d) per lavoratori licenziati nei sei mesi precedenti da parte di un datore di lavoro che, al momento del licenziamento, presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli del datore di lavoro che assume o utilizza, ovvero risulta con quest’ultimo in rapporto di collegamento o controllo.

Dal 24 settembre 2015

Con riferimento al contratto di somministrazione i benefici economici legati all’assunzione o alla trasformazione di un contratto sono trasferiti in capo all’utilizzatore e, in caso di incentivo soggetto al regime de minimis, il beneficio viene computato in capo all’utilizzatore;

Quando le norme incentivanti richiedono un incremento occupazionale netto della forza lavoro media, il calcolo si effettua mensilmente, confrontando il numero di dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei dodici mesi precedenti, escludendo dal computo della base media di riferimento i lavoratori che nel periodo abbiano abbandonato il posto di lavoro per dimissioni, invalidità, pensionamento per raggiunti limiti d’età, riduzione volontaria dell’orario o licenziamento per giusta causa.

L’inoltro tardivo delle comunicazioni telematiche obbligatorie inerenti l’instaurazione e la modifica di un rapporto di lavoro o di somministrazione producono la perdita di quella parte dell’incentivo relativa al periodo compreso tra la decorrenza del rapporto agevolato e la data della tardiva comunicazione.

Art. 32

Incentivi per il contratto di apprendistato per la qualifica, il diploma e il certificato di specializzazione tecnica superiore e di alta formazione e ricerca

A titolo sperimentale, per le assunzioni con contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento e fino al 31/12/16, si applicano i seguenti benefici: a) non trova applicazione il contributo di licenziamento di cui all’articolo 2, commi 31 e 32, della L. 92/12; b) l’aliquota contributiva del 10% di cui all’articolo 1, comma 773, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è ridotta al 5% per cento; c) è riconosciuto lo sgravio totale dei contributi a carico del datore di lavoro di finanziamento dell’ASpI di cui all’articolo 42.6, lettera f), del D. Lgs. 81/15, e dello 0,30%, previsto dall’articolo 25 della L. 845/78.

Dal 24 settembre 2015

CAPO IV – Disposizioni urgenti e finali

Articolo

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Decorrenza/Entrata in vigore

Art. 33

Centri per l’impiego

Per garantire livelli essenziali di prestazioni, l’importo di cui all’articolo 15.3 del D.L. 78/15 è incrementato di 50 milioni di euro per il 2015 ed il 2016 con eguale riduzione della dotazione di cui all’articolo 1.12, lett. a), del D. L. 76/13. Le predette risorse sono versate al Fondo di rotazione ex articolo 9.5 del D. L. 148/93

Dal 24 settembre 2015

Art. 34

Abrogazioni e norme di coordinamento

Dall’ entrata in vigore del decreto sono abrogate numerose disposizioni legislative espressamente enumerate e vengono modificate alcune disposizioni del D. Lgs. 22/15 in materia di ammortizzatori sociali

Dal 24 settembre 2015

LavoroItalia268_117

Job Act – Semplificazioni

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Entrata in vigore

Collocamento mirato (art. 1)

Promozione di una rete integrata di servizi tra l’INAIL, i servizi sociali, sanitari e formativi e le organizzazioni sindacali per la valutazione delle disabilità al fine di promuovere il reinserimento lavorativo dei soggetti interessati

Decreti attuativi entro 180 giorni a decorrere dal 24 settembre 2015

Collocamento mirato- Modifica dell’obbligo di assunzione

(art. 3)

Soppressa la finestra di tolleranza che consentiva ai datori di lavoro che raggiungevano il limite di 15 lavoratori computabili, di non procedere all’assunzione del soggetto riservatario fino a che non fosse assunto un sedicesimo lavoratore.

Dal 1° gennaio 2017

Collocamento mirato – Computo quota di riserva

(art. 4)

La possibilità di essere computati nella quota di riserva viene estesa ai lavoratori che, già prima della costituzione del rapporto di lavoro, hanno una accertata riduzione della capacità lavorativa pari al:

· 60%

· 45% in caso di disabilità intellettiva e psichica

anche se non assunti attraverso il collocamento obbligatorio.

Dal 24 settembre 2015

Collocamento mirato -Esonero e relativo contributo

(art. 5)

Tutti i datori di lavoro con un tasso di rischio INAIL superiore al 60 per mille, possono optare per l’esonero a fronte del pagamento dell’importo di 30,64 euro al giorno per ciascun lavoratore non assunto.

Decreto attuativo che disciplina le modalità di versamento entro 60 giorni dal 24 settembre 2015

Collocamento mirato -Modalità di assunzione (art. 6)

L’impresa ha la possibilità di procedere sempre e comunque con l’assunzione nominativa del lavoratore riservatario.

Dal 24 settembre 2015

Collocamento mirato-Comitato tecnico

(art. 7)

Istituzione di un comitato tecnico per la valutazione delle capacità lavorative e la definizione degli strumenti di inserimento

Dal 24 settembre 2015

Collocamento mirato -Banca dati

(art. 8)

Istituzione di una apposita banca dati che raccoglie le informazioni relative ai datori di lavoro obbligati e ai lavoratori interessati alimentata da:

– datori di lavoro, tenuti a trasmettere i prospetti obbligatori;

– gli uffici competenti, chiamati a comunicare le informazioni riguardanti, esoneri, convenzioni e sospensioni;

– l’INPS, che trasmette i dati relativi alla fruizione degli incentivi;

– l’INAIL, che inserisce i dati relativi al reinserimenti dei soggetti con disabilità da lavoro.

Decreto attuativo entro 180 giorni dal 24 settembre 2015

Collocamento miratoIncentivi per il datore di lavoro

(art. 10)

Sono previsti specifici incentivi, con conguaglio diretto in UNIEMENS, in favore dei datori di lavoro che procedono ad assumere soggetti riservatari:

· per le assunzioni dei lavoratori disabili con riduzione della capacità lavorativa superiore al 67 per cento l’incentivo, della durata di 36 mesi, è pari al 35% della retribuzione lorda mensile;

· per le assunzioni dei lavoratori disabili con riduzione della capacità lavorativa superiore al 79 per cento l’incentivo, della durata di 36 mesi, è pari al 70% ;

Dal 1° gennaio 2016

Decreto attuativo per l’assegnazione delle risorse da rideterminare annualmente.

· per le assunzioni dei lavoratori con disabilità intellettiva e psichica l’incentivo, della durata di 60 mesi, è pari al 70% della retribuzione lorda mensile. Per questi lavoratori sono incentivate anche le assunzioni a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi.

La domanda di fruizione va inoltrata all’INPS in via preventiva: entro 5 giorni l’azienda richiedente riceverà conferma di disponibilità delle risorse e dovrà procedere all’assunzione entro i successivi 7 giorni.

Collocamento mirato Rimborso spese adeguamento luogo di lavoro

(art. 11)

E’ prevista l’erogazione di un contributo per il rimborso parziale delle spese sostenute per agevolare il telelavoro o adeguare il luogo di lavoro alle esigenze del lavoratore disabile.

Dal 24 settembre 2015

Deposito contratti territoriali e aziendali (art. 14)

Al fine di fruire dei corrispondenti benefici contributivi, i relativi contratti territoriali o aziendali devono essere depositati presso la Direzione territoriale competente.

Dal 24 settembre 2015

Smaterializzazione del LUL

(art. 15)

Tenuta, aggiornamento e conservazione del LUL, con modalità telematiche, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Dal 1° gennaio 2017

Decreto attuativo, entro 180 giorni dal 24 settembre 2015, per disciplinare le modalità tecnico-organizzative

Comunicazioni telematiche

(art. 16)

Obbligo di utilizzo del canale telematico per l’inoltro di tutte le comunicazioni in materia di:

– rapporto di lavoro;

– incentivi

– politiche attive e formazione professionale.

Decreti attuativi entro 90 giorni dal 24 settembre 2015 per individuare le comunicazioni interessate e l’aggiornamento dei modelli esistenti

Abrogazione autorizzazione lavoro all’estero

(art. 18)

Specifici diritti per il lavoratore trasferito all’estero, stabilendo che il relativo contratto deve prevedere:

– distintamente, l’importo della retribuzione spettante e l’entità delle prestazioni connesse con il trasferimento;

– la possibilità di trasferire in Italia le retribuzioni corrisposte all’estero, anche in valuta;

– un’assicurazione per i rischi connessi al viaggio e per i casi di morte e invalidità permanente;

– le condizioni di sistemazione;

– idonee misure in materia di sicurezza

Dal 24 settembre 2015

Gente di mare

(art. 19)

E’ prevista l’abrogazione del modello di comunicazione nell’elenco anagrafico della gente di mare insieme alla Borsa del lavoro marittimo e alla modifica ed adeguamento modello BCNL e scheda anagrafico-professionale

Decreto attuativo per l’approvazione dei modelli entro 90 giorni dal 24 settembre 2015

Infortuni

(art. 21)

Viene previsto l’obbligo di trasmissione del certificato medico all’INAIL per via telematica direttamente da parte del medico o della struttura sanitaria competente, contestualmente alla sua compilazione. I dati delle certificazioni trasmesse sono messi dall’INAIL a disposizione dei soggetti obbligati a trasmettere la denuncia di infortunio.

Decorsi 180 giorni dal 24 settembre 2015

La denuncia d’infortunio è obbligatoria in caso di morte o prognosi superiore a 30 giorni.

N.B. si tratta solo dell’invio alla PS. La denuncia all’Inail va comunque effettuata se la prognosi supera i 3 giorni.

Nella denuncia saranno indicati unicamente gli estremi del certificato medico già trasmesso per via telematica all’INAIL da parte della struttura sanitaria che l’ha emesso.

Il datore di lavoro è obbligato altresì a fornire all’INAIL tutte le informazioni necessarie per l’istruttoria delle denunce di infortunio.

Decorsi 180 giorni dal 24 settembre 2015

Abrogazione libro infortuni

(art. 21)

Abrogato l’obbligo di tenuta del libro infortuni e, di conseguenza, della sua vidimazione (peraltro già abrogata da molte Regioni)

Decorsi 90 giorni dal 24 settembre 2015

Revisione sanzioni

(art. 22)

Lavoro irregolare

In caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto si applicano le seguenti sanzioni:

– da 1.500 a 9.000 euro per ciascun lavoratore

irregolare, fino a 30 giorni di effettivo lavoro;

– da 3.000 a 18.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, fino a 60 giorni di effettivo lavoro;

– da 6.000 a 36.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, oltre 60 giorni di effettivo lavoro;

diffidabili e aumentate del 20% in caso di lavoratori stranieri o minori e con l’esclusione del lavoro domestico.

Provvedimento di sospensione

Aumentate le somme aggiuntive da versare per richiedere la revoca, adesso pari a:

– 2.000 per lavoro irregolare

– 3.200 euro per gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza del lavoro

·

Dal 24 settembre 2015

Omessa o infedele registrazione su Libro unico del lavoro

Sanzione amministrativa da 150 a 1.500 euro, raddoppiato qualora sia riferita a più di cinque lavoratori o ad un periodo superiore a 6 mesi.

Omessa corresponsione Assegno per il nucleo familiare

Sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro ovvero:

· da 1.500 a 9.000 euro se riferita a più di 5 lavoratori o ad un periodo superiore a 6 mesi

· da 3.000 a 15.000 euro se riferita a più di 10 lavoratori o ad un periodo superiore a 12 mesi

Ritardata consegna del prospetto paga

Sanzione amministrativa da 150 a 900 euro ovvero:

· da 600 a 3.600 euro se riferita a più di 5 lavoratori o ad un periodo superiore a 6 mesi

· da 1.200 a 7.200 euro se riferita a più di 10 lavoratori o ad un periodo superiore a 12 mesi

Non applicabili nel caso il datore di lavoro sani l’inadempienza.

Controllo a distanza dei lavoratori

(art. 23)

Il datore di lavoro può, previo accordo collettivo aziendale o autorizzazione della DTL, adottare strumenti di controllo per esigenze organizzative, produttive, di sicurezza, o di tutela del patrimonio aziendale. Le informazioni raccolte sono utilizzabili ai fini del rapporto di lavoro qualora al lavoratore sia stata data adeguata informazione e nel rispetto della normativa sulla privacy.

Dal 24 settembre 2015

Cessione ferie e riposi (art. 24)

I lavoratori possono cedere a titolo gratuito le ore di ferie e riposi ad essi spettanti, se eccedenti il limite minimo stabilito dalla legge, ai colleghi che ne abbiano esigenza per la cura di figli minori in condizioni di bisogno.

Dal 24 settembre 2015

Dimissioni volontarie e risoluzione consensuale (art. 26)

Obbligo per il lavoratore di inoltrare al datore di lavoro e all’Ispettorato Unico del lavoro per via telematica, a pena di inefficacia, l’atto di dimissione o risoluzione consensuale del rapporto. Appositi moduli saranno resi disponibili con uno o più decreti attuativi.

La trasmissione dei moduli potrà avvenire anche per il tramite di patronati e commissioni di certificazione.

Escluso il lavoro domestico e gli atti resi in sede protetta.

E’ ammessa facoltà di revoca entro 7 giorni dalla data di trasmissione del modulo.

Introdotte contestualmente apposite sanzioni, da 5.000 a 30.000 euro per il datore di lavoro che alteri i moduli.

Decorsi 60 giorni Dal 24 settembre 2015

Decreto attuativo entro 90 giorni

Pari opportunità

(artt. 27-34)

Revisione e modifica di composizione e competenze di diversi comitati e organi, e disposizioni in favore del raggiungimento dell’obiettivo dell’abbattimento delle differenze tra i generi.

In particolare viene operata:

– la revisione dell’ambito territoriale di riferimento delle consigliere di parità in vista della soppressione delle province;

– la modifica della composizione e delle competenze del Comitato nazionale di parità;

– la modifica delle competenze la semplificazione dell’iter di nomina delle consigliere;

– l’introduzione del principio secondo cui per le consigliere di parità non trova applicazione lo spoil system di cui all’art. 6, comma 1, della legge n. 145/2002;

– la ridistribuzione, fra gli enti interessati, degli oneri per il sostegno alle attività delle consigliere;

– la sostituzione della Rete con una Conferenza nazionale delle consigliere di parità, per rafforzare e accrescere l’efficacia della loro azione, e consentire lo scambio di informazioni, esperienze e buone prassi.

LavoroItalia268_117

Job Act – I nuovi ammortizzatori sociali – Mappa

Norme generali

Articolo Contenuto Decorrenza
Lavoratori beneficiari

(artt. 1, 2)

Sono destinatari dei trattamenti di integrazione salariale i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti assunti contratto di apprendistato professionalizzante.

Esclusi i dirigenti e i lavoratori a domicilio.

Tali lavoratori devono essere – in possesso, – presso l’unità produttiva per la quale si chiede il trattamento, – di una anzianità di effettivo lavoro di almeno 90 giorni alla data di presentazione della relativa domanda di concessione (eccetto il caso di CIGO il trattamento ordinario di integrazione salariale chiesto per eventi oggettivamente non evitabili nel settore industriale).

Esclusi i dirigenti e i lavoratori a domicilio.

24 settembre 2015
Trattamento

(art. 3)

Il trattamento (ridotto del contributo apprendisti)

– è pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore zero e il linite limite dell’orario contrattuale

– soggetto alla riduzione nella misura del contributo apprendisti

– non puo’ superare gli importi massimi di integrazione salariale e per un massimo di 12 mensilità (incrementati nella misura ulteriore del 20% nel caso del settore edile/lapideo per intemperie stagionali; nel settore agricolo non si applica il limite massimo).

24 settembre 2015
Ai fini del calcolo si tiene conto dell’orario di ciascuna settimana indipendentemente dal periodo di lavoro.

L’integrazione sostituisce l’indennità giornaliera di malattia e eventuale integrazione contrattuale e non è dovuta per le festività non retribuite e per le assenze che non comportino retribuzione.Con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno, gli importi del trattamento nonché la retribuzione mensile di riferimento, sono aumentati nella misura del 100% dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT.

Con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno, gli importi del trattamento nonché la retribuzione mensile di riferimento, sono aumentati nella misura del 100% dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT. A decorrere dall’anno 2016.
Durata massima complessiva

(art. 4)

Per ciascuna unita’ produttiva max (in via generale) complessivamente 24 mesi in un quinquennio mobile; CIGS concessa a seguito di un contratto di solidarietà:entro il limite di 24 mesi, verra’ computata nella misura della metà. 24 settembre 2015
Contribuzione addizionale (art. 5) Dovuta dalle imprese, che presentano domanda di integrazione, in misura pari al 9%, 12%, e 15% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente ai periodi di integrazione salariale ordinaria/straordinaria fruiti all’interno di uno o piu’ interventi concessi sino a un limite complessivo di 52 settimane, 104 o piu’ settimane in un quinquennio mobile. 24 settembre 2015
Contribuzione figurativa

(art. 6)

Utili i periodi di sospensione/riduzione dell’orario ai fini del diritto e della misura alla pensione anticipata o di vecchiaia. 24 settembre 2015
Modalita’ di erogazione e termine per il rimborso delle prestazioni

(art. 7)

1) L’impresa paga le integrazioni salariali ai dipendenti aventi diritto alla fine di ogni periodo di paga.

2) L’Inps rimborsa all’impresa le integrazioni/l’impresa conguaglia l’importo fra contributi dovuti e prestazioni corrisposte. Il rimborso, a pena di decadenza (mesi 6), delle somme in oggetto, avviene nei termini di legge solo per i trattamenti richiesti a decorrere dal 24.9.2015 o, se richiesti antecedentemente, non ancora conclusi entro tale data oppure ancora per i trattamenti conclusi prima del 24.9.2015.

3) In presenza di serie e documentate difficoltà finanziarie il pagamento diretto puo’ essere autorizzato

a) dall’Inps, in caso di CIGO, ove richiesto dall’impresa

b) dal Ministero del lavoro (contestualmente al trattamento di integrazione salariale).

24 settembre 2015
Condizionalità e politiche attive del lavoro

(art. 8)

I lavoratori interessati da sospensione/riduzione superiore al 50% dell’orario di lavoro, calcolato in un periodo di 12 mesi, sono convocati dal centro per l’impiego per stipulare un patto di servizio personalizzato.

Applicazione dei meccanismi di condizionalità e dei livelli essenziali delle prestazioni previsti dal D.lgs. adottato in attuazione della legge n. 183/2010.

Per le giornate di lavoro effettuate non vi e’ diritto al trattamento salariale; si ha decadenza laddove il lavoratore non abbia dato comunicazione preventiva alla sede territoriale Inps dello svolgimento di lavoro.

24 settembre 2015

Cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) 

Articolo Contenuto Decorrenza
Gestione di appartenenza

(art. 9)

Gestione prestazioni temporanee dei lavoratori dipendenti istituita presso l’Inps. 24 settembre 2015
Campo di applicazione

(art. 10)

Elencate fra i destinatari, oltre alle imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas, tutti i soggetti che possono accedere al trattamento in questione. 24 settembre 2015
Causali

(art. 11)

La CIGO è ammessa nei casi di:

a) situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali; b) situazioni temporanee di mercato.

24 settembre 2015
Durata

(art. 12)

1) max 13 settimane continuative, prorogabile trimestralmente fino a un massimo complessivo di 52 settimane.

2) fruizione di 52 settimane consecutive di CIGO: nuova domanda per la medesima unita’ produttiva per la quale l’integrazione e’ stata concessa, solo dopo almeno 52 settimane di normale attivita’ lavorativa.

3) Cigo relativa a piu’ periodi non consecutivi: max complessivamente 52 settimane in un biennio mobile.

24 settembre 2015
I punti 2 e 3 non si applicano nel caso di interventi determinati da eventi oggettivamente non evitabili, ad eccezione dei trattamenti richiesti da talune imprese destinatarie individuate dal decreto

4) Nei limiti di durata non possono essere autorizzate ore di integrazione salariale ordinaria eccedenti il limite di 1/3 delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell’unita’ produttiva mediamente occupati nel semestre precedente la domanda di concessione dell’integrazione salariale.

Contribuzione

(art. 13)

Per la CIGO è dovuto:

1. Contributo ordinario: in misura variabile tra 1,70% e 4,70% in ragione delle dimensione e della tipologia di azienda.

2. Contributo addizionale: non dovuto per gli interventi concessi per eventi oggettivamente non evitabili.

24 settembre 2015
Informazione e consultazione sindacale

(art. 14)

A) La procedura e’ la seguente:

1. comunicazione preventiva alle RSA/RSU/articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale delle cause di sospensione/ riduzione dell’orario di lavoro, l’entita’ e la durata prevedibile, il numero dei lavoratori interessati.

2. su richiesta di una delle parti: esame congiunto della situazione avente a oggetto la tutela degli interessi dei lavoratori in relazione alla crisi dell’impresa.

N.B. L’intera procedura deve esaurirsi entro 25 giorni dalla data della comunicazione (10 giorni per imprese fino a 50 dipendenti).

B) procedura in caso di eventi oggettivamente non evitabili che rendano non differibile la sospensione o la riduzione dell’attivita’ produttiva :

24 settembre 2015
1) comunicazione a RSA/RSU/ articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale della durata prevedibile della sospensione /riduzione e il numero dei lavoratori interessati.

2) sospensione /riduzione dell’orario di lavoro superiore a 16 ore settimanali: a richiesta dell’impresa/dei soggetti sindacali, da presentarsi entro tre giorni dalla comunicazione dell’impresa, esame congiunto in ordine alla ripresa della normale attivita’ produttiva e ai criteri di distribuzione degli orari di lavoro.

N.B. La procedura deve esaurirsi entro i cinque giorni successivi a quello della richiesta.

Procedimento

(art. 15)

L’azienda presenta, in via telematica all’Inps, la domanda di concessione della CIGO entro il termine di 15 giorni dall’inizio della sospensione/ riduzione dell’attivita’ lavorativa (in caso di ritardo che comporti un danno a carico del lavoratore, puo’ essere richiesto al datore di lavoro di sopportarne il relativo onere economico) 24 settembre 2015
Concessione

(art. 16)

L’Inps territorialmente competente concede le integrazioni salariali. Con emanando DM (entro 60 giorni dal 24.9.2015): definizione dei criteri di esame delle domande di concessione. A decorrere dal 1° gennaio 2016
Ricorsi

(art. 17)

Avverso il provvedimento di rigetto della domanda di Cigo: ricorso, entro trenta giorni dalla comunicazione da parte dell’INPS, al Comitato presso l’Inps. 24 settembre 2015
Disposizioni particolari per le imprese del settore agricolo

(art. 18)

Resta in vigore – ove compatibile con il decreto in commento – la legge n. 457/72 sulle integrazioni salariali a favore dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato. 24 settembre 2015

Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS)

Gestione di appartenenza

(art. 19)

Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali istituita presso l’Inps. 24 settembre 2015
Campo di applicazione

(art. 20)

Interessate le imprese,

I) che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda, abbiano occupato mediamente piu’ di 15 dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti, fra le quali rientrano le imprese industriali, comprese quelle edili e affini e tutte le altre menzionate dal decreto.

II) che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda, abbiano occupato mediamente piu’ di 50 dipendenti, inclusi gli apprendisti e i dirigenti: a) imprese esercenti attivita’ commerciali, comprese quelle della logistica; b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici.

III) la medesima disciplina e i medesimi obblighi contributivi trovano applicazione, a prescindere dal numero dei dipendenti, in relazione alle categorie seguenti: a) imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e societa’ da queste derivate, nonche’ imprese del sistema aereoportuale; b) partiti e movimenti politici e loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, nei limiti di spesa previsti per il 2015 e anni a seguire.

24 settembre 2015
Causali di intervento (art. 21) La CIGS puo’ essere chiesta, presentando il relativo programma, per i casi di:

a) riorganizzazione aziendale;

b) crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attivita’ produttiva dell’azienda o di un ramo di essa;

c) contratto di solidarieta’ .

1-1-2016
Durata

(art. 22)

La durata della CIGS è variabile. In caso di:

1) riorganizzazione aziendale: max 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile (per ciascuna unità produttiva)

2) crisi aziendale: max 12 mesi, anche continuativi (per ciascuna unità produttiva). Nuova autorizzazione concessa non prima che sia decorso un periodo pari a 2/3 di quello relativo alla precedente autorizzazione.

3. contratto di solidarieta’: max 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile, per ciascuna unità produttiva (o 36 mesi , anche continuativi, nel quinquennio mobile in taluni specifici casi).

4. riorganizzazione aziendale/crisi aziendale: sospensioni autorizzate del lavoro soltanto nel limite dell’80% delle ore lavorabili nell’unita’ produttiva nell’arco di tempo di cui al programma autorizzato.

La disposizione di cui al punto 4 non si applica nei primi 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto (24 settembre.9. 2015).
Contribuzione

(art. 23)

E’ dovuto:

1. Contributo ordinario: 0,90% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori (di cui 0,60% a carico dell’impresa/ partito politico e 0,30% a carico del lavoratore.

2. Contributo addizionale: a carico delle imprese/ partiti politici che presentano domanda di Cigs (cfr. le norme comuni).

24 settembre 2015
Consultazione sindacale

(art. 24)

Nei casi di riorganizzazione aziendale/ crisi aziendale:

a. comunicazione dell’impresa direttamente o tramite l’associazione imprenditoriale cui aderisce / conferisce mandato, alle RSA/RSU/ articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale, delle cause di sospensione/ riduzione dell’orario di lavoro, entita’ e durata prevedibile, numero dei lavoratori interessati;

b. entro 3 giorni dalla comunicazione, l’impresa/soggetti sindacali presentano domanda di esame congiunto della situazione aziendale;

c) trasmissione della domanda, ai fini della convocazione delle parti, al competente ufficio individuato dalla regione del territorio di riferimento, qualora l’intervento richiesto riguardi unita’ produttive ubicate in una sola regione, o al Ministero del lavoro, qualora l’intervento riguardi unita’ produttive ubicate in piu’ regioni (con richiesta di parere alle regioni interessate);

24 settembre 2015
d) eccetto il caso delle imprese edili e affini: le parti dichiarano espressamente la non percorribilita’ della causale di contratto di solidarieta’;

e) la procedura di consultazione, attivata dalla richiesta di esame congiunto, si esaurisce entro i 25 giorni successivi a quello in cui e’ stata avanzata la richiesta medesima (10 per le imprese che occupano fino a 50 dipendenti);

f) Con emanando DM Lavoro-Mef (entro 60 giorni dal 24.9.2015): definizione dell’incremento della contribuzione addizionale, applicabile a titolo di sanzione per il mancato rispetto delle modalita’ di rotazione tra i lavoratori .

Procedimento

(art. 25)

1. Presentazione della domanda di concessione di Cigs: entro 7 giorni dalla data di conclusione della procedura di consultazione sindacale o dalla data di stipula dell’accordo collettivo aziendale relativo al ricorso all’intervento; corredata dell’elenco nominativo dei lavoratori interessati

2. Invio a cura dell’Inps delle informazioni alle Regioni e Province Autonome,

3. La sospensione/ riduzione dell’orario decorre non prima del trentesimo giorno successivo alla data di presentazione della domanda.

La disposizione di cui al punto 3 si applica ai trattamenti straordinari di integrazione salariale richiesti a decorrere dal 1° novembre 2015.
4. Presentazione tardiva della domanda: il trattamento decorre dal trentesimo giorno successivo alla presentazione della domanda medesima.

5. Presentazione della domanda di concessione di CIGS: in unica soluzione contestualmente al Ministero del lavoro e alle DTL competenti per territorio.

6. Concessione del predetto trattamento con D.M. Lavoro per l’intero periodo richiesto adottato, in via generale, entro 90 giorni dalla presentazione della domanda da parte dell’impresa.

7. Le DTL, nei tre mesi antecedenti la conclusione dell’intervento, accertano gli impegni aziendali formulando una relazione ispettiva trasmessa al competente ufficio ministeriale nei termini di legge.

Fondi di solidarietà bilaterali 

Fondi di solidarietà bilaterali

(art. 26)

Le Organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale stipulano accordi e contratti collettivi, anche intersettoriali, aventi a oggetto la costituzione di fondi di solidarietà bilaterali per i settori che non rientrano nell’ambito di applicazione delle norme sulla integrazione salariale, con la finalità di assicurare ai lavoratori una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per le cause previste dalla legge L’istituzione dei fondi è obbligatoria in relazione ai datori di lavoro che occupano mediamente più di cinque dipendenti. I fondi già costituiti alla data del 24.9.2015 si adeguano entro il 31.12.2015; in mancanza, i datori di lavoro del relativo settore, che occupano mediamente più di 5 dipendenti, confluiscono nel fondo di integrazione salariale (da 1.1.2016).

I fondi possono essere istituiti anche in relazione a settori di attività e classi di ampiezza dei datori di lavoro che già rientrano nell’ambito di applicazione delle norme sulle integrazioni salariali.

Le prestazioni e i relativi obblighi contributivi non si applicano al personale dirigente se non espressamente previsto.

24 settembre 2015
Fondi di solidarietà bilaterali alternativi (art. 27) In alternativa al modello previsto per i fondi bilaterali, in riferimento ai settori dell’artigianato e della somministrazione di lavoro: fissata una nuova disciplina laddove i fondi esistenti abbiano adeguato le fonti normative ed istitutive dei rispettivi fondi bilaterali, ovvero dei fondi interprofessionali o del fondo di cui all’articolo 12 del d.lgs. n. 276/2003 alle finalità proprie dei fondi di solidarietà.

I fondi si adeguano alle disposizioni del decreto entro il 31.12. 2015; in mancanza, i datori di lavoro, che occupano mediamente più di 5 dipendenti, aderenti ai fondi suddetti, confluiscono nel fondo di integrazione salariale a decorrere dal 1°.1.2016.

24 settembre 2015
Fondo di solidarietà residuale

(art. 28)

Nei riguardi dei datori di lavoro, che occupano mediamente più di 15 dipendenti, appartenenti a settori, tipologie e classi dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione delle integrazioni salariali e che non hanno costituito fondi di solidarietà bilaterali o fondi di solidarietà bilaterali alternativi, opera il fondo residuale istituito con il DM Lavoro-Mef 7/2/2014, n. 79141. 24 settembre 2015
Fondo di integrazione salariale

(art. 29)

A decorrere dal 1°/1/2016 il fondo residuale assume la denominazione di fondo di integrazione salariale. Sono soggetti i datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti, appartenenti a settori, tipologie e classi dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione delle norme sulle integrazioni salariali e che non hanno costituito fondi di solidarietà bilaterali o fondi di solidarietà bilaterali alternativi. 1.1.2016
Assegno ordinario (art. 30) A domanda, i fondi bilaterali assicurano, in relazione alle causali previste dalla normativa in materia di CIGO e CIGS, un assegno ordinario di importo almeno pari all’integrazione salariale; i fondi stabiliscono la durata massima della prestazione, non inferiore a 13 settimane in un biennio mobile e non superiore, a seconda della causale invocata, alle durate massime previste dalla legge per le integrazioni salariale, e comunque nel rispetto della durata massima complessiva prevista per legge. 24 settembre 2015
Assegno di solidarietà

(art. 31)

Il fondo di solidarietà residuale garantisce un assegno di solidarietà in favore dei dipendenti di datori di lavoro che stipulano accordi collettivi aziendali per una riduzione dell’orario di lavoro, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di licenziamento collettivo, o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo. L’assegna può essere corrisposto dall’Inps (a domanda dell’azienda) per max 12 mesi in un biennio mobile. Con decorrenza 1.1.2016
Prestazioni ulteriori (art. 32) Stabilite le prestazioni ulteriori che i fondi di solidarietà bilaterali e quelli di solidarietà bilaterali alternativi possono erogare. 24 settembre 2015
Contributi di finanziamento

(art. 33)

Determinati i contributi di finanziamento dei fondi di solidarietà. 24 settembre 2015
Contribuzione correlata

(art. 34)

In caso di erogazione dell’assegno ordinario/ di solidarietà i fondi versano alla gestione di iscrizione del lavoratore interessato la contribuzione correlata alla prestazione. Nel caso delle prestazioni erogate dai fondi “alternativi”, vi provvede il datore di lavoro. 24 settembre 2015
Equilibrio finanziario dei fondi (art. 35)

Comitato  Amministratore

(art. 36);

Comitato amministratore Requisiti di competenza e assenza di conflitto di interesse; Requisiti di onorabilità

(artt. 37, 38)

Sono stabilite disposizioni volte a garantire l’equilibrio finanziario dei Fondi. In particolare, i fondi hanno obbligo di bilancio in pareggio e non possono erogare prestazioni in carenza di disponibilità.

Disciplinati i compiti e la composizione del Comitato amministratore dei fondi di solidarietà bilaterali e del Fondo residuale e stabiliti i requisiti di competenza e assenza di conflitto di interesse e i requisiti di onorabilità.

24 settembre 2015
Disposizioni generali

(art. 39)

Possono accedere alle prestazioni di cui ai fondi di solidarietà bilaterali di settore anche gli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere.

Inoltre, nel caso di Fondi di solidarietà bilaterali/ Fondo di integrazione salariale la durata massima complessiva delle prestazioni non può eccedere i 24 mesi nel quinquennio mobile, fatto salvo l’utilizzo dei contratti di solidarietà; le modalità di erogazione delle prestazioni sono le medesime previste per le integrazioni salariali.

A decorrere dal 1° gennaio 2016, al nuovo Fondo di integrazione salariale si applica la norma relativa all’indicazione dei lavoratori destinatari delle integrazioni salariali (articolo 1 del decreto) introducendo così anche per l’accesso alle prestazioni del fondo d’integrazione salariale il requisito dell’anzianità aziendale pari a 90 giorni.

24 settembre 2015

Con decorrenza 1.1.2016

A decorrere dal 1° gennaio 2016, al nuovo Fondo di integrazione salariale si applica la norma relativa all’indicazione dei lavoratori destinatari delle integrazioni salariali (articolo 1 del decreto) introducendo così anche per l’accesso alle prestazioni del fondo d’integrazione salariale il requisito dell’anzianità aziendale pari a 90 giorni. Con decorrenza 1.1.2016
Fondo territoriale intersettoriale delle province autonomedi Trento e di Bolzano e altri fondi di solidarietà

(art. 40)

Le Province autonome di Trento e Bolzano possono sostenere l’istituzione di un fondo di solidarietà territoriale intersettoriale cui, salvo diverse disposizioni, si applica la disciplina prevista per i fondi di solidarietà bilaterali. 24 settembre 2015

Contratti di solidarietà espansiva

Contratti di solidarieta’ espansiva (art. 41) I. Contratti collettivi aziendali (da depositare presso la DTL) stipulati ai sensi dell’articolo 51 del D.lgs. n. 81/ 2015, che prevedono una riduzione stabile dell’orario di lavoro, con riduzione della retribuzione, e la contestuale assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale (al fine di incrementare gli organici): a) per ogni lavoratore assunto e per ogni mensilità di retribuzione, spetta al datore di lavoro un contributo pari, per i primi 12 mesi, al 15% della retribuzione lorda prevista dal contratto collettivo applicabile (riduzione a 10 e 15% nei due anni successivi); b) in 24 settembre 2015
sostituzione del punto a): per lavoratori di età compresa tra i 15 e i 29 anni assunti in forza dei contratti collettivi, per i primi 3 anni e comunque non oltre il compimento del 29° anno di età del lavoratore assunto, la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è dovuta in misura corrispondente a quella prevista per gli apprendisti (a carico del lavoratore: contribuzione piena).II. introduzione di norme per agevolare il turn-over (presso datori di lavoro con contratto di solidarietà in atto): ai lavoratori in possesso di specifici requisiti anagrafici e contributivi, spetta, a domanda, la pensione nel caso in cui essi abbiano accettato di svolgere una prestazione di lavoro ad orario ridotto.

Disposizioni finali e abrogazioni  

Disposizioni relative a trattamenti straordinari di integrazione salariale a seguito di accordi gia’ stipulati

(art. 42)

I trattamenti di CIGS

a. conseguenti a procedure di consultazione sindacale gia’ concluse al 24/9/2015) mantengono la durata prevista, nei limiti di cui alle disposizioni di legge vigenti alla data delle stesse;

b. riguardanti periodi successivi al 24.9.2015, si computano ai fini della durata massima prevista;

c. accordi conclusi e sottoscritti in sede governativa entro il 31/7/2015, riguardanti casi di rilevante interesse strategico per l’economia nazionale che comportino notevoli ricadute occupazionali: su domanda di una delle parti firmatarie dell’accordo (nei termini di legge ed entro il limite di spesa per l’anno 2017-2018) puo’ essere autorizzata, con D.M. Lavoro-Mef la prosecuzione dei trattamenti di integrazione salariale per la durata e alle condizioni certificate dalla apposita commissione (presso la Presidenza del Consiglio dei ministri). Ai predetti fini viene incrementata la dotazione del Fondo sociale per occupazione e formazione.

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Disposizioni finanziarie

(art. 43)

1. Incrementata la dotazione del fondo istituito – presso il Ministero del lavoro – per fare fronte agli oneri derivanti dall’attuazione dei provvedimenti normativi di riforma degli ammortizzatori sociali et altri (Fondo ex Legge di Stabilita’ 2015 (art.1, co, 107, l. n. 190/2014).

2. Stanziate le risorse per assicurare i benefici disposti dal D.lgs. n. 80/2015 per quanto riguarda le norme di tutela della maternità/paternità anche per gli anni successivi al 2015.

3. Modificata la durata della NASPI: soppressa la norma per cui negli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1°/1/ 2017 la NASpI è corrisposta per max 78 settimane.

24 settembre 2015
La durata della Naspi viene portata strutturalmente a 24 mesi.

Con riferimento esclusivo agli eventi di disoccupazione verificatisi nel periodo 1.5.2015 – 31.12.2015 e limitatamente ai lavoratori “stagionali” del settore produttivo del turismo, se la durata della Naspi sia inferiore a 6 mesi, si ha un allungamento del periodo di spettanza fino a max mesi 6.

4. Rifinanziato il fondo sociale per l’occupazione (d.l. n. 185/2008) per finanziare misure per il sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti del settore dei call center.

5. Prolungata la sperimentazione dell’ASDI oltre il 2015, secondo le risorse stanziate.

Disposizioni finali e transitorie

(art. 44)

1) Ai fini del calcolo della durata massima complessiva delle integrazioni salariali, i trattamenti richiesti prima del 24/9/2015 si computano per la sola parte del periodo autorizzato successiva a tale data.

2). Per l’anno 2015 le regioni e province autonome possono disporre la concessione dei trattamenti di integrazione salariale e di mobilita’, anche in deroga ai criteri fissati con DM n. 83473/2014.

3) Incremento della dotazione del Fondo sociale per occupazione e formazione per finanziare misure di sostegno dei dipendenti dei call center.

24 settembre 2015
4) Elaborazione, in sede ministeriale, di proposte di valorizzazione della bilateralita’ nell’ambito del sostegno al reddito dei lavoratori in esubero e delle misure finalizzate alla loro ricollocazione.

5) Modifiche alla legge n. 223/91 con effetto per l’anno 2015 relativamente alla applicazione della disciplina della CIGS e collocamento in mobilità prevista per le ipotesi di sottoposizione di imprese a procedure concorsuali anche ai lavoratori delle aziende sottoposte a sequestro o confisca ai sensi della legge 575/1965.

Accesso ai dati elementari (art. 45) ll Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica e il Comitato scientifico per l’indirizzo dei metodi e delle procedure per il monitoraggio della riforma del mercato del lavoro hanno accesso diretto ai dati elementari detenuti da ISTAT, INPS, INAIL, Agenzia delle entrate, nonché altri enti/ amministrazioni determinati con emanando D.P.C.M. . 24 settembre 2015
Abrogazioni

(art. 46)

Elenco di tutte le disposizioni dichiarate abrogate con decorrenza immediata e con decorrenza 1.1.2016.

Si dichiara abrogata ogni altra disposizione contraria o incompatibile con le disposizioni del decreto.

24 settembre 2015